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È il figlio di Cristina Narvaja e Julio Santucho, una delle famiglie più perseguitate dal regime

Lo scorso lunedì l’Argentina ha vissuto un luminoso giorno, quando nella Casa per l’Identità, nella proprietà della ex-ESMA dell’Avenida Libertados, le Nonne di Plaza de Mayo hanno annunciato il recupero del nipotino numero 133. Si tratta del figlio di Cristina Narvaja e Giulio Santucho. È inoltre nipote del mitico leader dell’Esercito Rivoluzionario del Popolo, Roberto Mario Santucho. Il bambino, oggi uomo di 46 anni, nacque in prigionia verso la fine di marzo del 1977. Se ne appropriarono un membro delle Forze di Sicurezza ed un’infermiera che lo registrarono come figlio biologico il 24 marzo del 1977, a un anno dal colpo di Stato.

La notizia è stata diffusa in una conferenza stampa alla quale hanno partecipato Estela de Carlotto – in rappresentanza delle “Abuelas” - Miguel “Tano” Santucho – fratello del nipote recuperato - e Horacio Pietragalla Corti, che è il segretario dei Diritti Umani della Nazione.

Cristina Narvaja, che militava nell’ERP, fu sequestrata il 13 luglio del 1976 e trasferita alla sede del Coordinamento Federale e poi al Centro Clandestino di detenzione (CCD) conosciuto come Automotori Orletti, dove venne brutalmente torturata con particolare accanimento per essere parente di Roberto Mario Santucho, il leader dell’ERP. La famiglia Santucho venne perseguitata morbosamente dal regime, a tal punto che una ventina dei suoi membri risultano ancora scomparsi.

Dopo una permanenza di circa un mese in Orletti, Cristina, che era incinta al momento del sequestro, fu trasferita presso altri CCD. Prima al Proto Banco e poi al Pozzo di Banfield, dove fu vista per l’ultima volta il 25 aprile del 1977, quando le avevano già rubato il figlio.

 “È uno dei momenti più belli della nostra vita, l’ho aspettato così tanto che non riesco a crederci” ha detto Miguel “Tano” Santucho, durante la conferenza stampa alla quale era presente anche suo padre Julio, che ha vissuto ogni momento con particolare sensibilità. “È stata una sua lotta – ha detto ai microfoni di AM750, in riferimento al figlio ritrovato-, perché non aveva risorse, si era reso conto da quattro anni di non essere il figlio di coloro che lo avevano cresciuto, non sapeva a chi rivolgersi e per di più è stato colpito dalla pandemia. Solo dopo ha potuto riprendere i rapporti con le Nonne di Plaza de Mayo. Tre giorni fa è stata pubblicata l’analisi d’identità ed è provato scientificamente che è figlio mio e di Cristina”.

Secondo le denunce effettuate dagli organismi dei diritti umani, si stima che all’incirca 500 neonati – figli di detenuti scomparsi – nati in prigionia siano stati affidati a membri del regime civico militare ed ecclesiastico. Il lavoro incessante dei loro familiari continuerà, fino a quando ognuno ed ognuna recuperino la propria identità.

Foto: diario Contexto

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