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Il governo giapponese sarebbe ormai prossimo a riversare in mare l'acqua contaminata al trizio, utilizzata per raffreddare gli impianti danneggiati nella catastrofe nucleare di Fukushima dell'11 marzo 2011.
Ad anticipare la notizia sono stati diversi media nipponici. Malgrado continui l'aspro dibattito sulle controversie di tale scelta per l'ambiente, secondo il giornale Asahi shimbun, il governo sarebbe pronto all'"analisi finale" su questa possibilità e al più presto, già questo mese, potrebbe convocare una conferenza degli enti interessati per chiudere la vicenda.
Allo stato l'acqua che serve a raffreddare gli impianti è filtrata usando un sistema avanzato di trattamento dei liquidi (Alps), capace di estrarre 62 dei 63 elementi radioattivi presenti, tranne il trizio, un isotopo radioattivo dell'idrogeno e dannoso per gli umani se assunto a grandi dosi.
Così da anni quest'acqua viene accumulata in grandi serbatoi che ormai circondano la centrale.
Secondo i calcoli del gestore dell'impianto, la Tokyo Electric Power (Tepco) - con un aumento giornaliero di 170 tonnellate di liquido trattato, lo spazio per lo stoccaggio all'interno delle cisterne dovrebbe esaurirsi entro l'estate del 2022. In base ai dati della prefettura attualmente sono presenti 1.044 serbatoi che contengono 1,23 milioni di tonnellate di liquido ed ogni giorno si producono circa 140 tonnellate di questa acqua.
Ieri il ministero ha convocato la prefettura di Fukushima e i sindaci dei comuni interessati per spiegare loro come intende procedere.
Già all'inizio dell'anno una sottocommissione governativa aveva giudicato il rilascio della acqua nell'oceano, o la sua evaporazione nell'atmosfera, come 'opzioni realistiche'.
Diversamente, le associazioni locali dei pescatori e i residenti hanno sempre espresso la loro disapprovazione, temendo un crollo della domanda di prodotti marini della regione e per le ripercussioni ambientali sull'intera area geografica.
L'Associazione nazionale dei sindacati dei pescatori già da giugno ha chiarito: "Siamo assolutamente contrari al rilascio (dell'acqua), che non incontrerebbe alcuna comprensione da parte del popolo". E ieri questa posizione è stata ribadita direttamente al ministero.
L'incidente del marzo 2011, innescato dal terremoto di magnitudo 9 e il successivo tsunami, provocò il surriscaldamento del combustibile nucleare, seguito dalla fusione del nocciolo, a cui si accompagnarono le esplosioni di idrogeno e le successive emissioni di radiazioni.

Foto © Kyodo News via AP

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