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La famiglia amareggiata: “Premiata la prepotenza egiziana”. Ma entro gennaio prevista nuova udienza al gup

Il processo ai quattro 007 egiziani accusati del sequestro, delle torture e dell’omicidio di Giulio Regeni subisce una battuta d’arresto prima ancora di iniziare. La terza corte d’Assise di Roma infatti, dopo una lunga camera di consiglio, ha annullato il decreto che disponeva il giudizio e trasmesso gli atti al gup.  Secondo la corte "quel decreto", che fissava a ieri l'inizio del processo nell'aula bunker di Rebibbia, era stato "notificato agli imputati comunque non presenti all'udienza preliminare mediante consegna di copia dell'atto ai difensori di ufficio nominati, sul presupposto che si fossero sottratti volontariamente alla conoscenza di atti del procedimento". Si ripartirà, dunque, dall'udienza preliminare, finalizzata, se possibile, a una ulteriore ricerca dei quattro imputati (che la procura avrebbe voluto far processare in contumacia, alla luce della ostinata non collaborazione dell'autorità giudiziaria egiziana). Per la corte d'assise di Roma, non si può essere certi "dell'effettiva conoscenza del processo da parte dei quattro, né della loro volontaria sottrazione al procedimento". Nel ricostruire la vicenda la corte d'assise ha preso atto che i quattro 007 egiziani "non sono stati raggiunti da alcun atto ufficiale". "Le richieste inoltrate tramite rogatoria all'autorità giudiziaria egiziana contenenti l'invito a fornire indicazioni sulle compiute generalità anagrafiche e sugli attuali 'residenza o domiciliò utili per acquisire formale elezione di domicilio ai fini della notificazione degli atti del procedimento instaurato a loro carico" dalla procura di Roma "non hanno avuto alcun esito", ha sottolineato la corte d'assise.

"L'acclarata inerzia dello Stato egiziano a fronte di tali richieste del ministero della Giustizia italiano, certamente pervenute presso l'omologa autorità egiziana, seguite da reiterati solleciti per via giudiziaria e diplomatica nonché da appelli di risonanza internazionale, effettuati dalle massime autorità dello Stato italiano, ha determinato l'impossibilità di notificare agli imputati, presso un indirizzo determinato, tutti gli atti del procedimento a partire dall'avviso di conclusione delle indagini". Anche a voler ammettere che i quattro 007 sapessero delle indagini della procura di Roma sulla base dei quesiti rivolti via rogatoria all'Egitto, ma "solo in relazione all'attività di monitoraggio della condotta di Giulio Regeni a seguito della denuncia resa dal capo del sindacato dei venditori ambulanti", va detto, a parere della corte, che "la loro conoscenza si ferma alla fase investigativa e non anche alle successive determinazioni del pubblico ministero in ordine all'esercizio dell'azione penale nei loro confronti". E se è vero che sul caso Regeni c’è stata "una indubbia rilevanza mediatica", come evidenziato dalla procura di Roma, è anche vero, secondo la corte, "che i mass media egiziani in lingua araba hanno riportato la notizia dell'iscrizione di 5 (per uno poi è stata chiesta l'archiviazione, ndr) appartenenti alle forze di sicurezza locali senza pubblicarne il nome", cosa che invece hanno fatto i media internazionali di lingua inglese. La decisione della corte d'assise non è piaciuta affatto ai familiari di Giulio Regeni che continuano a chiedere giustizia e verità puntando contro le reticenze del governo egiziano: "Riteniamo importante che il governo italiano abbia deciso di costituirsi parte civile. Prendiamo atto con amarezza della decisione della corte d'assise che premia la prepotenza egiziana. E' una battuta di arresto, ma non ci arrendiamo. Pretendiamo dalla nostra giustizia che chi ha torturato e ucciso Giulio non resti impunito. Chiedo a tutti voi di rendere noti i nomi dei 4 imputati e ribaditelo, così che non possano dire che non sapevano", ha commentato l'avvocato Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni, lasciando l'aula in compagnia di Paola Deffendi e Claudio Regeni, genitori di Giulio e di Irene, la sorella. "Amarezza e sorpresa" sono stati espressi anche da fonti della procura secondo cui "il tentativo di impedire che il processo si celebrasse non collaborando, è andato a buon fine malgrado un lavoro intenso di oltre cinque anni che ha permesso l'identificazione dei presunti autori dei fatti". Le stesse fonti "si augurano che riprendano con rinnovata determinazione le azioni, a tutti i livelli, per ottenere l'elezione di domicilio degli imputati così che il gup cui la corte d'assise ha rimesso gli atti possa riavviare il processo al più presto". In questo senso, infatti, è notizia delle ultime ore che la nuova udienza del gup che dovrà decidere del destino del processo sulla morte di Giulio Regeni sarà fissata entro gennaio. In quella sede il giudice dovrà intraprendere tutte le strade possibili, a cominciare da una nuova rogatoria in Egitto, per rendere effettiva e non solo presunta la conoscenza agli imputati del procedimento a loro carico.

Foto © Imagoeconomica

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