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Durante lo sgombero del circolo di CasaPound, avvenuto il 20 gennaio a Casal Bertone, Roma, sono stati feriti sei agenti di polizia, di cui uno in maniera grave. I protagonisti dello sgombero del circolo futurista, che occupava abusivamente un immobile dell’Inps in via degli Orti di Malabarba, sono i militanti del partito CasaPound che, coperti da maschere e caschi, e forniti di spranghe e bastoni, hanno lanciato bombe carta e petardi all’arrivo delle forze dell’ordine. I manifestanti di estrema destra, decisi a non abbandonare la propria posizione all’ingresso del locale, hanno attaccato i membri del Reparto Mobile attraverso fumogeni, provocando danni agli stessi e danneggiando un’auto della polizia.

Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, insieme con il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti, si è pronunciato in merito a tale avvenimento esprimendo “solidarietà nei confronti delle forze dell’ordine e della Polizia locale, risultando indignato dinnanzi all’inaccettabile violenza”. Questo avvenimento riporta alla luce due questioni impellenti e di vitale importanza per l’Italia: la necessità di sgomberare la sede nazionale di CasaPound, occupata ormai dal 2003, e cosa più importante, l’immediato scioglimento delle organizzazioni di matrice neofascista, che ancora oggi costituiscono una grande porzione degli enti che agiscono nella politica del nostro paese. Infatti, l’elenco ufficiale caricato sul sito della prefettura dei locali occupati da CasaPound conta all’incirca 82 stabili. Nella maggior parte di essi (così riporta l’ultima stima, risalente al 2017) vi si sono stanziate oltre undicimila persone di varia nazionalità.


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Gli edifici vengono spesso occupati con finalità abitative, ma non esclusivamente: la struttura Ater di via Taranto 57, ad esempio, è stata presa in possesso da Forza Nuova con lo Skull pub. Questi tipi di occupazione possono essere liberati dal singolo intervento delle forze di polizia le quali, però, nel caso in cui venga rilevata la presenza di individui residenti, devono essere accompagnate dalle “forze del sociale”, il cui compito consiste nella ricerca di un’abitazione per coloro che vengono trovati nelle case occupate.

Due attivisti di Cpi, tra cui Luca Marsella, consigliere municipale a Ostia, sono stati fermati durante gli scontri avvenuti durante lo sgombero del circolo. Marsella, prima di essere rilasciato, ha espresso nella sua dichiarazione una certa contrarietà riguardo alla repressione in corso “A Roma ci sono decine e decine di centri sociali e occupazioni di immigrati giunti più volte alle cronache per spaccio di droga e addirittura stupri, ma Gualtieri si presenta a Roma accanendosi contro una delle poche occupazioni dove non sventola la bandiera rossa, attiva da 13 anni e protagonista di tantissime iniziative di solidarietà e cultura”. Differente risulta l’opinione della Prefettura, che da Palazzo Valentini ha affermato: “Il provvedimento nasce da un sequestro preventivo già adottato alcuni mesi fa dall’autorità giudiziaria e al quale si è deciso di dare esecuzione non solo perché non c’è un uso abitativo dell’immobile, poiché i locali stessi erano adibiti ad altri scopi”. In effetti, i vigili urbani avevano trovato traccia sia della presenza di un circolo ricreativo entro le strutture possedute dall’Inps, che di un’attività imprenditoriale di edilizia, per la quale gli edifici venivano allestiti in funzione di depositi e magazzini.


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Il fenomeno di occupazione degli immobili da parte di movimenti di natura neofascista è una problematica che affligge l’Italia da diverso tempo. Tuttavia, sembra che lo Stato italiano non si stia attualmente mobilitando per prendere provvedimenti in merito alla questione. Il 14 dicembre 2021, i promotori dell’appello “Uniamoci per salvare l’Italia”, una commissione formata da Anpi, Acli, Libera, Cisl, Cgil, Arci, Uil e Legambiente, ha avanzato al capo gabinetto della Presidenza del Consiglio e del ministro dell’Interno la richiesta di messa a fuori legge degli organismi di ispirazione fascista, sulla base della Legge Scelba del 1952. Tale domanda è stata mossa soprattutto in vista dell’attacco fascista alla sede della Cgil di Roma lo scorso 9 ottobre.

La risposta, però, non è stata esaustiva: lo scioglimento degli enti si potrà mettere in atto solo dopo una sentenza della magistratura. Lo stesso quesito è stato proposto nuovamente da un gruppo di parlamentari in seguito all’esecuzione della parata fascista del 7 gennaio 2022 per l’anniversario della strage di Acca Larenzia e, ancora, dopo le violenze attuate durante lo sgombero a Casal Bertone.

Tale situazione, concernente la presenza di entità dichiaratamente fasciste attive nella nostra penisola, rende impellente il bisogno di un intervento da parte del Governo. L’unica soluzione che risulta attualmente efficace, al fine di contrastare organizzazioni come CasaPound o Forza Nuova, che di fatto si oppongono ai valori della Costituzione del nostro Paese, è quella individuabile unicamente nel loro stesso disfacimento. È inammissibile che le pratiche di violenza, odio, discriminazione e intolleranza siano alla base di movimenti che, ancora oggi, guidano la politica e l’economia italiana, e che si riflettano direttamente sulla vita di milioni di cittadini, in un Paese la cui cultura affonda le proprie radici nella lotta contro il fascismo.

Foto © Imagoeconomica

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