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Nell'episodio, che presenta ancora dei punti da chiarire, è morto un altro indigeno e ferito un terzo. È accaduto a La Cauca

Uccidere, questo è il verbo che si coniuga con estrema indifferenza in territorio colombiano. E non essendo colombiani, noi, nel coniugare questo verbo mentre scriviamo queste righe, e non essendo partecipi nell'azione di falciare vite umane, sembrerebbe che ci sentiamo comunque complici, perché permettere che la morte continui ad essere lo strumento per imporre idee o, quel che è peggio, interessi personali o al servizio di gruppi armati - non importa di chi e non importa di dove - ci porta tutti noi, a percorrere la strada dell'indifferenza, cioè a sentirci coinvolti passivamente (indirettamente) in questi crimini.
Venerdì scorso, ancora una volta, in Colombia, i proiettili assassini di gruppi armati che si aggirano numerosi in regioni remote con fitta vegetazione, hanno falciato vite di connazionali. I proiettili hanno ucciso un’ambientalista adolescente indigeno di soli 14 anni, considerato dalla sua comunità un guardiano della Madre Terra. Il suo nome è Breiner David Cucuñame López. Nello stesso fatto di sangue, il gruppo armato, che si presume possa appartenere ad una delle fazioni dissidenti delle FARC, ha causato anche un'altra vittima: si tratta di un membro della guardia indigena attiva nella zona del Cauca di nome Guglielmo Chocante Ipia, maggiorenne, che faceva da scorta al governatore indigeno della regione, Luis Fabián Camacho Guetio, anche lui rimasto coinvolto e ferito da un proiettile. Non c'è certezza, al momento, su come si siano svolti i fatti, bisognerà aspettare l’esito delle indagini per avere delle risposte.
Un attentato alla libertà e un attentato alla vita, uno dei tanti, in una terra che da sempre miete cadaveri, come se si trattasse di un patto eterno con la morte, in quella regione della nostra America Latina.
Le informazioni provenienti dalla Colombia, attraverso le agenzie internazionali, riferiscono che l'episodio è accaduto in una zona vicina a Las Delicias, nel dipartimento di Cauca, e che l'omicidio del minorenne è uno dei primi attentati contro un’attivista ambientalista, quest’anno. Il Consiglio Regionale Indigeno di Cauca (CRIC) ha fatto sapere che la vittima era, inoltre, “un difensore del territorio, un membro della guardia indigena studentesca, era un bambino che proteggeva la vita”.
I media colombiani hanno riportato le parole e i sentimenti del presidente Iván Duque: “La morte del giovane, paladino della protezione ambientale nella sua comunità nel Cauca ci riempie di tristezza”.
Profondo malessere e profonda commozione nelle comunità indigene e contadine della regione che chiedono alle autorità di non lasciare impunito il fatto. 
Poche ore dopo l'attacco, è emerso che quando i membri della Guardia Indigena sono arrivati sulla scena del crimine, sapendo che era stato individuato un gruppo armato, sono stati letteralmente accolti a spari con armi da fuoco a lungo raggio. Il giovane non stava svolgendo attività di ricognizione, ma stava ritornando dal lavoro con suo padre, che lavora nel settore edile.
Si rafforza l'ipotesi – all’interno delle comunità indigene - che l'adolescente si trovasse sulla strada degli intrusi armati, i quali, senza prendere alcuna precauzione, hanno sparato contro qualsiasi cosa si muovesse, senza tener conto che c’erano strade, che c'erano lavoratori e che c'erano minorenni; così ha riferito una donna che si trovava sul posto e che si è salvata per miracolo.
Da fonti del Pubblico Ministero, è stato riferito che saranno avviate tutte le più rigorose indagini per identificare i membri del gruppo armato, che si sospetta potrebbero appartenere ad ex membri delle Forze armate Rivoluzionarie della Colombia (FARC), che in questo momento sono considerati dissidenti, perché non vogliono piegarsi agli accordi di pace, operando in alcune regioni del paese.
Non è chiaro se l'attentato sia stato premeditato o se, al contrario, sia stato un momento di confusione, nel senso che i guerriglieri dissidenti hanno interpretato che le persone contro le quali hanno sparato erano militari o gruppi di narcotrafficanti.
La questione è che, in un contesto di violenza abituale in terra colombiana, confusione o no, il bilancio è stato di un adolescente e di un adulto morti, frutto di una violenza sfrenata che dilaga in tutta la regione, nell'indifferenza delle autorità e della comunità internazionale. 
La Colombia sanguina ogni giorno con questi eventi. Questa volta sono state prese due vite, una delle quali giovanissima, che desiderava solo difendere la terra e la regione indigena. 
A distanza, non possiamo non sentirci commossi, e ripeto - come dicevo all’inizio – in parte complici delle due vittime, perché come società internazionale, credo facciamo poco - o niente - affinché queste violenze spariscano dal volto di quella bellissima terra colombiana.
La dialettica sulla vita politica della Colombia, in questo caso, e prendendo in considerazione tutto il suo contesto storico e il motivo per il quale nacque la guerriglia, una necessità del suo tempo, non possono giustificare assolutamente che il peso delle armi continui ad essere la moneta di scambio, ovvero il linguaggio adoperato per contrassegnare i territori o le forme di convivenza.
Coloro che sono stati gli assassini, devono sapere che porteranno per tutta la vita, sulle spalle, la responsabilità di aver troncato una giovane vita e quella di un altro connazionale, in un episodio che non ha niente a che vedere con uno scontro o un'operazione militare.
Erano indigeni disarmati, protettori della loro terra, di fronte a gente armata. Un crimine da dove lo si guardi.
Orrendo, oggi e sempre.  

Foto di copertina: El País de Madrid/Parques Nacionales Naturales de Colombia

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