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L'attivista fondatrice della Tupac Amaru, da sei anni in carcere, è stata ricoverata per una trombosi

Il presidente argentino Alberto Fernández ha inserito una pausa nella sua fitta agenda per fare visita alla fondatrice della Tupac Amaru, recentemente ricoverata per una trombosi. Sala è detenuta nella provincia di Jujuy da oltre sei anni. La sua detenzione iniziò con un'infinita custodia cautelare, che si è prolungata sempre di più con l’aggiunta di altre condanne oggetto di decisioni giudiziarie molto irregolari ed ampiamente denunciate da diversi specialisti del diritto. Attualmente solo un procedimento si è concluso con condanna effettiva ed attualmente sotto esame della Corte Suprema di Giustizia della Nazione.
Milagro Sala è una combattente ed attivista sociale sempre irriverente verso il potere feudale di una delle province più povere ed arretrate del paese. Ha fondato e costruito a metà anni ’90, in piena crisi umanitaria, insieme a centinaia di attivisti sociali, referenti di popoli originari e rappresentanti della comunità, l'organizzazione Tupac Amaru. La Tupac nasce come un'organizzazione di base che si è consolidata come una grande cooperativa di lavoro ed aiuto reciproco, arrivando ad avere oltre 70mila affiliati che l’hanno trasformata nel più grande datore di lavoro privato della provincia, dopo l’azienda zuccheriera Ledesma, i cui proprietari, la famiglia Blaquier, sono sotto processo per delitti di lesa umanità commessi durante la dittatura militare.
La Tupac Amaru è nata come conseguenza diretta dell’emarginazione e sottomissione di una struttura sociale di tipo feudale, uno dei tanti feudi che sopravvivono all’interno dello Stato argentino. La necessità di queste organizzazioni di base è cresciuta in modo esponenziale, soprattutto durante la dittatura e particolarmente durante il ‘menemismo’ (governo di Menem). Questa organizzazione di base, che si consolidò professionalmente grazie ai fondi dello Stato durante la gestione Kirchner, raggiungendo cifre record a livello di alfabetizzazione, inserimento nel mondo lavorativo, abilitazione professionale, tra altri risultati strutturali, si vide tagliare i fondi e smantellata durante la crisi economica e strutturale della gestione di Mauricio Macri.
Milagro Sala ha affrontato un'infinità di cause giudiziarie, promosse, principalmente, dalla giustizia di Jujuy. Numerosi settori dei diritti umani, e personalità come Víctor Hugo Morales, Elizabeth Gómez Alcorta, attuale ministro delle Donne, il Genere e la Diversità della Nazione, hanno ribadito storicamente che Milagro Sala era, ed è, una perseguitata politica. Ovviamente ogni cittadino deve essere sottoposto ad un processo giusto, se si è sospettati di avere infranto la legge, ma questo è un meccanismo che non è applicato allo stesso modo per tutti i cittadini, principalmente se si tratta di certi impresari, di certi politici, di certi personaggi amici del potere. Personaggi come Carlos Pedro Blaquier, accusato di crimini di lesa umanità, i cui processi giudiziali vengono sempre dilatati nel tempo, grazie ai “bravi” avvocati che lo difendono ed ai “rispettosi” giudici che gli hanno concesso gli strumenti validi a posticipare la sentenza a suo carico e quindi la detenzione. Oggi, con i suoi 94 anni, è considerato praticamente non imputabile, praticamente impunito.
Alcune considerazioni generali da tenere presenti, a mio parere, quando si parla dell'irriverente Milagro Sala.
Il già non indifferente Alberto Fernández che prese la decisione di legittimare il debito di Mauricio Macri, indebitando ulteriormente il paese con il FMI, ha così commentato la sua visita alla leader sociale: “Andrò a incontrare Milagro, ingiustamente detenuta, malata, per accompagnarla come ho sempre fatto”. Ed ha aggiunto: “Non sto sostenendo la sua innocenza ma chiedendo un giusto processo nel rispetto delle leggi argentine, e che i processi si svolgano senza subire pressioni politiche, senza intenzionalità persecutorie, che sia un giusto processo”.
In secondo luogo, il socio di Fernández, l'ex presidente Mauricio Macri, ha espresso che “il gesto presidenziale va oltre e porta implicita una pericolosa minaccia ad ogni ordine democratico”. Importante dichiarazione di Macri che non ha avuto le stesse considerazioni per quanto riguarda un altro parlamentare del Mercosur, il latitante della giustizia argentina e protetto dal governo uruguaiano, Fabián 'Pepín' Rodríguez Simón. E aggiungo che l'altro parlamentare, nel momento in cui Milagro Sala venne nominata per occupare un seggio nel Parlasur del 2015, dopo il suo arresto nel  2016, lasciò l’incarico.
“Gerardo Morales vuole vedere morta Milagro Sala”, ha affermato con fermezza il segretario per i Diritti umani della Nazione, Horacio Pietragalla, in riferimento al governatore della provincia di Jujuy. Il segretario ha diffuso una breve dichiarazione dal suo account Twitter: “Il @ SDHArgentina ha richiesto oggi alla Corte Suprema di Giustizia ed autorità giudiziarie di Jujuy di disporre le azioni necessarie per frenare la persecuzione contro Milagro Sala e siano addottate le misure di protezione previste dalla Corte Interamericana per i Diritti umani”.
Inoltre “la dirigente politica è già da circa sette anni in custodia cautelare, con 11 procedimenti penali ed un provvedimento sanzionatorio contro di lei e la sua famiglia”, hanno detto persone vicine a Pietragalla, ha riferito Página/12. Dove si legge inoltre che: “Dal momento del suo arresto viene molestata da membri delle forze di sicurezza locali che le impediscono di avere qualsiasi intimità con il personale medico e la sua famiglia. I poliziotti non si sono limitati ad aspettare all’ingresso, ma restano armati, di fianco al suo letto, facendo domande costanti ai famigliari e al personale della clinica. I suoi avvocati difensori hanno denunciato anche che le hanno scattato delle foto e l'hanno filmata”.
Da parte sua l'attivista politico Juan Grabois, al quale, paradossalmente, è stata data speciale diffusione nei mezzi di comunicazione di massa, ha chiesto l'indulto presidenziale. “Se Milagro è una prigioniera politica ed il presidente accetta questo, deve mettere in moto i meccanismi per liberarla. Se il presidente ne è convinto rischi per qualcosa…”.
Lo stesso Alberto Fernández ha risposto: “Chiedo a quelli che mi chiedono di concedere l’indulto a Milagro di leggere la Costituzione. Non possono chiedermi di fare un gesto che vada in contraddizione con la Costituzione”, sottintendendo che la condanna di Milagro Sala rientra nella giurisdizione provinciale, e quindi tecnicamente ne ha potestà il governatore”.
Mentre Milagro continua ad essere detenuta, Pedro Carlos Blaquier è a casa sua, e 'Pepín' si gode le ferie sulla costa atlantica. Spettri della giustizia argentina.

Foto di copertina: canalshowsport.com.ar

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