Cengiz: “Biden ha salvato un criminale, Jamal è morto di nuovo. Ancora una volta, i soldi sono la prima cosa”

Mohammed Bin Salman e Joe Biden, due facce della stessa medaglia: il primo fa a pezzi i cadaveri, il secondo la giustizia. Difatti, giovedì sera, gli avvocati del dipartimento della Giustizia statunitense hanno presentato in tribunale una richiesta formale con cui l’amministrazione Biden ha “graziato” il principe saudita Mohammed Bin Salman, nonostante le responsabilità legate al brutale omicidio di Jamal Khashoggi, il giornalista del “The Washington Post” ucciso e fatto a pezzi nell’ottobre del 2018 presso il consolato di Riad a Istanbul.
Mohammed Bin Salman, il primo ministro del Regno dell’Arabia Saudita, è il capo del governo in carica - ha precisato il dipartimento di Stato americano - e, di conseguenza, è immune da questa causa”.
Rispetto alla notizia diffusa dall’emittente televisiva statunitense “Cnn”, non si è fatta attendere la reazione di Hatice Cengiz, la fidanzata di Khashoggi, e “DAWN”, l’organizzazione per i diritti umani con sede a Washington fondata dallo stesso Khashoggi che, proprio insieme a Cengiz, nel 2020, ha intentato una causa contro Bin Salman e altre 28 persone per l’omicidio del giornalista Khashoggi , i cui resti, purtroppo, non sono mai stati ritrovati.
"Jamal è morto di nuovo oggi - ha scritto su Twitter Hatice Cengiz -. Biden ha salvato l'assassino concedendogli l'immunità. Ha salvato il criminale e si è così coinvolto in questo crimine - ha ribadito Cengiz -. Pensavamo che forse ci sarebbe stato un barlume di giustizia dagli Stati Uniti. Ma ancora una volta, i soldi sono la prima cosa”.
Intanto, ha fatto sapere La Repubblica, il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale americana, John Kirby, ha dichiarato: “Biden è al corrente di questo processo legale ma è stata una decisione del dipartimento di Stato, che ha fatto una richiesta a quello della Giustizia”.
Giusto per restare sul tema: “come salvare la vita di giornalisti che proprio non piacciono”. Se tanto mi da tanto, servilismo atlantico a parte, in Italia potremmo sperare che alla prossima presidenza della Repubblica ci sia il fondatore di “WikiLeaks” Julian Assange che, da più di tre anni, attende l’estradizione negli Usa da un carcere britannico di massima sicurezza solo per aver fatto il proprio dovere. Magari, è la volta buona che qualcuno porti a termine l’impresa di risparmiarlo dall’imperialismo a stelle e strisce.

Foto: it.depositphotos.com

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