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Numerosi i punti non ancora chiariti sulle attività opache dell’ex Sovrano

Il governo spagnolo ha optato per il silenzio totale dopo che il re emerito Juan Carlos ha mostrato il suo interessa a tornare in patria. L'ex monarca infatti si trova da quasi un anno e mezzo in esilio volontario negli Emirati Arabi Uniti. Secondo quanto riferito dal quotidiano "El Confidencial" il re emerito ha chiesto alla Casa reale e al governo di poter rientrare in Spagna, dato che le circostanze per cui è partito per Abu Dhabi il 3 agosto 2020 sarebbero "cambiate". Forse il re merito si riferisce al fatto che la magistratura svizzera ha archiviato l'inchiesta per corruzione su di lui riguardante un ipotetico versamento di 100 milioni di dollari ricevuto dall'Arabia Saudita. La procura di Ginevra ha spiegato in un comunicato che le indagini "non hanno consentito di stabilire in modo sufficiente un legame tra la somma ricevuta dall'Arabia Saudita e la conclusione dei contratti per i treni ad alta velocità” aggiudicati da Riad a un consorzio di imprese spagnole nel 2011. Nello specifico delle indagini il l’ex re saudita Abdallah avrebbe versato la somma a Juan Carlos per la sua opera di mediazione nella concessione a 12 imprese spagnole, nel 2012, dell'appalto per la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità tra le due città sante dell'Islam: la Mecca e la Medina. Secondo i media iberici, Juan Carlos sarebbe intervenuto anche quattro anni dopo, quando ormai aveva lasciato il trono per ricomporre un contenzioso, legato ai ritardi nella realizzazione dei lavori che stava rischiando di far saltare l'affare. La somma, secondo le accuse, sarebbe stata poi depositata su un conto segreto in Svizzera, dove Juan Carlos avrebbe nascosto al fisco parte delle sue ricchezze. Il caso, non l'unico scandalo finanziario ad aver investito l'ex re spagnolo, aveva portato il re emerito ad abbandonare Madrid e ritirarsi negli Emirati Arabi Uniti per evitare che i danni di immagine si riflettessero sul figlio Felipe, ora sul trono.  Tra gli indagati figuravano anche Corinna Larsen, ex amante del re emerito, Arturo Fasana, il gestore del conto dell'ex sovrano nella banca svizzera Mirabaud & Cie, e Dante Canonica, avvocato e direttore della Fondazione panamense Lucum, a nome della quale il re emerito ricevette nel 2008 un bonifico da 65 milioni di euro da parte del ministero delle Finanze saudita. Quel denaro era stato poi trasferito nel giugno 2012 su un conto alle Bahamas di proprietà di Corinna Larsen. Se il Partito socialista operaio spagnolo (Psoe) del presidente del governo, Pedro Sanchez, si è sempre espresso con estrema cautela circa il ritorno di Juan Carlos in Spagna, i partiti di centrodestra (Partito popolare, Ciudadanos e Vox) hanno affermato che il re emerito dovrebbe tornare in patria "se lo desidera" e che non esiste "nessun impedimento" al suo rientro.
Nel corso della conferenza stampa di ieri al termine del Consiglio dei ministri, la portavoce del governo, Isabel Rodri'guez, ha tentato di sviare le domande dei giornalisti sulla questione, affermando che l'esecutivo si limita a "valorizzare gli sforzi fatti dalla Casa reale e dal re Felipe VI per rendere la monarchia parlamentare più trasparente ed esemplare". Secondo "El Confidencial", anche in privato il governo mantiene un atteggiamento di estremo riserbo su una vicenda particolarmente delicata sia per lo stesso esecutivo che per la Corona.

Foto © Imagoeconomica

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