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di AMDuemila
A San Paolo il sole oscurato dalla coltre di fumo visibile anche dallo spazio

L'Amazzonia brucia. Stanno facendo il giro del mondo le immagini apocalittiche degli incendi che stanno colpendo il polmone del mondo in Brasile. L’agenzia spaziale brasiliana (Inpe), il cui capo era stato licenziato da Jair Bolsonaro in persona per aver pubblicato i dati che indicavano l'aumento del 67% della deforestazione nel Paese negli ultimi mesi, alcune settimane fa ha riportato un elevatissimo incremento dell'84% degli incendi in Amazzonia rispetto al 2018. Da gennaio, dicono i dati, nella foresta brasiliana ci sono stati 72mila incendi, 9500 solo nell’ultima settimana. E' record. Lunedì scorso la città San Paolo è stata colpita da un blackout proprio a causa del fumo degli incendi che forti venti sono riusciti a far arrivare fino in città nonostante i 2700 chilometri che separano la metropoli dagli Stati Amazzonia e Rondonia. La coltre di fumo è talmente estesa che è addirittura visibile dallo spazio, come dimostrano le foto satellitari della Nasa del 13 agosto scorso. Gli ambientalisti puntano il dito contro il presidente Bolsonaro, fautore di una politica ambientale che punta sullo sviluppo invece che alla conservazione. Le associazioni in difesa dell'ambiente accusano il premier brasiliano di avere volutamente allentato i controlli sulla salvaguardia della foresta, che il politico di estrema destra ha sempre dichiarato di considerare una risorsa per rilanciare l'economia del Paese. Bolsonaro ha replicato insinuando che proprio le Ong ambientaliste siano responsabili dell'ondata di incendi forestali che ha colpito il paese e che per il 52% sono concentrati nella foresta amazzonica. Intanto sui social sta spopolando l'hashtag #PrayforAmazonas, una preghiera per la foresta in fiamme.

Foto © Reuters

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