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Nella giornata di ieri, domenica, il popolo cileno ha vinto contro la campagna del terrore, ha affrontato il caldo e tutte le difficoltà poste dai difensori del sistema, i quali sapevano che una massiccia partecipazione cittadina non li avrebbe favoriti perché avrebbe frenato momentaneamente l'ascesa del fascismo dell'estrema destra.
Il risultato finale è stato: Boric 55,87 % e Kast 44,13 %.
Il popolo si è espresso attraverso le urne con non poche complicazioni, perché a causa dei problemi dei trasporti pubblici si temeva una scarsa affluenza. Già dalle prime ore del mattino era evidente il ridotto numero delle corse del trasporto pubblico. Ma nonostante tutto Gabriel Boric ha trionfato.
Siamo consapevoli che Boric non rappresenta il movimento del 18 ottobre del 2019, il suo progetto obbedisce agli interessi di altre fazioni della borghesia  e non apporterà i cambiamenti necessari per pervenire ad una piena democrazia per i popoli. Sicuramente oggi il popolo si è visto costretto a votare per questa opzione non perché condivide il suo progetto, ma per fermare l'avanzata dell'estrema destra nazi-fascista. Non sosteniamo le sue proposte ma votiamo questa opzione perché nell'immediato non esiste un'alternativa per bloccare l'ascesa della estrema destra criminale.

La nostra considerazione è che la lotta è appena cominciata dato che questo candidato non era il candidato del popolo; l'affluenza di votanti è stata massiccia, soprattutto donne e giovani, che gli hanno dato il loro voto per frenare un altro candidato che rappresentava una dittatura di destra molto peggiore della dittatura di Pinochet. Oggi nel suo discorso, dopo aver riconosciuto il trionfo di Boric, il candidato Kast ha comunicato al suo gruppo di sostenitori che devono continuare a lavorare da dentro il Parlamento per portare il Cile alla libertà, e questo significa che la lotta per i cambiamenti che vogliamo come popolo saranno ostacolati da questa estrema destra che oggi è in maggioranza nel Congresso.
Oggi il popolo ha la speranza di poter continuare ad approfondire i cambiamenti che desidera per questa società affinché questo paese sia più giusto, dignitoso e solidale e dove tutti i cileni abbiano le stesse opportunità al di là del cognome, della religione o della classe sociale di appartenenza. Oggi comincia una lotta più forte dato che all'estero già si parla di Boric come del candidato della sinistra, niente di più lontano dalla realtà.

Gabriel Boric non era il candidato del popolo, lo era Daniel Jadue. E con l'aiuto dei voti della destra Boric ha vinto le primarie lasciando fuori il vero candidato della sinistra. Ma i dubbi restano sul recente eletto presidente Boric dato che è stato uno dei deputati che ha appoggiato leggi che condannano la protesta, si è circondato degli artefici della ex Concertación (Coalizione di Partiti per la Democrazia) e ha lasciato fuori dal suo gruppo di lavoro i grandi volti della sinistra come Camilla Vallejos e Karol Cariola; e grandi rappresentanti del settore piuttosto sensazionalista come Ricardo Lagos :in un'intervista gli ha praticamente indicato la  linea da seguire parlando di ordine pubblico e di sicurezza, grande cavallo di battaglia della ex Concertación e del Frente Amplio.
Di seguito alcuni aspetti rilevanti del suo primo discorso da presidente eletto:
“Grazie alle donne del nostro paese, che si sono organizzate in tutto il Cile per difendere i diritti conquistati con tanta fatica, dal diritto di voto a quello di decidere del proprio corpo. Dal diritto alla non discriminazione in base al tipo di famiglia che hanno deciso di formare, fino al riconoscimento del loro lavoro di cura. Contate su di noi. Sarete le protagoniste del nostro governo. Grazie anche alle dissidenze e alle diversità che sono state discriminate per molto tempo e che in questa campagna hanno visto minacciati i pochi progressi ottenuti. Nel nostro governo, la non discriminazione e la fine della violenza contro le diversità e le donne insieme alle organizzazioni femministe saranno fondamentali”.

“So che la storia non inizia con noi. Mi sento erede di un lungo tragitto storico, quello di coloro che da posizioni diverse hanno cercato instancabilmente la giustizia sociale, l’espansione della democrazia, la difesa dei diritti umani, la protezione delle libertà. Questa è la mia grande famiglia, che vorrei vedere di nuovo riunita in questa fase che stiamo iniziando. Compatrioti, io sarò il presidente di tutti gli uomini e le donne cileni”.
“I tempi a venire non saranno facili. Dovremo affrontare le conseguenze sociali, economiche e sanitarie della peggiore pandemia che il nostro paese abbia vissuto in più di un secolo. Sarà difficile, non c’è dubbio, ma andremo avanti a passi piccoli ma decisi, imparando dalla nostra storia”.
Ci sono molte sfide da affrontare. Un’assistenza sanitaria tempestiva che non discrimini tra ricchi e poveri, con uguale accesso, qualità e tempi di risposta. Pensioni dignitose per chi ha lavorato tutta la vita rendendo grande il nostro Cile e non può più aspettare, crescita ed equa distribuzione della ricchezza, che devono andare di pari passo. Il dramma dei senzatetto e l’accesso ai servizi di base che dobbiamo affrontare. Rafforzare l’istruzione pubblica, garantire i diritti dei lavoratori per costruire un paese con un lavoro decente e migliori salari, creare un sistema nazionale di assistenza che riconosca e valorizzi il lavoro di assistenza svolto dalle donne, avanzando anche nella corresponsabilità e lasciandosi alle spalle l’eredità patriarcale della nostra società”.
“Per la prima volta nella nostra storia stiamo scrivendo una Costituzione in modo democratico e paritario, con la partecipazione dei popoli indigeni. Occupiamoci tutti di questo processo in modo da avere una Costituzione che sia un punto di incontro e non una fonte di divisione”.
“Se siamo qui, è per garantire che la prosperità raggiunga ogni angolo della nostra terra e per questo nessuno è superfluo”.

Con il tempo vedremo se questo candidato porterà veramente avanti il suo programma insieme al popolo, come ha dichiarato nel suo primo discorso, o se, una volta seduto sulla poltrona presidenziale, si dimenticherà dei suoi cittadini come i suoi predecessori.
Rimaniamo vigili e continueremo la lotta per fare di questa terra un luogo di speranza, solidarietà e dignità per ognuno dei suoi abitanti.
Al tramonto, dopo una calda domenica di dicembre, tra scampanellate di gioia che accompagnano le stelle e le ombre, ci incamminiamo nella notte scura. Il Cile ha abbandonato la paura reciproca e ha fatto rinascere la speranza. Il Cile ha abbandonato la storia per scrivere una nuova storia. Il Cile ha intonato il suo canto per cantare insieme a te, a me, a noi, popoli dell'America.

Foto © Paulo Slachevsky/Flickr

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