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Tre bambini e tre donne morte di sete i loro corpi gettati in mare da parenti e amici

Continua l’ecatombe di migranti nel Mediterraneo dove, tra urla e pianti disperati, ogni anno, uomini, donne e bambini, perdono la vita in attesa di soccorsi. Nelle immagini del video girato dall’attivista per i diritti umani Nawal Soufi, da molti anni impegnata in favore dei profughi che cercano la salvezza in Europa, il racconto del drammatico viaggio di 34 siriani che, a bordo di un’imbarcazione partita dal porto di Antalya in Turchia il 29 agosto, dopo 14 giorni di estenuante navigazione, grazie all’intervento di un mercantile e della Guardia Costiera, ha raggiunto finalmente il porto di Pozzallo.
Durante il viaggio, si apprende da “Repubblica”, hanno perso la vita 3 donne, due piccoli di 1 e 2 anni e un dodicenne, mentre, una neonata di soli tre mesi sarebbe morta a bordo di un’altra imbarcazione partita dal Libano e rimasta alla deriva in zona Sar maltese.
A confermare la notizia, la rappresentante dell’UNHCR (Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, ndr) Chiara Cardoletti:Sei rifugiati siriani, tra cui bambini, donne e adolescenti, hanno perso la vita in mare. Sono morti di sete, fame e gravi ustioni. Questo è inaccettabile - ha sottolineato Cardoletti -. Rafforzare i soccorsi in mare è l'unico modo per prevenire queste tragedie”.
Come dicevamo, nel video dell’attivista Nawal Soufi, i momenti descritti da Cardoletti attraverso l’autenticità delle immagini. Nel video si vede il corpo di una donna con indosso un giubbotto rosa mentre, legato ad un salvagente, viene gettato in mare. Nell’audio, il pianto e le urla accompagnano le preghiere dei naufraghi che, pian piano, si abbandonano alla rassegnazione di chi deve necessariamente gettare in mare i corpicini dei propri figli morti di sete e di stenti.





I magistrati della Procura di Ragusa, oltre a vagliare le dichiarazioni dello scafista arrestato al momento dell’arrivo dell’imbarcazione nel porto siciliano, stanno anche raccogliendo le testimonianze dei superstiti: 20 uomini, quattro donne e due minori, tutti con profonde ustioni dovute alla lunga esposizione al sole e, tutti, ospitati all’interno dell’hotspot adiacente al porto di Pozzallo.
A descrivere la tragedia approdata nel porto di Pozzallo a pochi giorni dalla morte della piccola Loujin Ahmed Nasif, la bambina siriana di soli quattro anni, morta a bordo di un peschereccio senza cibo e senz'acqua, anche le parole del primo cittadino di Pozzallo Roberto Ammatuna: “E' impressionante lo stato di disidratazione e debolezza di tutti i migranti che faticano a mantenere la posizione eretta - ha dichiarato Ammatuna -. Oltre al grave stato di disidratazione, si evidenzia anche un'eccessiva desquamazione cutanea da probabile esposizione al vento, al sole e al mare”.
Che il Mediterraneo sia…
Nessuno è pirata e nessuno è migrante… Siamo tutti uguali, tutti figli dello stesso mare.
Queste le parole di una celebre canzone di Eugenio Bennato. Parole smarrite dalla follia occidentale votata all’opulenza della morte, del potere e dell’ipocrisia esportata “democraticamente” a suon di bombe.
Ogni anno migliaia di persone, bambini compresi, perdono la vita nelle rotte della speranza e, Iraq, Libia e Siria sono solo alcuni esempi.
Ogni anno, le scelte dell’impero occidentale determinano quelle di chi, pur di fuggire dagli orrori della guerra e della miseria, si vede costretto a dover preferire una morte quasi certa ad un'altra che, di “quasi”, ha veramente poco, forse nulla.
Un “rischio accettabile” che, senza garanzie di sopravvivenza, accompagna i gommoni della speranza fino alle coste italiane, dove, qualcuno, tra outfit fatti di slogan accattivanti del tipo: “Aiutiamoli a casa loro”, indirettamente, approva quelle stesse armi che hanno determinato la scelta di approdare in quel porto, quelle stesse armi di cui l’Italia è tra i maggiori esportatori al mondo.
Insomma, che il Mediterraneo, culla di antiche civiltà, torni ad essere fonte di vita e prosperità, non di morte e inaccettabile ipocrisia.

Foto © Imagoeconomica

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