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Presidio militante e artistico davanti alla sede della Holding Edizione

Che il marchio Benetton sia un colosso, soprattutto in Veneto, terra d’origine, è cosa nota. Ma quale realtà si cela dietro alla facciata di inclusività e rispetto tanto voluta e promossa dalla stessa famiglia trevigiana? E’ proprio per rispondere a tale quesito che domenica 14 agosto, a Treviso, davanti alla sede della finanziaria Edizione (luogo da cui partono tutte le iniziative della famiglia Benetton), diversi collettivi si sono dati appuntamento sotto lo slogan “United Killers Of Benetton”.

Durante l’evento organizzato e promosso da Red Internacional en defensa del pueblo Mapuche, Food Not Bombs Padova, Comitato no terza corsia A13 e il movimento militante Our Voice, numerose sono state le tematiche affrontate.

“Siamo qui per ricordare che da questo luogo partono tutte le attività predatorie che i Benetton svolgono nei nostri territori e non solo. Oggi 14 agosto è il quarto anniversario del crollo del Ponte Morandi che ha causato 43 vittime. Il crollo ha delle responsabilità precise che risalgono alle mancate manutenzioni da parte della società autostrade, controllata dal gruppo Atlantia che è in mano al gruppo Edizione”. Così un componente del comitato no terza corsia A13 ha aperto il presidio.

Alle 11.36, ora del crollo del ponte Morandi, è stato chiamato un minuto di silenzio seguito dalla lettura di tutte le 43 vittime ancora in attesa di giustizia.


manif contro benetton 2

Non solo la vicenda del ponte Morandi, sul tavolo delle accuse, durante il sit in sono stati ricordati avvenimenti sempre riconducibili al marchio Benetton come il crollo del Rana Plaza avvenuto in Bangladesh nel 2013, evento che causò la morte di oltre 1200 persone e più di 2500 feriti. L’opificio era una fabbrica tessile che si occupava della produzione di tessuti per multinazionali come Benetton, Mango, Primark, Walmart e moltissimi altri marchi occidentali. La struttura era nota nel territorio per la totale inesistenza di misure di sicurezza e tutela per i lavoratori. Alla fine i magnati italiani, dichiaratisi estranei dall'accaduto, se ne uscirono con una donazione di 1,1 milioni di euro a titolo volontario, una cifra ritenuta insufficiente da parte di diverse associazioni.

La denuncia si è svolta anche sotto forma musicale, il gruppo Brigate Poeti Rivoluzionari ha suonato una serie di canzoni rivolte in difesa della popolazione Mapuche. Una delle principali attività della famiglia Benetton infatti, si svolge in Argentina, più precisamente in Patagonia dove, dal 1991 la famiglia trevigiana è entrata in possesso di oltre 900.000 ettari ad un prezzo irrisorio. I contratti per ottenere tali fette di territorio sono costati l’espropriazione e la dislocazione forzata del popolo Mapuche dalle proprie case, questo, processo questo tuttora in corso, ma che vede le sue origini alla fine del XIX secolo tramite diverse campagne militari come la “Conquista del Deserto” portate avanti dagli stati di Cile e Argentina e finanziate dai paesi occidentali. Questa vicenda causò la morte di 100.000 persone appartenenti alla comunità Mapuche. Una grave violazione di diritti umani, di natura razzista e coloniale.

Oggi però, lo sterminio nel Wallmapu (così chiamato dalle stesse popolazioni locali) territorio nella quale opera Benetton, non avviene più in maniera diretta, ma attraverso repressioni quotidiane, chiusura di scuole e ospedali, creazione di musei finalizzati alla disinformazione e avvelenamento di corsi d’acqua, principale fonte di vita per le comunità, la cui richiesta di aiuto non trova risposta da parte della comunità internazionale e dalle istituzioni. Un silenzio di cui è complice, purtroppo, anche il nostro Paese.

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