Le opposizioni e le ong argentine accusano il governo Milei di favorire gli incendi con i tagli ai fondi per l’ecosistema
Brucia la Patagonia, in Argentina. Da ieri ore oltre duemila ettari di foresta e vegetazione sono stati divorati da lingue di fiamme da quando nella provincia di Chubut, tra il 5 e il 6 gennaio è iniziato un incendio diventato sempre più devastante. Dall'inizio di dicembre gli incendi boschivi nell’area della Patagonia hanno già devastato oltre 4.000 ettari di foreste e aree residenziali e naturali, comprese quelle dei parchi nazionali.
Solo un anno fa l’area è stata distrutta da uno dei peggiori incendi della storia della “fine del mondo” con migliaia di ettari di foresta sono scomparsi. Come l’anno scorso anche questo è causato da una serie di concause tra cui possibili incendi appiccati da ignoti, siccità, temperature elevate ed effetti legati alla crisi del clima. Ma non solo, a gettare combustibile sono anche i tagli fatti da Javier Milei alla protezione dei boschi. L’ennesima misura contro i territori ad opera del leader anarco-capitalista.
Attualmente una delle aree più colpite risulta quella intorno al lago Puerto Patriada qui oltre 3000 turisti di varie nazionalità sono stati evacuati. Il sospetto è che l'incendio nato in quell'area si tratti di un evento doloso e sono stati offerti 30mila euro di ricompensa per chi fornirà indicazioni utili a scovare i colpevoli.
Nel frattempo è entrato in funzione il bombardiere d'acqua Boeing 737 FireLiner , il più grande dell'America Latina e centinaia di vigili del fuoco, tra canadair ed elicotteri, stanno lavorando per spegnere le fiamme alimentate dai forti venti: i roghi hanno interessato anche le province di Neuquen, Santa Cruz e Rio Negro e quella meridionale di Buenos Aires.
In particolare preoccupano l'incendio che imperversa a El Hoyo, dipartimento di Cushamen, che si sta spostando verso sud. Complessa anche la situazione nel parco Los Alerces che minaccia le foreste più antiche della zona e quello nel parco Los Glaciares.
In qualche modo gli incendi in corso non sembrano però una totale sorpresa: la poca neve caduta in inverno e l’attuale siccità (siamo in estate in Argentina) sembrano infatti già da inizio stagione favorire una possibile diffusione delle fiamme.

Le accuse a Milei
Tornando alla politica: i passi indietro sul tema dell’ambiente e della protezione dell’ecosistema da parte del governo argentino sono stati diversi. Milei, accusato di aver effettuato tagli alle risorse antincendi, intende abrogare la legge sulla gestione degli incendi e la protezione degli ecosistemi.
Un recente report della Cepa (Centro per l'Economia Politica Argentina) ha avvertito come l'amministrazione Milei abbia finora già attuato un taglio reale di oltre il 70% al bilancio del Servizio Nazionale di Gestione degli Incendi (Snmf) rispetto ai livelli del 2023, mettendo in guardia su come la mancanza di risorse potrebbe peggiorare la salvaguardia dei boschi.
Sul tema tuona anche l’Ate, Associazione Nazionale dei Lavoratori Statali (Ate), che ricorda come non solo i vigili del fuoco siano poco pagati ma anche decisamente in sotto numero rispetto alle reali esigenze del Paese. "Invece di comprare quegli inutili caccia F-16, avrebbero dovuto comprare dei bombardieri d’acqua", ha dichiarato senza mezzi termini Rodolfo Aguiar, segretario Ate, attaccando Milei.
"A causa delle misure di austerità di Milei tutta la Patagonia brucerà. Bisogna dichiarare l'emergenza ambientale. L'incendio sta distruggendo tutto ciò che incontra sul suo cammino. Il negazionismo ambientale del governo e i tagli applicati al Programma nazionale di gestione degli incendi in questo momento stanno causando la perdita di migliaia di ettari di foresta nativa e ingenti danni materiali, mettendo a rischio vite umane”, conclude. Milei vorrebbe da tempo abbandonare l'Accordo di Parigi sul clima e potrebbe scegliere di dire addio anche alla Convenzione quadro Onu, quella sui cambiamenti climatici che contribuiscono proprio a peggiorare gli incendi in Patagonia.
Foto di repertorio © Imagoeconomica
