Il documentario ideato e girato da Michelangelo Severgnini è rimasto in rete solo poche ora prima di essere rimosso da YouTube dove l’AntiDiplomatico lo aveva messo a disposizione degli abbonati al proprio canale.
È possibile ancora vederlo (a pagamento) sulla piattaforma Vimeo: circa 40 minuti per raccontare il lavoro dei due Comitati promotori dei referendum che puntano a fermare l’invio di armi italiane in Ucraina, rappresentati dal giurista Ugo Mattei e dal saggista Enzo Pennetta.
Come riportato dal 'Fatto' gli interessati hanno definito la vicenda una "censura surreale”: “Ci contestano l’aver diffuso un contenuto di disinformazione – racconta Alessandro Bianchi, l’editore della testata – accusando il documentario di non aver contestualizzato alcune immagini di bombardamenti. Ma basta guardare il film per accorgersi che non è così”.
YouTube infatti non ha fornito alcuna indicazione precisa sulle scene che sono costate lo stop.
Non solo: nell’avviso di domenica scorsa, Youtube informava anche che, in caso di nuova violazione delle regole, il canale dell’AntiDiplomatico sarebbe andato incontro a uno stop di due settimane, preludio al blocco definitivo
L'Antidiplomatico ha presentato ricorso e ancora attende una risposta entro domani dal colosso di proprietà di Google.
“Questo episodio – racconta con amarezza di Severgnini – matura all’interno di un contesto non facile. C’è una censura assoluta dell’informazione mainstream rispetto al referendum”.
“Sono tornato da pochi anni e non capisco più cosa sta succedendo in questo Paese. Viviamo in una atmosfera asfissiante”.
“Già lo scorso anno ho avuto enormi difficoltà a presentare L’Urlo, un documentario che indagava sull’immigrazione dalla Libia e contestava alcune pratiche delle Ong. Adesso le stesse difficoltà le ha chi prova a parlare di questi referendum sulle armi”
. Stesso concetto espresso da Bianchi: “Mi colpisce come su questi referendum si voglia a ogni costo evitare di creare dibattito, non c’è possibilità di rompere questo muro”.
È quel che denuncia pure Mattei, che dei quesiti per dire stop alle armi è ideatore insieme a Pennetta: “È una censura incredibile. Mi viene da pensare che l’algoritmo si rifiuti di far passare un contenuto che a priori parli di referendum, come fosse bandita anche solo la parola. È impressionante”. Anche per questo la raccolta firme per i quesiti non è semplice. Serve arrivare a 500mila adesioni entro fine luglio, quando saranno passati tre mesi dal lancio della raccolta, ma la scarsa “pubblicità” mediatica ai referendum rende la strada parecchio in salita.
Altro ostacolo è rappresentato dal totale silenzio di giornali e televisioni nazionali. In altre parole: il discorso dell’invio di armi è totalmente "tabù".

Fonte: ilfattoquotidiano.it

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