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Stranamente non c'è stata una massiccia mobilitazione popolare di fronte al Congresso

Nel pomeriggio di questo martedì 16 novembre, il Senato del Cile ha respinto l'accusa costituzionale contro il Presidente Sebastián Piñera, non avendo raggiunto i 29 voti favorevoli necessari per l'approvazione. I dettagli della votazione non sono ancora stati resi noti, forse perché siamo in periodo pre-elettorale o, forse, perché gli elettori non vogliono essere identificati. 

Da ricordare che l'accusa contro Piñera era stata presentata il mese scorso dalla Camera dei Deputati per “avere violato apertamente la Costituzione e le leggi” e, per “aver gravemente compromesso l'onore della nazione” nel caso relativo alla Miniera Dominga; un fatto diffuso all’opinione pubblica mondiale dopo la rivelazione fatta da uno studio realizzato dal Consorzio Internazionale dei Giornalisti di Investigazione (ICIJ). 

Ancora una volta, la Camera alta ha agito con lo stesso modus operandi degli ultimi due anni, sostenendo e appoggiando il governo di Piñera, con il quale sembrano essere molto compromessi. La paura della ribellione, del caos, dell'ingovernabilità che potrebbe generarsi, e che comprometterebbe le loro comode posizioni di potere, è così grande, che dimenticano l’etica, l'immagine del paese, il prestigio delle istituzioni. Cercano di tutelarsi e nascondersi dietro una patetica difesa dello stato di diritto e della difesa della nostra democrazia. 

Yasna Provoste, senatrice e attuale candidata di Nuevo Pacto Social, ha affermato che il capo di governo “ha normalizzato il comportamento politico imprenditoriale al punto di dover mettere in discussione la legittimità che riveste la sua condizione di capo di Stato. Fortunatamente rimane davvero poco tempo alla fine di questo governo, la storia giudicherà quello che, sono convinta, sia il peggiore governo in democrazia degli ultimi 70 anni”.

E ha aggiunto ancora: “Potremmo lasciar perdere e far finta di niente, non approvare l’accusa, ma il Cile merita di più, merita che non si ripetano situazioni come questa, che vede appunto, la principale autorità del paese, quella chiamata a dare prestigio al Cile, ad essere il principale fattore di stabilità e governabilità, come il principale fattore di instabilità e malgoverno”.

Abbiamo ascoltato eccellenti e valide argomentazioni da parte dei senatori dell’opposizione, tuttavia, nessun senatore filogovernativo ha osato, o è riuscito a pronunciarsi sul tema. Sono freddi; hanno votato senza previa esposizione e senza vergogna; difendendo solo l’indifendibile, perché calcolano o credono sia importante che, aldilà dell'immagine, sia necessario mostrare stabilità, affinché gli investitori non temano di investire. Succeda quel che succeda, loro rischiano, sebbene non abbiano idee o argomenti, ciò che conta per loro, è difendere gli interessi.

Una delle cose che ci è mancata è stata una massiva mobilitazione popolare di fronte al Congresso, così ci avrebbero pensato sopra un po’ di più.

Foto © Imagoeconomica

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