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Il 9 di dicembre del 1985 furono condannati i capi militari della dittatura argentina

Nunca más.
"Signori Giudici: intendo rinunciare a qualsiasi pretesa di originalità per chiudere questa requisitoria. Voglio usare una frase che non mi appartiene perché appartiene a tutto il popolo argentino. Signori Giudici: "Nunca más". Queste sono state le parole con le quali ha concluso la sua arringa Julio César Strasser, il procuratore che nel 1985 ha portato avanti le indagini sulle giunte militari che hanno usurpato lo Stato Argentino durante il periodo militare della dittatura.
La transizione alla democrazia implica molto più di una formula presidenziale o l'apertura di un’aula parlamentare. La transizione verso la democrazia segna la fine di un'era che obbliga necessariamente ad una revisione degli avvenimenti.
Avvenimenti attraversati da complessi interessi politici, sociali ed economici. Avvenimenti attraversati da complessi parametri culturali. Avvenimenti attraversati da un'umanità sopravvissuta. Una umanità che troverà nuovi valori di dignità e nuovi valori di vergogna. Di sicuro ci saranno situazioni da consolidare ed altre da estinguere. Il cambiamento è inevitabile, l'apprendimento è inevitabile, anche il futuro è inevitabile. E quel futuro non può che essere senza impunità.
Quel futuro era prossimo più che mai quel 9 dicembre del 1985, quando i principali responsabili del terrorismo di stato, quelli fin qui individuati, furono condannati. Jorge Rafael Videla veniva  condannato all'ergastolo per il reato di omicidio aggravato di 66 persone, con diverse aggravanti, e per illegittima privazione della libertà inferta a 306 persone, tra i tanti altri delitti di lesa umanità. Emilio Eduardo Masera veniva condannato all'ergastolo perché considerato responsabile dell'omicidio aggravato di 72 persone, tra altri delitti di lesa umanità. Entrambi sono stati inoltre condannati anche per furto. Nel caso di Orlando Ramón Agosti, era stato condannato a quattro anni di prigione per il reato di tortura perpetrata ad otto persone. Questi erano i tre componenti originari della Giunta Militare durante il periodo più aggressivo della dittatura. E mentre avanzava il 'Processo di Riorganizzazione Nazionale', la Giunta Militare cambiava il nome e l'appellativo di ognuno dei tre reati per i quali venivano accusati.
Roberto Eduardo Viola è stato condannato a 17 anni di prigione per il reato di privazione illegale della libertà operato contro 86 persone, tra gli altri delitti di lesa umanità. Armando Lambrushini invece è stato condannato ad 8 anni per lo stesso reato commesso nei confronti di 35 persone.
Omar Domingo Rubens Graffigna, Leopoldo Fortunato Galtieri, Basilio Arturo Ignacio Lami Dozo sono stati assolti per i reati di cui erano accusati.
Passata l'euforia nel sentire la parola 'colpevole', queste condanne sono andate via via offuscandosi mentre prendevano sempre più forma i reati imputati e i delitti condannati. In primo luogo il tribunale ha negato l'esistenza di un qualsiasi tipo di coordinamento tra i tre militari, e questo è il motivo per cui i responsabili della prima Giunta Militare sono stati condannati con sentenze distinte e separate. In secondo luogo il giudizio si è limitato ai comandanti in capo, lasciando da parte tutta la linea di comando delegandola al foro militare, con tutto quello che ciò implica. In terzo luogo, non perché uno fosse più importante di un altro, il processo ha valutato solo 400 casi sui circa 9000 inseriti nella relazione della CONADEP (Commissione Nazionale sulla Sparizione di Persone). Questa relazione era stata redatta da un gruppo speciale formato dal presidente Alfonsín, il secondo giorno del suo mandato. In quel documento sono riportate le prime testimonianze che  evidenziano la sistematicità dei sequestri, delle torture, degli assassinii e delle sparizioni.
Questa mancanza nel processo è giustificata da una strategia che porta a concentrare l'attenzione sui casi più evidenti per ottenere una condanna rapida ed inappellabile. Ed il risultato è effettivamente questo. Ma mentre tutto passava sul tappeto in maniera sotterranea, diversi settori del potere negoziavano la transizione verso la, da lì in avanti, "democrazia".
Questa nuova tappa aveva dei punti di climax con le leggi di 'Obbedienza dovuta' e 'Punto final' che in modo chiaro e completo confermavano la decisione dello stato, degli usurpatori democratici dello stato, di annullare qualsiasi intento di persecuzione e di giudizio da parte della giustizia civile. Alcuni anni più tardi sarebbe arrivato Menem che, anche in molti altri settori, avrebbe cancellato con un colpo di spugna i piccoli progressi civilizzatori di Alfonsín. Il 7 ottobre del 1989 e il 29 dicembre del 1990, il presidente favorito del neoliberismo firmava una serie di decreti che concedevano l'indulto a più di 1.200 persone, tra militari e civili, tra i quali troviamo proprio i capi della Giunta Militare che erano stati condannati in precedenza, ed imprenditori come José Alfredo Martínez de Hoz.
Il caso argentino fu un caso paradigmatico, a quel tempo l'unico al mondo, in cui un paese era arrivato a giudicare attraverso il proprio sistema giudiziale i criminali di lesa umanità del proprio paese.
Numerosi sono stati i progressi in materia giuridica sulla lesa umanità: a livello regionale però solo l'Argentina ha visto degli sviluppi significativi. Questo è dovuto in gran parte ad una manifestazione costante da parte del popolo argentino, che non dimentica. Non dimentica i suoi 30.000 desaparecidos. Mentre la dirigenza politica, ed in particolare la giustizia dipendente e condizionante, indipendentemente dalle sue posizioni politiche, hanno sempre sostenuto la segretezza, il silenzio e l'omertà riguardo le complicità civili ed imprenditoriali della dittatura. E nonostante questi crimini siano imprescrittibili, i responsabili sono deperibili, ma non le loro fortune che trovano rifugio negli stessi nomi che si ripetono negli alberi genealogici, soprattutto in quelli delle famiglie patrizie.
Mentre lo stato frenava le sue intenzioni punitive, numerosi attivisti ed organizzazioni per i diritti umani creavano una costellazione di cambiamenti culturali che a forza di occupare le strade stanno trasformando lo Stato.
Ma resta l'obiettivo più importante, ottenere che la giustizia funzioni perché non possiamo parlare di democrazia se i responsabili di crimini atroci continuano non solo ad essere liberi, ma anche ad occupare cariche pubbliche e private strategiche nell'ordine costituzionale e sociale.

Foto di copertina: Telam

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