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Si chiamava Federico Estrella, un altro giusto che cade sotto i proiettili mafiosi

Sei colpi di pistola hanno messo fine alla vita di un pubblico ministero ecuadoriano, di nome Federico Estrella. Stava ritornando a casa sua, nella notte del lunedì, nella provincia Los Ríos del Ecuador, dove svolgeva la sua professione. È successo tutto in pochi secondi, pochi ma sufficienti, che lo hanno reso vittima delle putride milizie dei narcotrafficanti che operano nella regione, e che, come sempre, si sono serviti di sicari. Un ulteriore attacco della mafia che sta colpendo l'Ecuador in tutto il suo territorio. Già nelle ore precedenti al fatto, i vertici di governo avevano decretato lo stato di emergenza, precisamente per l’accentuarsi della violenza strettamente legata al narcotraffico con un saldo notevole di morti e feriti, e anche un attentato esplosivo. Uno scenario sconvolgente sotto ogni punto di vista che si aggiunge al crescendo di violenze in un continente che sembra caratterizzato più dalla morte che dalla serenità di una convivenza pacifica, e sono ben visibili gli effetti nella società dell’ombra criminale che prevale sulla legalità (sullo Stato), e sul rispetto della vita umana. 

La notizia ha scosso la nostra redazione di Antimafia Dos Mil, perché sappiamo perfettamente cosa significa. Cosa significa? Significa che questi attentati, apparentemente isolati, sono in realtà un’ulteriore prova della forte presenza del terrorismo criminale che mina le democrazie nella nostra America Latina. Questo lunedì è successo in Ecuador, e recentemente in Colombia, o in Paraguay. E domani? Dove sarà? 

Le informazioni che ci giungono dall'Ecuador, da fonti internazionali, ci dicono che il pubblico ministero Estrella, era stato trasferito gravemente ferito in un ospedale della città di Babahoyo, capitale della provincia di Los Ríos, dove i medici hanno fatto tutto il possibile per salvargli la vita. Purtroppo, dopo alcune ore il funzionario pubblico è deceduto. I proiettili avevano lacerato organi vitali. I proiettili avevano lacerato il corpo di un giusto. 

“La Procura Generale dello Stato (FGE) ha condannato decisamente la situazione di violenza che si trova a vivere il paese, ogni giorno ci sono delle vittime mortali, e che questo lunedì è costata la vita di un pubblico ministero di Los Ríos”, si legge nel comunicato ufficiale della Procura dove si chiede anche a tutti gli organi statali di lavorare con impegno e in modo congiunto contro la criminalità organizzata radicata nel paese”. 

Al  tal proposito, il presidente Guillermo Lasso, il quale recentemente ha dovuto affrontare importanti conflitti sociali  , domenica scorsa ha firmato un decreto, affinché a Guayaquil, Samborondón e Daule sia applicato lo stato di emergenza a causa dell’incrementarsi delle attività criminali, e di un attentato esplosivo domenica all’alba a Guayaquil.  

Lo stesso lunedì, qualche ora prima dell’attentato al pubblico ministero, il Ministero dell'Interno ha informato che tre persone erano state trovate senza vita a seguito di una sparatoria nel quartiere Flor de Bastión, di Guayaquil: “quattro delinquenti li hanno attaccati, erano dei sicari”. Le informazioni che arrivano del luogo dei fatti dicono che sicuramente il numero delle vittime è maggiore. 

In sintesi, ancora una volta ci vediamo dolorosamente obbligati a informare su questi fatti, che oramai fanno parte della quotidianità giornalistica per la semplice ragione che il crimine organizzato è alle prese con una scalata di violenza  indiscutibile  -e inconfondibile-  caratterizzata da un'illegalità imperante, propria di un'epoca in cui la logica mafiosa, oltre ad essere diffusa in differenti paesi del continente sud-americano, dimostra che gli Stati, non sono stati né sono infallibili nelle loro politiche di lotta contro il crimine. E addirittura, in molti casi tali politiche sono   funzionali agli  stessi interessi mafiosi. Così è. 

Che ci piaccia o no.

Foto di copertina: infobae.com

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