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Intervista esclusiva a Olga Bianconi, vedova del giornalista Pablo Medina, a Curuguaty.
Marianela, figlia di Pablo: "I giovani svolgono un ruolo importante contro la corruzione"

"Il mandante della morte di Pablo non è stato solo Vilmar 'Neneco' Acosta. Ci sono dietro persone molto potenti che fanno ancora parte del Governo e che sono i veri mandanti del suo assassinio. Il giorno prima della sua morte, Pablo avrebbe commentato di avere completato un'investigazione che coinvolgeva pezzi grossi a livello nazionale, e che sarebbe scoppiata una bomba quando lo avrebbe pubblicato".
Queste sono state le parole di Olga Bianconi, la vedova di Pablo Medina, intervistata domenica scorsa da Antimafia Dos Mil a casa sua a Curuguaty - distante 252 chilometri da Asuncion. Insieme a lei la figlia di Pablo, Marianela Dejesus Medina, di 21 anni, studentessa nella Facoltà di Diritto di Canindeyú. 

Senza risentimenti, con quella forza d’animo che l’ha sempre caratterizzata, sin dal momento che apprese la triste notizia della morte di suo marito, in quel drammatico mese di ottobre del 2014, Olga ci ha aperto le porte della sua casa, e ci ha trasmesso il suo pensiero e i suoi sentimenti su quello che ha significato per lei e per i due figli adolescenti di Pablo Medina, la recente condanna a Curitiba, Brasile, a 36 anni di prigione, di Flavio Acosta, uno degli autori materiali dell'assassinio di suo marito.
Olga Bianconi e Marianela, nell'intimità della loro casa, ci hanno parlato dell'assenza di Pablo, della loro lotta di fronte alla sua mancanza, ed anche della speranza che abbia fine l'impunità e sia fatta giustizia. Hanno sottolineato il lascito di Pablo, la sua etica, la sua serietà, la sua cultura della legalità, il suo impegno verso la giustizia, e ci hanno manifestato la loro speranza che un giorno si possa arrivare ai pezzi grossi che sono i veri responsabili della sua morte. 

Ma in particolare Marianela, dopo averci detto che suo fratello, Virgilio Asterio, di 20 anni (secondogenito di Pablo e studente universitario), che non si trovava a casa nel momento della tragedia, con atteggiamento maturo e sereno, ha enfatizzato che suo padre era un essere eccezionale, un uomo integro, un giusto.
Nelle parole, soprattutto di Olga Bianconi, si percepiva con chiarezza una profonda tristezza per l'assenza di suo marito. Una malinconia e un dolore che ancora pervade il suo quotidiano vivere insieme ai suoi figli. Lei stenta ancora a credere che quell'uomo giusto, che combatteva contro il crimine organizzato e la narcopolitica, gran difensore dell'ecosistema, non possa più condividere i suoi giorni con la sua famiglia, e che sia andato via da loro per sempre.

Quale è il suo pensiero e cosa prova dopo la condanna di Flavio Acosta a 36 anni di prigione a Curitiba, Brasile, per l'assassinio di Pablo Medina e Antonia Almada?
"Innanzitutto speravamo in questa condanna meritata da quell'individuo che ci ha strappato il nostro caro Pablo. Ci auguriamo che il peso della legge cada su questo signore, e siamo contente che ci sia stato questo processo pubblico. Purtroppo molto lontano, in Brasile e non in Paraguay. Ci auguriamo che sconti la sua condanna.  Che il Governo porti avanti questo caso”.

Come ha vissuto lei e i suoi figli l’assenza di Pablo in questi 7 anni?
"Lottando come sempre, da quando è andato via lottiamo giorno per giorno, io insieme a loro. Per me è stata dura, quando è morto sono rimasta sola con due ragazzi, erano molto piccoli. Io, da sola, dovevo svolgere il ruolo di papà e mamma che non è facile, e l’ho portato avanti fino a oggi. I miei figli sono già grandi, grazie a Dio vanno alla facoltà, quello era l'ideale del loro papà e anche il mio. Vanno bene i ragazzi negli studi e lottando sempre nella vita. Tutti i giorni ci ricordiamo di lui, abbiamo sempre molto dolore nel cuore, tanto io come i miei figli”.

Per quanto riguarda la condanna di Flavio Acosta, siete d'accordo con l’azione della giustizia brasiliana?
"Io credo di sì, come ho già detto, il processo non si è svolto in Paraguay, ma abbiamo la speranza che sia effettiva la condanna emessa a carico di questo individuo. Ci auguriamo che la sconti veramente. Per me è stata meritata la condanna a 36 anni. Speriamo che sia il Governo brasiliano che quello paraguaiano si uniscano e adempiano al compito che è stato a loro affidato”.

Riguardo Wilson Acosta, ancora in attesa di processo, e che si trova anche in Brasile, qual è la sua opinione?
"Io non conosco bene il caso di Wilson, ma merita quella punizione e che la sconti. Che sia condannato o portato via. Che non rimanga lì come se niente fosse”.


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Come vedete voi la situazione della narcopolitica nel paese? Si parla molto che il motivo dell'assassinio di Pablo Medina è che questa c’è sempre stata all’interno dello Stato paraguaiano. Voi cosa ne pensate dopo sette anni del suo assassinio? C’è ancora la narcopolitica?
"Io credo che   la narcopolitica sussista ancora. Non finisce. Non credo che finirà. Continuerà.  Questa gente non si ferma. Non solamente a Pablo, quante persone hanno già ucciso. La mafia è molto presente tanto in Paraguay come in altri paesi, ma forse con il vostro aiuto o del Governo questa questione finirà. Quanta gente hanno già ammazzato. Questo aspettiamo, ma vedremo cosa succede”.

E voi, cosa vi aspettate attualmente dalla giustizia paraguaiana? Sperate nel chiarimento definitivo del caso di Pablo? Perché molti dicono che non è l'unico mandante. Oltre a Vilmar 'Neneco' Acosta, esisterebbero altri responsabili?
"Ho sempre creduto e ho sempre detto che non fu solo Vilmar 'Neneco' Acosta, che in realtà dietro a ‘Nemeco’ vi erano altre persone che erano i veri mandanti del suo assassinio . 'Neneco' fu uno dei promotori che ordinò cosa fare, e adesso è stato condannato come colui che sparò contro Pablo. Ci saranno altre persone, crediamo noi; personalmente credo che c’erano altre persone che hanno affiancato 'Neneco' nella pianificazione dell’attentato. E credo che la giustizia paraguaiana deve investigare per arrivare alla soluzione finale. Perché ancora non sono stati processate né prese tutte le persone coinvolte”.

C'è gente molto potente dietro l'assassinio di Pablo che potrebbe ancora stare ancora al Governo?
“Io credo di sì. Esistono persone nel Governo coinvolte, che accompagnarono Vilmar ‘Neneco’ Acosta. Perché si sapeva che Pablo stava per pubblicare un'investigazione che aveva portato a termine e che coinvolgeva pezzi grossi a livello nazionale - non solo 'Neneco' Acosta - e che Pablo stesso aveva commentato un giorno prima del suo assassinio, e sarebbe esplosa una bomba. E prima di rendere pubblico il suo lavoro, fu ucciso. Tutta la sua indagine è conservata nell'archivio del suo computer sequestrato dal Ministero Pubblico e che ancora oggi non ci hanno restituito”.

Voi avete qualche legame con altri giornalisti che hanno lavorato con Pablo, con colleghi di ABC Color? Siete sempre in contatto?
"Fino ad ora siamo sempre stati in contatto con loro, non hanno mai smesso di aiutarci, di parlare, chiamare, chiedere, non ci hanno mai abbandonato. Ad oggi l’azienda dove lavorava Pablo ci aiuta, non ci abbandona, parliamo sempre con loro. Anche il direttore Natalia Zucolillo, con il suo ex capo, la signora Magdalena. Sempre comunichiamo con loro”.

Signora Olga, potrebbe dare un messaggio per i lettori di Antimafia Dos Mil, su come affrontare questa lotta contro la mafia e la corruzione, soprattutto come vittime e familiari di un martire che ha dato la vita per la verità e la giustizia…
“Il messaggio che io consegno sia alla gente sia alle autorità, ai giovani, che non devono permettere che queste cose accadano di nuovo. Bisogna lottare contro la narcopolitica, la mafia, sin da giovani, principalmente le autorità, per mettere fine a questo. Mai più vittime, mai più una morte, un crimine, come quello di Pablo. È molto duro, molto triste per noi, per i figli, per tutti i suoi amici; chi ha conosciuto Pablo lui era una persona eccezionale, come papà, come giornalista. Era unico”.
Durante l’intervista, Marianela Dejesus Medina, studente del quinto anno di giurisprudenza all’Università Nazionale di Canindeyú (UNICAN), ha detto: "Il maggiore esempio che papà ci ha lasciato è quello di essere persone corrette, etiche. Aveva un modo di essere sempre rispettoso della legge, mai fuori”.

Che ricordi hai di Pablo Medina, come padre e come giornalista, cosa vi ha lasciato?
“La verità è che lui è rimasto una figura molto importante. Noi già vedevamo in lui un ideale di come era, un uomo corretto, quello che ci ha sempre inculcato, ci ha insegnato a essere educati, rispettosi, ed è quello che continuiamo ad essere oggigiorno, in sua memoria”.

Ricordi qualche vissuto o aneddoto insieme a tuo padre?
"Due anni prima che fosse ammazzato, mi ricordo che era stato minacciato e mio fratello Virgilio ed io andammo via con lui, andammo via di Curuguaty per circa due mesi. I primi giorni siamo rimasti chiusi in un hotel. Non volevamo più sapere niente di niente. E lì ci disse che se volevamo saremo andati insieme alla mamma, ma se rimanevamo con lui sarebbe stato così nelle buone e nelle cattive, qui finiva tutto. E siamo rimasti con lui. Abbiamo viaggiato a Horqueta, Concepción, in quelle città per nasconderci. Questi sono aneddoti che abbiamo vissuto con mio fratello e nostro padre attorno al 2012”.

Voi fate parte di qualche organizzazione sociale, civile, o vi piacerebbe impegnarvi un giorno in qualche organizzazione?
"Partecipare qualche volta credo di si, ma qui in città non ci sono gruppi attivisti, ma partecipare con il tempo perché no, solo che non c'è molta attività sociale in Curuguaty”.

Cosa pensi del ruolo che la gioventù possa svolgere nella lotta contro la corruzione e la mafia imperante nel paese?
“Tutti i giovani possono svolgere un ruolo molto importante, fare la differenza, perché i giovani di oggi sono molto più svegli per quanto riguarda la corruzione, fin da piccoli ci si accorge di come è il nostro paese, dove purtroppo abbonda la corruzione. Indubbiamente la gran maggioranza dei giovani può apportare un cambiamento sulla corruzione, la narcopolitica, e riguardo a tutte le ingiustizie che accadono nella nostra società."

Foto © Omar Cristaldo, di Antimafia Dos Mil

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