Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Il Generale dell’IDF Doron Almog era sfuggito all’arresto nel Regno Unito dopo che le autorità governative lo avevano avvertito del mandato d’arresto

Dopo un anno di stallo tra i partiti politici israeliani che cercano di assegnare un incarico di patrocinio come presidente dell’Agenzia Ebraica, i vertici hanno optato per l’ex Maggiore Generale Doron Almog come loro scelta.

Almog ha servito come Comandante del Comando Meridionale dell’IDF dal 2000 al 2022, che include Gaza. È stato accusato di crimini di guerra, compreso lo spopolamento di una “zona cuscinetto” sulla linea di confine di Gaza:

“Il più notevole è stato la demolizione sistematica di oltre 1.100 case palestinesi nella Striscia di Gaza e la diffusa devastazione di terreni agricoli, trasformando quartieri e campi in desolati paesaggi desertici. Oltre diecimila persone hanno perso la casa, molte delle quali sfollate per la seconda o terza volta nella loro vita”.

Ha reso migliaia senzatetto in nome della creazione di una Terra di Nessuno che negherebbe ai militanti palestinesi la “copertura” da cui attaccare le forze israeliane. Questa è stata la risposta di Israele alla Seconda Intifada e ai molteplici attacchi da parte della resistenza palestinese, terminati nel 2000.

Doron ha cambiato la precedente politica relativamente aperta di Israele nel rilasciare permessi di lavoro a decine di migliaia di abitanti di Gaza che svolgevano lavori umili (di solito nell’edilizia) all’interno di Israele. La nuova politica di separazione è stata un precursore della politica di assedio e blocco attuata dopo la vittoria di Hamas nelle elezioni palestinesi del 2006.

Quindi, in uno strano e triste modo si potrebbe definirlo un pioniere della strategia militare israeliana. Un innovatore nello stremare e soffocare Gaza. La sua strategia di spopolamento in risposta agli atti di resistenza palestinesi (detti di “terrorismo”) è una forma di punizione collettiva e un caposaldo della politica israeliana. È anche un crimine di guerra.

Almog ha presentato la sua strategia come un enorme successo a un pubblico dell’Istituto per la Pace nel Vicino Oriente di Washington. L’Istituto è il centro strategico di AIPAC, il Comitato per gli Affari Pubblici Israeliano Americano. I servizi segreti israeliani e gli ufficiali militari trascorrono spesso lì gli anni sabbatici. Per alcuni che avevano sperato in un avanzamento di grado ma sono rimasti delusi, questo è un regalo d’addio per i servizi resi. Almog fu poi scavalcato nella promozione e si ritirò dall’esercito:

“Almog, che è considerato uno dei principali candidati per il posto di Vice Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, ha sottolineato l’importanza di creare una zona cuscinetto sul lato palestinese della recinzione al confine di Gaza, dove Israele ha creato una striscia di terra larga un chilometro, che è stata sgomberata e dichiarata zona interdetta ai palestinesi. Coloro che violano la zona vengono arrestati o sparato loro contro, spesso fatalmente”.

L’insabbiamento dell’omicidio di Rachel Corrie
Un altro crimine con le impronte digitali di Almog è l’omicidio di Rachel Corrie, la volontaria americana dell’ISM (Movimento di Solidarietà Internazionale) che è stata uccisa da un bulldozer dell’IDF a Gaza. Aveva frapposto il suo corpo tra il veicolo e le case di Gaza che l’esercito intendeva radere al suolo (secondo la politica di eradicazione di Almog). Nonostante la ferma promessa dell’allora Primo Ministro Ariel Sharon all’allora Presidente degli Stati Uniti George Bush che Israele avrebbe condotto un’indagine approfondita, Almog si è assicurato che non accadesse mai. Un investigatore dell’avvocatura militare che aveva raccolto una dichiarazione da un soldato che si trovava accanto all’autista nel bulldozer, è stato fermato da un colonnello inviato da Almog:

“Secondo il rapporto di un investigatore della polizia militare, il “co-conducente” del bulldozer D-9 stava rendendo testimonianza, quando un colonnello dell’esercito inviato dal Generale Almog ha interrotto il procedimento e l’indagine. L’investigatore della polizia militare ha scritto: “Alle 18:12 il Colonnello riservista Baruch Kirhatu è entrato nella stanza e ha informato il testimone che non doveva dichiarare e firmare nulla e questo per ordine del Comandante del Comando Meridionale”.

Un altro documento dell’esercito suggerisce fortemente che il Maggiore Generale Almog si sia opposto alle indagini della Polizia Militare. In data 18 marzo 2003, un investigatore della Polizia Militare che ha presentato una richiesta a un giudice per ottenere il permesso di condurre un’autopsia sul corpo di Rachel Corrie ha affermato: “siamo arrivati ​​solo oggi perché c’è stata una discussione tra il Generale Comandante del Comando Meridionale Almog e l’avvocato generale militare sull’opportunità di aprire un’indagine e in quali circostanze”. Il giudice ha accolto la richiesta a condizione che l’autopsia fosse eseguita alla presenza di un diplomatico statunitense come richiesto dalla famiglia Corrie. Ma l’inchiesta è stata condotta dal capo patologo israeliano senza la presenza di alcun funzionario statunitense, in apparente violazione della sentenza del giudice.

È così che si fanno le cose in Israele. Quando il generale ti dice di fare qualcosa, lo fai indipendentemente dal fatto che sia legale, morale o altro. Sta proteggendo l’esercito. Sta proteggendo il suo posto, il suo grado e il conducente del bulldozer dall’essere ritenuto responsabile dei suoi crimini, quelli che ha ordinato. E se ha commesso un crimine, allora ne è responsabile. E per Dio, questo non può accadere. Ma ora qui, possiamo dire che l’ha fatto.

La risposta di Almog alla storia pubblicata dall’Independent è quella del classico militare spaccone, egocentrico, presuntuoso e arrogante:

Il Maggiore Generale Almog ha negato di aver impedito la testimonianza del soldato Valermov. “Non ho mai dato un ordine del genere, non sono a conoscenza di un simile documento. Ho condotto la mia indagine, non ne ricordo l’esito. Ci sono stati 12.000 episodi terroristici quando ero a capo del Comando Meridionale. Ho lasciato l’incarico sette anni fa, se vogliono interrogarmi sanno dove sono. Di certo non ho interrotto un’indagine, questa è una sciocchezza. In tutto il mio servizio non ho mai impedito a nessuno di testimoniare”.

Alla domanda se avesse dato l’ordine di fermare gli attivisti stranieri che interferivano con il lavoro dell’esercito, il Maggiore Generale Almog ha risposto: “Di cosa state parlando? Non sapete cosa sia un generale incaricato del comando. Il generale incaricato del comando deve supervisionare l’operato di 100.000 soldati. Non sapete di cosa state parlando?”

Si noti che in risposta a una domanda diretta se abbia o meno ordinato ai suoi soldati di investire Rachel Corrie, non lo nega. Si limita semplicemente a sviare dicendo che non è responsabile dell’autista di un bulldozer dell’IDF che uccide un attivista per la pace straniero. Questa è una quasi ammissione che Almog era responsabile del suo omicidio. Naturalmente, come comandante non è mai stato ritenuto responsabile.

Il suo nuovo incarico aggiunge la beffa al danno. Premiarlo con uno degli incarichi più prestigiosi d’Israele dopo aver commesso crimini di guerra. È il metodo israeliano.

Naturalmente, non abbiamo modo di sapere se il numero degli attacchi terroristici sia vero o meno. E sa che noi non lo sappiamo. Quindi lo userà come cortina fumogena per confondere la questione. L’ipotesi più plausibile è che abbia esagerato di molto i numeri.

Questo è il metodo dei generali in Israele. Se lui dice che c’è il “sole”, tutti dicono che c’è il “sole”. Anche se c’è la luna. Se dice che qualcosa non è mai successo, non è mai successo, anche se è successo. E se qualcuno riesci a seguire quella logica contorta, allora è un maestro nel comprendere la struttura della mentalità arroccata di Israele.

Almog non è un esempio particolarmente insolito della specie di homo IDF horribilis. Non è peggiore del generale medio dell’IDF e certamente non è migliore. Hanno un compito da svolgere: controllare i palestinesi con ogni mezzo possibile. Trattandoli, come disse una volta il Generale Raful EItan, come scarafaggi drogati in una bottiglia. Se un’americana si mette in mezzo e ostacola quel compito, verrà falciata senza esitazione. Lasciate che siano i primi ministri a preoccuparsi delle conseguenze politiche, mentre i militari fanno il lavoro sporco, così che ogni altro israeliano può dormire la notte.

Almog, e ogni generale israeliano, interpreta il ruolo di Jack Nicolson in Codice d’Onore. Cambiate qualche parola e avrete Almog e tutto il resto:

“Colonnello Jessup: Figliolo, viviamo in un mondo che ha dei muri, e quei muri devono essere sorvegliati da uomini armati. Chi lo farà? Voi? Ho una responsabilità più grande di quanto possiate immaginare. Piangete per Rachel Corrie e maledite l’IDF. Siete dei privilegiati. Avete il lusso di non sapere quello che so, che la morte di Corrie, sebbene tragica, probabilmente ha salvato delle vite; e la mia esistenza, per voi grottesca e incomprensibile, è necessaria.

Non volete la verità perché in fondo nei posti di cui non parlate alle feste, mi volete su quel muro, avete bisogno di me su quel muro.

Non ho né il tempo né la propensione per giustificarmi con uomini che si alzano e dormono sotto la coperta della stessa libertà che gli garantisco e poi si interrogano sul modo in cui la fornisco. Non me ne frega niente di quello che pensano!”.

L’unica differenza tra l’esercito americano di Jessup e quello israeliano è che nel sistema israeliano non c’è responsabilità. Non c’è nessun procuratore militare che lo ritenga responsabile. Perché è responsabilità del sistema giudiziario militare non ritenerlo responsabile. Ci sono sicuramente Jessup israeliani. Ma vengono premiati e promossi per difendere la nazione dai “terroristi”.

L’arresto di Almog per presunti crimini di guerra
Nel 2005, Almog è stato invitato da una ONG britannica a parlare dello status di “cittadini arabi di Israele”. Se questa non è un’amara ironia, non so cosa lo sia. L’uomo responsabile della devastazione di massa a Gaza dirà alla Gran Bretagna quanto bene Israele tratta i suoi cittadini “arabi”.

Poiché il suo aereo era diretto a Heathrow, gli avvocati per i diritti umani hanno presentato un’istanza a un tribunale inglese e ottenuto un mandato di arresto per crimini di guerra. Tuttavia, i politici britannici hanno allertato l’ambasciata israeliana del piano e, mentre la polizia britannica si è rifiutata di salire sull’aereo per eseguire il mandato, l’aereo ha fatto rifornimento, si è girato e Almog tornò in Israele al sicuro e nella totale impunità.

Questo è l’uomo che il Times di Israele vanta avere “credenziali impeccabili”. Mentre si sono riferiti solo parzialmente al suo operato nell’esercito, si sono concentrati sul suo impegno nella beneficenza da quando si è congedato. Aveva un figlio gravemente autistico, Eran, morto nel 2007. In seguito, ha costruito un centro di riabilitazione per bambini con disabilità fisiche e mentali. Forse per alleviare la sua colpa per i crimini che ha commesso come generale. Ma questo gli darebbe troppo credito.

La sua coscienza senza dubbio non è turbata da ciò che ha fatto. È come l’ex Capo di Stato Maggiore dell’IDF Dan Halutz, a cui è stato chiesto se avesse qualche rimorso di coscienza dopo aver sganciato una bomba che avrebbe ucciso civili:

“Se volete sapere cosa provo quando sgancio una bomba, ve lo dico: sento un leggero urto sull’aereo a seguito dello sgancio della bomba. Un secondo dopo non c’è più, e questo è tutto. Questo è quello che sento”.  – Dan Halutz, intervista ad Ha’aretz, 21 agosto 2002

Nessuna parola sul fatto che Almog dedichi una simile (o qualsiasi) quantità di attenzione alle migliaia di amputati, bambini e uomini, resi disabili dai cecchini dell’IDF durante le manifestazioni della Grande Marcia del Ritorno.

Questo è l’uomo a cui lo Stato di Israele e l’ebraismo mondiale hanno affidato la guida dell’Agenzia Ebraica. Pensano di nominare un guerriero giusto con il cuore di un santo. Ma stanno nominando un assassino privo di coscienza, che dopo aver smesso di uccidere ha deciso di fare una sorta di ammenda servendo i bisogni dei disabili. Questo annulla i suoi atti precedenti? A mio avviso no.

Un anno di stallo nella nomina conferma l’irrilevanza e la disfunzione dell’Agenzia Ebraica
Dopo un anno di stallo in cui la cricca dei partiti politici israeliani ha cercato di risolvere uno stallo che ha lasciato vuoto quello che è essenzialmente un incarico di favoritismo, hanno finalmente concordato su Almog. Per la sua opera di beneficenza, il governo israeliano di estrema destra gli aveva precedentemente conferito il Premio Israeliano, il più alto riconoscimento del Paese. Questo, a sua volta, lo ha aiutato ad ottenere l’incarico nell’Agenzia Ebraica.

L’incarico di presidente dell’Agenzia Ebraica porta con sé uno stipendio generoso, superiore a quello del Primo Ministro. A partire dal 2015, il direttore della raccolta fondi del gruppo ha guadagnato ancora di più, 750.000 dollari (713.500 euro). Il compito del presidente (e tutti i leader dell’Agenzia Ebraica sono stati uomini) è distribuire i 365 milioni di dollari (347 milioni di euro, in calo di oltre 95 milioni di euro dal 2009) forniti annualmente dalle comunità ebraiche della diaspora ai progetti israeliani e distribuire benefici agli alleati politici.

Molti si chiedono perché un Paese con un’economia in forte espansione e un’enorme industria tecnologica e bellica dovrebbe aver bisogno di ricevere una tale generosità. Perché un tale Paese non può soddisfare i propri bisogni senza la carità altrui? L’Agenzia Ebraica è una reliquia di un’epoca passata, quando Israele e la diaspora godevano di un rapporto più stretto ed equo. Con il calo della collaborazione e della raccolta fondi, l’Agenzia ha perso rilevanza e influenza. Questo incontestabile editoriale di Haaretz coglie questa prospettiva:

“Non c’è bisogno di un meccanismo parallelo (ministeri governativi) che, come le altre “istituzioni nazionali” come il Jewish National Fund (Fondo Nazionale Ebraico) e Keren Hayesod-United Israel Appeal (il Fondo Nazionale di Costruzione d’Israele, la centrale finanziaria del Movimento Sionista Mondiale, come dell’Agenzia Ebraica) siano usati principalmente come fondi occulti per svolgere compiti politici lontano dagli occhi del controllore statale. Israele non ha bisogno di queste organizzazioni e gli ebrei della diaspora non hanno alcun interesse in esse. Sono principalmente focolai di corruzione e clientelismo. Si può solo sperare che Almog si rifiuterà di continuare a raggirare gli ebrei del mondo per finanziare un’organizzazione che ha perso la sua ragione di esistere. La sua missione ora deve essere quella di chiudere l’Agenzia Ebraica, una volta per tutte”.

Un esempio di impotenza dell’Agenzia Ebraica è la battaglia a lungo termine per la parità di genere al Kotel (Muro del Pianto). Le donne del movimento riformista hanno condotto una lotta decennale per il Daven (la preghiera ebraica con la recitazione di testi eucologici che formano parte dell’osservanza e pratica dell’ebraismo) con lo stesso status degli uomini. Chiesero anche il diritto di convocare servizi di preghiera egaliatari, compresa la lettura della Torah. Invece di essere relegate come lebbrose, volevano il pieno accesso in un luogo visibile come quello degli uomini. Per gli ultra-ortodossi dalle barbe grigie che controllavano il sito, questa era una profanazione dell’ordine sacro. I manifestanti maschi sputarono sulle donne, gli strapparono i libri di preghiera dalle mani e li fecero a pezzi.

Sharansky si buttò nella mischia come capo di un’agenzia che avrebbe dovuto mediare tra la diaspora e gli interessi israeliani. Ha elaborato un compromesso accettabile per il movimento delle donne. Il governo Netanyahu in un primo momento ha accettato la proposta. Ma i vertici Haredi si opposero e il Primo Ministro alla fine desistette. Sharansky aveva fallito e aveva solo dimostrato la propria irrilevanza e quella dell’Agenzia Ebraica.

Sharansky ottenne il suo primo lavoro perché era stato un eroe del movimento ebraico russo dei “rifiutati” (Refusenik), e in seguito un sostenitore della politica del Partito Likud. Issac Herzog, il più recente leader, era una figura di spicco del Partito Laburista il cui padre era stato il Rabbino Capo di Israele, ha usato la sua posizione nell’Agenzia Ebraica come trampolino di lancio per la presidenza di Israele. L’Agenzia Ebraica offre un lavoro comodo, una ricompensa per il servizio reso al movimento sionista, un’affermazione del proprio status di burocrate politico e un palco da cui si possono distribuire i benefici del clientelismo politico.

Gli ebrei americani che donano alle federazioni ebraiche dovrebbero sapere che non solo una parte sostanziale delle loro donazioni va all’Agenzia Ebraica per essere spese a loro discrezione; ma l’Agenzia Ebraica sostiene gli insediamenti israeliani oltre la Linea Verde. Questo smentisce l’affermazione che gli ebrei americani e la nostra dirigenza sostengono una soluzione a due Stati. Non si può sostenere una soluzione a due Stati mentre si rubano le terre palestinesi, che è ciò che fanno gli insediamenti. Lo slogan “Gli ebrei sono ebrei ovunque vivano” è falso. Un ebreo che tradisce i valori ebraici opprimendo un altro popolo e intonando slogan razzisti e genocidi nel Giorno di Gerusalemme, non merita il sostegno di nessuno, per non parlare degli ebrei della diaspora.

Non sorprende che le donazioni attraverso le federazioni a Israele (e l’Agenzia Ebraica) siano crollate negli ultimi dieci anni. Molti donatori capiscono che i loro fondi stanno sostenendo un’ideologia razzista, estremista e diametralmente opposta alla loro. Avrebbero dovuto, e lo hanno fatto, prendere i loro soldi e investirli altrove. Sfortunatamente, alcuni di questi donatori potrebbero essere così delusi da non donare mai più a nessun ente di beneficenza ebraico, donando invece a istituzioni culturali ed educative locali.

Israele è forse l’unica nazione al mondo con una comunità della diaspora che raccoglie miliardi di dollari per decenni che vengono distribuiti alle comunità attraverso un processo che ricorda il clientelismo politico. I leader ebrei della diaspora beneficiano dello status che ottengono come faccendieri nell’élite politica israeliana. E i leader israeliani sono orgogliosi di distribuire dollari ai loro alleati politici in varie comunità israeliane. È una vittoria per entrambe le parti. Ma una sconfitta per i donatori.

In un certo senso, il nuovo lavoro di Almog non fa che confermare la natura militaristica della società israeliana. I generali sono ricompensati non solo per il loro servizio alla nazione, ma per il loro successo nel reprimere la resistenza palestinese e i diritti nazionali. In cambio di tutto ciò, gli vengono consegnate le chiavi del regno, l’intero patrimonio (sionista).

Richard Silverstein è un blogger di professione che si definisce un “progressista critico del sionismo” che sostiene un “ritiro israeliano ai confini pre-67 e un accordo di pace garantito a livello internazionale con i palestinesi”. Ha anche creato l’ormai defunto Israel Palestine Forum, un forum progressista dedicato alla discussione del conflitto israelo-palestinese. Ha spesso intervistato su Iranian Press TV e ha contribuito con saggi ad Al Jazeera, The Huffington Post, The Guardian, Haaretz, The Jewish Daily Forward, Los Angeles Times, Tikkun, Truthout, The American Conservative, Middle East Eye e Al-Araby Al-Jadeed.
(22 Giugno 2022)

Traduzione: Beniamino Rocchetto – Invictapalestina.org

Tratto da: invictapalestina.org

Foto © Bamahane photographer

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy