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La figura del Lonko Facundo Jones Huala, negli ultimi sette anni, è stata etichettata come terrorista dalla stampa e dai mezzi di comunicazione subordinati all'establishment, i quali non vogliono né possono comprendere la profondità della lotta di cui lui è promotore a favore dei popoli originari. Una lotta che ha uno sfondo estremamente complesso, dove la sua cosmovisione è strettamente legata al suo agire. 
Il recupero del territorio ancestrale ha un significato più profondo che il semplice fatto di occupare un pezzo di terra fertile; è il recupero dell'essere Mapuche. Oltre al recinto esiste un mondo diverso, ed è lì che gli esclusi, gli oppressi possono liberarsi dalle catene che la società Winka ha imposto loro più di 500 anni fa.
Così, a 60 km. da Esquel, in Argentina, nel 2015, nel momento in cui il colore delle foglie sussurrava che l'autunno si stava avvicinando, aveva inizio uno dei recuperi territoriali più importanti, dando inizio anche alla persecuzione, negli anni, da parte degli stati argentino e cileno, del Lonko Facundo Jones Huala, autorità spirituale e politico mapuche.
Nel 2017 un rapporto del Ministero di Sicurezza dell'Argentina, redatto durante il governo di Maurico Macri (Juntos por el Cambio), lo identificava come leader del movimento Resistenza Ancestrale Mapuche, RAM, la cui origine risale al 2009. 
Il “suo leader visibile è Francisco Facundo Jones Huala che sostiene l'idea che la nazione rivendicata è una sola e che la frontiera interstatale non va applicata a loro”, diceva il testo. In quello stesso documento, disponibile nel sito web del governo argentino, si assicurava che la CAM (Coordinatrice Arauco Malleco), può considerarsi come l'organizzazione madre della RAM”.
Anni prima, il 30 gennaio del 2013, la Polizia Investigativa del Cile lo aveva fermato in una casa a El Roble, Carimallín, nel comune di Río Bueno, Regione di Los Ríos. La procura lo accusava di essere autore di un attacco incendiario avvenuto intorno alle 11 del 9 gennaio di quell’anno nel Fondo Piso Pisue, di Joaquín Biewer Piwonka, insieme ad altre persone: “Incappucciati e con indosso vestiti scuri, tipo la tenuta militare di campagna, con stivali e muniti di armi a canna corta, tipo pistole, avevano minacciato il nucleo familiare ed ammanettato Don Alberto Riquelme Paillan e Don Jaime Monta Moll (il primo custode del posto ed il secondo una persona che si trovava nella casa), obbligandoli ad uscire dal domicilio con il proposito di dare fuoco all'immobile, irrorando con combustibile il luogo e appiccando il fuoco. La casa fu completamente distrutta”.
Da lì è iniziata la persecuzione nei confronti del Lonko, così come è anche iniziato il suo girare nelle carceri. Jones Huala viene condannato alla prigione preventiva, misura cautelare che poi il Tribunale converte in arresti domiciliari a maggio del 2013, condanna scontata solo fino alla fine di Luglio. Il 9 agosto si presenta davanti alla Giustizia. A gennaio del 2014 viene nuovamente modificata la misura cautelare ed, a ottobre di quell'anno, Huala scompare nuovamente. 
Nel 2015, durante la sua permanenza in Argentina, viene soprannominato Lonko. Sua madre raccontò che lo portò a vedere un ‘machi’ che gli disse che doveva assumere quell’incarico. La sua iniziazione, disse, coincise con l'occupazione di un terreno. “Precisamente dopo il recupero di Cushamen gli venne detto che doveva diventare Lonko, che non c’era più tempo. Quello spirito si doveva affrettare e lui era sempre più malato”.
Riapparve in Argentina a maggio del 2016, dove fu fermato perché su di lui pendeva un ordine di cattura dell’Interpol. Il Cile chiese la sua estradizione, ma nel settembre del 2016, un giudice federale di Esquel la dichiarò nulla.
Il 27 giugno del 2017 fu nuovamente arrestato, questa volta a Río Negro. I suoi avvocati fecero leva su di un errore amministrativo dello Stato argentino, in base al quale non aveva comunicato ufficialmente al Cile che era stata respinta la sua estradizione l'anno precedente.
La "mia detenzione è stata concordata da Macri e Bachelet", disse Jones Huala a quel tempo, riferendosi all'incontro tenutosi quel giorno tra i due mandatari, a La Moneta. “Sono due Stati capitalisti che ci opprimono, insieme ai proprietari terrieri e le imprese transnazionali”.
L’11 settembre del 2018 Facundo Jones Huala è stato estradato dal Cile dopo che un giudice federale di Bariloche aveva approvato la richiesta, decisione successivamente ratificata dalla Corte Suprema di quel paese. A dicembre viene condannato a nove anni di prigione, sei per il reato di incendio e tre per detenzione illegale di armi.
Il 25 settembre del 2018 il portavoce della CAM, Héctor Llaitul, gli fa visita nella prigione di Valdivia. “Abbiamo fatto una visita di solidarietà, di accompagnamento al Lonko Facundo Jones Huala, riconosciuto militante della causa mapuche autonomista”, ha detto dopo la riunione.
Nell’ottobre del 2021 l'ambasciatore argentino, Rafael Bielsa, ha partecipato ad  un'udienza per discutere la libertà condizionale di Facundo Jones Huala, richiesta che viene respinta per la terza volta. Il diplomatico dell'amministrazione di Alberto Fernández, (Frente de Todos), assistette alla richiesta dell'avvocato del condannato, disse l'ambasciata sulle reti sociali, occasione nella quale assicurarono che non chiesero la sua libertà. La sua assistenza generò disturbo nel governo cileno.
Il 21 gennaio di questo anno la Corte di Appello di Temuco ha accolto il ricorso  presentato dalla difesa di Huala ed ha ordinato che gli fosse data la libertà condizionale, prima che finisse di scontare la sua pena, fissata per il 26 giugno del 2024. Questa era stata respinta previamente dalla commissione per la libertà condizionale dello stesso tribunale. La sua difesa si è basata sul fatto che, dato il tempo che era stato in prigione prima della sua condanna, poteva accedere a questo beneficio dal 26 dicembre 2019, e a ciò si sommava il fatto di aver mantenuto la buona condotta. La Corte ha argomentato che "tenendo presente la relazione psicosociale alla base della richiesta per la libertà condizionale, questa Corte stima che sì, ci sono precedenti che permettono il compimento dei presupposti legali”.    
Ha lasciato la prigione di Temuco il 22 gennaio scorso dopo le 2 del pomeriggio. Il leader della comunità rurale Choin Lafkenche, ed ex membro della CAM, Víctor Ancalaf, stava ad aspettarlo.
Il 15 febbraio la seconda camera della Corte Suprema ha revocato la decisione del tribunale di appello. Ha spiegato che la commissione di libertà condizionale aveva ponderato correttamente i precedenti e che ciò che è stabilito nell'articolo 10 comma 2 dell'Accordo 169 non può essere “assoluto, dato che ciò porterebbe all'assurdo che, in tutti quei casi in cui si giudichi un membro di un popolo indigeno per aver commesso un delitto, per grave che sia, non sconterebbe la sua pena, privato di libertà, in una struttura statale”.
Nel mese di febbraio fu emanato ordine d’arresto nei suoi confronti, ma fino a questo momento non è stato ancora rintracciato.
Al di là di dove si trovi adesso, sia a Puel Mapu o a Ngulu Mapu, nulla è cambiato, non importa se si trovi nello stato argentino o in quello cileno, nessuno ha messo in atto azioni per risolvere il problema di fondo delle comunità, nessuno si è sforzato di capire la cosmovisione dei paesi che è il primo passo per una soluzione reale e nessuno ha fatto alcun passo in questo senso, ed apparentemente a nessuno interessa farlo fino a questo momento.

Foto di copertina: Radio Universidad de Chile

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