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Idilio Méndez e Julio Benegas Vidallet ospiti all’evento Giustizia per Pablo ad Asuncion

"Paraguay è il centro internazionale del traffico di droga pesante"

Nell’ambito della ricorrenza dell’anniversario dell'assassinio di Pablo Medina e di Antonia Almada, il 16 ottobre del 2014, la rivista Antimafia Dos Mil, insieme al Movimento Internazionale Our Voice, hanno organizzato un evento commemorativo e di protesta allo stesso tempo nella Plaza de las Armas, di fronte al congresso paraguaiano, ad Asuncion. La giornata ha rilevato uno degli aspetti più preoccupanti della cultura degradata nella quale è sprofondato il popolo guaranì: la cultura dell'indifferenza. Poche persone si sono avvicinate per condividere una giornata di necessaria riflessione, come ha saputo esprimere uno dei relatori invitati, il giornalista e ricercatore Julio Benegas Vidallet, il quale, insieme al suo collega Idillio Méndez, ha ripercorso, correttamente, la storia di una struttura di potere; di un sistema criminale strettamente connesso alle istituzioni dello Stato, sin dalla dittatura di Stroessner, e che oggi, purtroppo, è entrato nella voragine di un capitalismo sfrenato. Un sistema che ha trasformato il paese in un narcostato che occupa un posto centrale nel transito e distribuzione di droghe pesanti, principalmente, la cocaina.
Vidallet ha spiegato aneddoticamente l'avanzamento delle attività agricole e di allevamento sui boschi nativi. Essendo un giornalista molto giovane ha avuto la possibilità di sorvolare la zona con l'exsenador Alfredo Jaeggli, che al momento era il presidente della Commissione della Riforma Agraria dello Stato. "Quello è il livello di menzogna del sistema politico paraguaiano. Alfredo Jaeggli è uno di quei personaggi che odia profondamente i lavoratori, odia profondamente i contadini, odia profondamente la resistenza, ma nel ‘94 era il presidente della Commissione della Riforma Agraria", dichiara oggi, essendo ormai un giornalista professionista che conosce più a fondo la cultura dell'ipocrisia nel sistema politico del Paraguay.
“Nel ‘94 iniziava una deforestazione massiva di ciò che nel nostro paese, e che pochi di noi comprende, è il bosco Atlantico. Il bosco Atlantico è, ed era, una massa gigantesca di alberi antichissimi, millenari che copre tutto il Paraná. Era il bosco più grande del Sudamerica dopo l’Amazonia. Negli anni ‘90 inizia in questo paese un disboscamento gigantesco che interessa tutti quei boschi, ed io ricordo che a quel tempo la denuncia dei nostri colleghi, tra loro il compagno Salvador Medina, assassinato (era il fratello di Pablo), riguardava il traffico di legname. Ma a quale fine? Hanno tagliato la massa forestale, la più gigantesca dopo l’Amazonia, per seminare soia transgenica. Ma per farlo nascere, crescere questo seme hanno bisogno di un veleno che si chiama glifosato. Ed il glifosato secondo moltissimi studi genera malformazione nel 40% delle creature. Provoca cancro polmonare, oltre che problemi respiratori”.
“Voi immaginate il disastro, rimaniamo senza alberi e con un veleno che avvelena i fiumi, le falde acquifere ed inoltre tutta la ricchezza va altrove. Non ci sono tasse di importazione, non dà lavoro; con un trattore puoi lavorare su cinquecento, mille ettari, è un disastro enorme". Ed ha aggiunto: "I grandi proprietari terrieri possiedono l’80 % delle nostre terre, ne hanno disboscato il 40 % per la soia, e mantengono quella base boscosa per la marijuana, ma solo per la marijuana. La marijuana non produce tanto, nelle tenute dei narco allevatori atterrano aeroplani e questi trasportano quantità varie di cocaina, che passano da aeroplano in aeroplano ed atterrano da tenuta in tenuta”.
Questo sistema di corruzione endemica e di traffico storico, necessita di un governo che sottometta il popolo. "Perché colpiscono Lugo nel 2012? Riescono a farlo destituire incolpandolo del massacro di Curuguaty. Il massacro di contadini fa sì che venga rovesciato un governo tiepido, timido, timoroso, ma che comunque aveva alcune proposte democratiche, diritti sociali, migliorare la sanità pubblica, cose che prima non venivano contemplate in questo paese. A quale fine? Fare del Paraguay un centro internazionale del traffico di droghe pesanti. Questa imposizione rientra nella logica di corporativizzare il narcotraffico a scala globale: quando Evo Morales incominciò ad istituzionalizzare la Bolivia si doveva cercare un paese veloce, e fu scelto il Paraguay, che c’era già, perché non era neanche una novità. Così riuscirono a consacrare il Paraguay come punto di partenza del traffico internazionale di droghe pesanti dal Sudamerica. È questa la realtà di oggi". E ha spiegato semplicemente il ruolo del popolo guaranì, uno dei ruoli, dentro questa logica: "Tutto quello entra viene processato e poi imbarcato in porti privati del Paraguay”.
Ha proseguito dicendo: "Circa quattro mesi fa è stata sequestrata una barca con 2.000 milioni di dollari di cocaina. Sapete cosa sono 2.000 milioni di dollari? Questo Stato si è indebitato di 1.600 milioni di dollari per far fronte all’emergenza della pandemia. Immaginate una barca con 2.000 milioni di dollari, è una pazzia. Dunque come avviene questo? Si firma alla dogana, che ti dà il nulla osta e così porti la tua merce attraverso la soia, attraverso il carbone, attraverso la carne, ossia attraverso mercanzie legali".
La presenza del narcotraffico a scala globale sta cambiando lo status quo in Paraguay, uno status quo dove vecchie fortune si scontrano contro la voragine del sistema finanziario e gli ingenti flussi del denaro nero. "La realtà è che l'accumulo capitalista che c'è in questo paese è venti volte superiore a quello di 15 anni fa. A Zuccolillo (Aldo Alberto Zuccolillo Moscarda, ndr.) servirono 50 anni per formare un gruppo di aziende, oggi chiamate Gruppo Zuccolillo. Cartes, durante i suoi cinque anni di governo, comprò dodici mezzi di comunicazione, e altre venti imprese, in cinque anni costituì un gruppo che altri gruppi economici hanno costituito in 60, 70 anni. In cinque anni qualcosa di mai visto prima".
"È una delle ragioni per le quali il gruppo Zuccolillo ed il gruppo Vierci (di Antonio J. Vierci, ndr.) si mostrarono disponibili, perché anche loro fecero la loro parte in modo che questo modello si perpetuasse, affinché Cartes desse il via libera. Ma dopo si resero conto che non c’era possibilità di competizione. Zuccolillo tardò 30 anni per costruire Canal 13, poi lo hanno venduto a Cartes, non si conoscono le cifre di questa transazione...”.
Questi grandi neo gruppi economici si avvalgono necessariamente del sistema finanziario, ed in questione del sistema finanziario specializzato nei paradisi fiscali, dove grandi fortune provenienti dai mercati illegali e da attività criminali sono riciclati da imponenti gruppi di avvocati, contabili e finanzieri. Ed è qui che la parola passa a Idillio Méndez.
Méndez ha parlato nel suo intervento delle ultime investigazioni giornalistiche riguardanti i cosiddetti Pandora Papers, sottolineando il nome di Horacio Cartes tra quegli investigati, insieme ad altri presidenti e funzionari pubblici di primo livello.
Senza ridurre importanza a questo, ha proseguito - in un tono semplice ma accademico - parlando della natura di questi paradisi fiscali: "Io ricordo nel primo decennio del 2000 c'erano già più di cento paradisi fiscali, uno di questi l'isola Cayman, un'altra è Aruba, un'altra è le Isole Vergini britanniche, tutti caraibiche. Ma i paradisi fiscali sono sparsi in tutto il mondo, protetti dalle potenze mondiali: Stati Uniti, Gran Bretagna. Cosa sono i paradisi fiscali? Sono i centri finanziari che raccolgono il denaro delle mafie, senza pagare tasse. È denaro che produce il narcotraffico, che produce il traffico di armi, che produce il saccheggio alle nazioni, alle casse delle nazioni che sono il furto dei bilanci degli Stati. È quello il denaro che porta ai paradisi fiscali, ed entrare nel flusso finanziario internazionale che permette alle potenze di finanziare le loro guerre, comprare armi, sviluppare la loro tecnologia per dominare ancora di più il mondo. Tutto in complicità, in connivenza, perché ne fanno parte, con i grandi mezzi di comunicazione, che includono adesso i mezzi alternativi, che stanno crescendo vertiginosamente diventando egemonici ad iniziare da internet”.


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I colleghi paraguaiani hanno contribuito con semplicità, tatto, sensibilità e anche profondità intellettuale a far comprendere la logica del Paraguay nel contesto di una geopolitica frastornata da guerre, tra potenze militari che sembrerebbero estranee alla realtà in cui vive il popolo paraguaiano, ma che in realtà sono invece profondamente interconnesse, l’una condizione necessaria dell'altra.
Méndez ha parlato del clientelismo politico, come uno dei destinatari di detto sistema di denaro sporco: "Questa domenica sarà trascorsa una settimana dalle ultime elezioni, e abbiamo visto come quelli stessi soldi girano il mondo comprando voti. Allora la mafia che ci ruba, ci saccheggia, ci uccide, ci impoverisce, che si porta il denaro altrove, e che spesso quelli stessi mafiosi si scontrano con altri squali molto più grandi che se li mangiano, quella stessa mafia è quella che poi si trova a dirigere tutte le istituzioni dei nostri Stati comprando voti. Quella è la pura realtà, per quello serve quel denaro sporco. Lì si chiude questo cerchio. Quindi, come lottiamo contro tutto questo? È un mostro grande che colpisce forte, dice Víctor Heredia. La mafia è un mostro molto grande”.
A questo punto, dopo le parole di Méndez, ripropongo l’intervento di Julio Benegas Vidallet, cercando di illustrare l'impatto del narcotraffico di scala globale, sulla popolazione, oltre ai fatti di violenza propri delle guerre del narcotraffico: “Ci stanno narcotizzando”. In qualunque quartiere, di Luque, di San Lorenzo, di Ape, di Villa Hayes c'è crack, pasta base, cocaina. Se tu compri cocaina in Europa, o nella stessa Argentina, hai bisogno almeno di 300, 400 mila guaranì (circa 35 dollari, ndr.), qui per comprare una boccia la trovi a 30mila. Ti trovi quindi una società di lavoratori, che per di più lavora male, che lavora dieci, dodici ore da schifo, che si sballa tutti i giorni. Non è più un fenomeno di classe media, come prima… Quella classe che fuma marijuana perché riporta ad epoche passate". (…) Hanno trascinato dentro le classi popolari. Ti trovi lavoratori che non hanno oramai un momento per riflettere, come questo posto dove siamo adesso per assistere a uno spettacolo", riferendosi alla presentazione artistica realizzata momenti prima dai giovani di Our Voice.
Ed è qui dove la cultura, l'arte, si trasformano in un faro di resistenza, dal momento stesso in cui ci invita a riflettere sulla nostra realtà, sul contesto in cui ci moviamo e in che modo ne siamo vincolati. Ha detto Méndez all'inizio del suo discorso: "Siamo in un'enorme prigione chiamata società moderna, dove il sistema funziona così perfettamente che sembrerebbe impossibile uscirne fuori dallo stesso. Né socio, né associato, perché il sistema stesso si incarica di continuare a distruggere quei vincoli solidali che normalmente esistono nel popolo”.
"Ci troviamo di fronte ad una crisi di civiltà tremenda, ecologica, umanitaria. Una crisi delle condizioni della nostra società. Crisi profonde delle nostre democrazie, se mai le abbiamo avute. Nel nostro caso è peggio, perché non abbiamo mai raggiunto una democrazia dopo lo stronismo, continuiamo a vivere lo stronismo puro e duro. Non è cambiato niente, l’unica cosa che siamo riusciti ad avere è il diritto a protestare, prima neanche quello. Nemmeno protestare si poteva, adesso possiamo gridare, possiamo stare qui, come diceva Giorgio (Giorgio Bongiovanni, direttore di ANTIMAFIADuemila, ndr.), ci guardano dalla vetrata e ridono di noi. E quando disturbiamo molto come Pablo, o come Santiago Leguizamón, insieme al quale ho lavorato per un tempo, ci uccidono. O ci perseguitano, io sono sicuro che ci sono molti giornalisti dissidenti come me che non troviamo spazio nei mezzi stampa egemoni.
Quindi i dissidenti locali cercano anche i dissidenti universali. Siamo cittadini universali. La battaglia per le nostre idee, per la libertà, dobbiamo portarla anche nel campo internazionale, non siamo soli. Come abbiamo visto qui. Qui hanno parlato fratelli e sorelle dell'Italia. Mi auguro di poter continuare a scrivere, ad ascoltarci, e soprattutto che ci organizziamo. Dobbiamo appoggiare la gente onesta nella politica, aiutarli, cercarli. Abbiamo bisogno di gente di buona volontà. Non ci dobbiamo discriminare per le idee, dobbiamo unirci. C'è molta gente che si divide per colori di partito, e non è quella la lotta, la lotta è contro il sistema, quel sistema oppressore, criminale, quel sistema che impoverisce".
Da parte sua, Julio Benegas Vidallet ha concluso dicendo: "Oggi abbiamo bisogno di una reimpostazione nella nostra concezione di resistenza, siamo a questo livello. Noi dobbiamo immaginare come resistere meglio, altrimenti proveremo delusione ogni giorno, se vedi le elezioni di domenica impossibile non deludersi. Se credi nel modello elettorale ti deludi, ma se credi che la resistenza è possibile puoi continuare a combattere. Forza ai compagni, a tutti. A Salvador, a tutta la famiglia di tutta la nostra gente perseguitata, assassinata, fatta a pezzi dai narcos, dagli industriali della soja e dal capitale finanziario mondiale. Abbracci, forza, non perdiamo la speranza”.
La giornata in memoria di Pablo, ha segnato un nuovo momento storico in Paraguay, nonostante la scarsa copertura mediatica dei mezzi di comunicazione, ed alla scarsa presenza di pubblico. Ma il Paraguay nuovamente sta creando cultura, rinnova i vincoli necessari tra generazioni di sentipensanti (di coloro che non separano la ragione dal cuore) nella resistenza. Il Paraguay si trova a trasmettere idee rivoluzionarie ad una nuova generazione che manterrà quelle idee giovani, fresche, senza differenze fondamentaliste, senza differenze etniche o geografiche.
Il Paraguay torna ad essere il faro di resistenza che ha rappresentato in passato. Il Paraguay torna a gridare in faccia dei potenti tutte le disubbidienze.

Foto © Marco Padilha

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