L’intesa per un mondo senza plastica sembra lontana. Le lobby industriali e l’opposizione Usa mettono a rischio il futuro del pianeta
In seguito a tre anni di trattative, il tanto atteso Trattato globale delle Nazioni Unite contro l'inquinamento da plastica rischia di naufragare. A Ginevra i colloqui in corso, che coinvolgono 184 Paesi e dovrebbero concludersi il 14 agosto, vengono ostacolati da profonde divergenze mentre cresce l'urgenza di affrontare una crisi ambientale globale, posizioni inconciliabili vedono da un lato chi vuole porre limiti alla produzione, dall'altro chi si oppone fermamente, in particolare gli Stati Uniti, sostenuti da potenti interessi industriali. Tra le principali criticità dei negoziati vi è l’opposizione netta di un blocco di Paesi guidati dagli Stati Uniti, che rifiutano di accettare qualsiasi vincolo alla produzione di plastica e all’uso di additivi chimici. Washington, a fine luglio, ha persino inviato lettere ad alcuni governi con l’intento di spingerli a rigettare ogni proposta in tal senso. Ma secondo il Center for International Environmental Law, alla base di tali azioni vi sono le forti pressioni di ben 234 lobbisti legati ai settori della plastica, del petrolio e della chimica, facenti parte di alcune delegazioni nazionali e che superano in numero i delegati dell’intera Unione Europea.
Sarà presente a Ginevra anche la commissaria europea all’Ambiente, Jessika Roswall ma il suo arrivo si inserisce in uno scenario di profondo stallo: la stessa UE impegnata nell’eliminazione dell’inquinamento da plastica entro il 2040, sta incontrando enormi difficoltà grazie all’introduzione dei dazi statunitensi del 15% sui prodotti di acciaio e alluminio. Secondo anche l’ipotesi di grandi marchi come Coca-Cola, le sanzioni potrebbero spingere alcune aziende a sostituire questi materiali proprio con la plastica. Alla base dei negoziati in corso ci sono circa 300 punti ancora da discutere, raccolti nel cosiddetto “Testo del Presidente”. I Paesi sono però divisi tra chi, come l’Africa guidata dal Ghana, spinge per un trattato con limiti alla produzione, e chi, come Russia, Iran, Malesia e alcuni Stati arabi, vorrebbe concentrarsi esclusivamente sul riciclo e la gestione dei rifiuti, evitando qualsiasi vincolo a monte. Questa spaccatura tra le parti ha già permesso il fallimento dell’ultimo ciclo di colloqui, tenutosi a Busan (Corea del Sud) nel dicembre 2024, perciò il processo è stato rinviato e ripreso con questa nuova sessione. Intanto, la produzione mondiale di plastica supera le 460 milioni di tonnellate l’anno, di cui oltre il 75% diventa rifiuto. Secondo l’ONU, senza interventi incisivi si potrebbe arrivare a 884 milioni di tonnellate entro il 2050, ma più allarmanti sono le stime per il 2060, che prevedono una possibile triplicazione della produzione. Le microplastiche e le sostanze chimiche presenti nei materiali plastici sono ormai ovunque: negli oceani, negli organismi viventi, persino nei corpi umani. Solo il 9% della plastica prodotta viene realmente riciclata, mentre quasi la metà finisce in discarica e una parte considerevole viene bruciata o abbandonata. A tal proposito The Lancet , secondo un recente studio, ha lanciato un importante allarme sugli effetti della plastica sulla salute umana in ogni fase del suo ciclo di vita. Inoltre è stato avviato anche un progetto di monitoraggio internazionale – The Lancet Countdown on Health and Plastics – che pubblicherà il suo primo rapporto nel 2026.
Gli interessi economici legati al settore petrolchimico – da cui deriva oltre il 99% della plastica – continuano a ostacolare l’andamento dei negoziati, una fonte diplomatica presente ai lavori ha dichiarato “è un dialogo tra sordi”, il rischio di un fallimento è concreto. Mentre giorno dopo giorno sfuma l’occasione di un vero trattato storico, la plastica continua a invadere il pianeta.
Fonte: ilfattoquotidiano.it
