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Il golpe

Il nostro paese, il Cile, ha un lungo curriculum di repressioni da parte dello Stato e dai suoi governi oligarchici dominanti che non si sono fatti scrupoli a uccidere in massa i propri lavoratori. Quel giorno, 11 settembre del 1973, è divenuto simbolo della più grande barbarie commessa contro il popolo. Si metteva in moto la macchina del terrore, piani sinistri, per mettere fine ancora una volta alla storia democratica del nostro paese, con l’intervento economico straniero, con gli agenti della CIA, sotto copertura nelle compagnie nordamericane insediate in Cile, con la benedizione del presidente Richard Nixon. Il suo apparato di intelligence estendeva le proprie reti in altri paesi dominati dagli USA come le dittature del Brasile, Uruguay, all’insegna dell’"Operazione Condor", coordinata dal sinistro agente Michael Townley.
Il dittatore Pinochet, per esercitare il suo potere, arruolò un branco di civili e militari, tutti dello stesso stampo, tutti con una personalità simile, qualcosa che ricorda i patti e l'agire dell’establishment nazi. Fu facile per lui ricorrere a loro anche per imparare i loro metodi di tortura. Molti di questi nazisti si erano nascosti per anni in Brasile, Argentina, Paraguay, Cile ed altri paesi, per questo motivo erano disposti a collaborare con l’intelligence e i loro compiti, sotto la direttiva di Pinochet, con gruppi fascisti all'estero, per eliminare gli oppositori.
Così prendevano forma i loro più funesti piani. Il paese si copriva di fumo, di odore di polvere da sparo, e senza precedenti nella storia del nostro paese, gli aeroplani Hawker Hunters bombardavano il palazzo de La Moneda, sede del governo, cosa raramente vista in altre parti del mondo, salvo in una guerra delle dimensioni della seconda guerra mondiale o in altre situazione di scontro militare. Quelle immagini segnano l'inizio della storia tetra che visse il nostro paese. Dopo, la brutalità si sarebbe estesa in tutto il territorio.
All'alba del 11, una delle prime azioni di quanto pianificato tra civili e militari fu la distruzione da parte di gruppi della destra, Patria e Libertad, delle antenne di trasmissione della Radio dell'Università Tecnica e le sue installazioni; ciò avvenne attorno alle cinque del mattino.
Pinochet mobilitò le truppe militari nelle città più importanti, occupò immediatamente le università, fermò gli studenti, professori, personale che compivano diverse funzioni nelle università (in diversi campi universitari furono detenuti dirigenti universitari e studenti). Così iniziò a realizzarsi il colpo di un traditore che eseguiva gli ordini dell'impero nordamericano e coordinava le sue azioni con l'intelligence straniera. Le disposizioni erano colpire il cuore democratico, istituzionale e repubblicano del governo di Salvador Allende. L'ordine era categorico, senza tentennamenti, distruggere lo Stato di diritto, le sue istituzioni, e qualunque segno di vita democratica, per cominciare da zero un governo con la presenza di civili e militari.
Il piano comprendeva un’azione criminale contro il presidente Allende, eletto democraticamente e con il sostegno della maggioranza dei cileni. Allende era ammirato ed appoggiato da molti dei paesi e governi del mondo. Negli occhi degli abitanti del nostro esteso paese, si rifletteva il terrore quel 11 di settembre, e la notizia si diffuse in tutti i continenti. Le prime reazioni furono di perplessità, da parte dei governi democratici, dopo, di condanna internazionale al colpo civico-militare.

Víctor Jara
La storia si ripete. La classe dominante nel potere, da sempre, in qualunque paese, punta il fucile contro chi rappresenta un simbolo, contro coloro che personificano la libertà, il coraggio e la morale indistruttibile. È proprio la sensibilità particolare dei poeti, artisti, voci dell’umanità, a disturbare i golpisti, perché ogni loro atto è un manifesto che distrugge gli oppressori. Víctor Jara fu fermato il 12 settembre nell'Università Tecnica dello Stato, dove lavorava come professore. Insieme a circa 600 alunni e docenti fu portato dai militari allo Stadio del Cile con i primi detenuti. Fu colpito sin da subito, gli fratturarono parte delle mani. Arrivarono altri detenuti della Scuola di Arti e Mestieri dell'UTE, oggi USACH, lo Stadio si riempì di detenuti, operai, impiegati, cittadini…
Così descrive il momento Victor Jara, nel suo ultimo scritto-poema:
“Siamo in cinquemila, qui. In questa piccola parte della città. Siamo in cinquemila.
Quanti siamo, in totale nelle città di tutto il paese? Solo qui diecimila mani che seminano e fanno marciare le fabbriche. Quanta umanità in preda alla fame, al freddo, alla paura, al dolore, alla pressione morale, al terrore, alla pazzia. Sei dei nostri si son persi nello spazio stellare. Uno morto, uno colpito come non avevo mai creduto si potesse colpire un essere umano. Gli altri quattro hanno voluto togliersi tutte le paure, uno saltando nel vuoto, un altro sbattendosi la testa contro un muro. Ma tutti con lo sguardo fisso alla morte. Che spavento fa il volto del fascismo! Portano a termine i loro piani con precisione professionale e non gl'importa di nulla. Il sangue, per loro, son medaglie. La strage è un atto di eroismo. È questo il mondo che hai creato, mio Dio? Per tutto questo i tuoi sette giorni di riposo e di lavoro? Tra queste quattro mura c'è solo un numero che non aumenta, che, lentamente, vorrà ancor più la morte. Ma all'improvviso mi colpisce la coscienza e vedo questa marea muta e vedo il pulsare delle macchine e i militari che mostrano il loro volto di matrona pieno di dolcezza. E il Messico, Cuba e il mondo? Che urlino questa ignominia! Siamo diecimila mani in meno che producono. Quanti saremo in tutta la patria? Il sangue del Compagno Presidente colpisce più forte che le bombe e le mitraglia. Così colpirà di nuovo il nostro pugno. Canto, che cattivo sapore hai quando devo cantar la paura. Paura come quella che vivo, come quella che muoio, paura. Di vedermi fra tanti e tanti momenti di infinito in cui il silenzio e il grido sono i fini di questo canto. Ciò che ho sentito e che sento farà sbocciare il momento”.
Dopo diversi giorni, gli oltre cinque mila fermati furono trasferiti allo Stadio Nazionale tra il 14 ed il 17 settembre. Alcuni morirono come dice Victor nel suo poema dovuto ai colpi, altri si lanciarono nel vuoto…
Tra il 15 ed il 16 settembre morì Víctor Jara, solo i suoi boia conoscono la data esatta. Lui fu lasciato nello Stadio Cile dai militari per saziare la loro rabbia, dopo essere stato torturato violentemente, con tutto l'odio inumano dei suoi oppressori. Mentre scaricavano la loro brutalità, Victor non smise di guardare i suoi boia; i suoi occhi facevano da specchio per riflettere la miserabile azione di brutalità, insensata, e disumana. I torturatori si trasformavano in esseri ripugnanti, uccidevano la propria morale, lasciando allo scoperto la loro malvagità…
Cosa disturba i criminali? La voce, la parola, la differenza, l'intelligenza, la bellezza, la cultura, e tutto quello che è sinonimo di umanità?
Come Victor e Federico García Lorca, il cineasta Pier Paolo Pasolini fu assassinato un 2 novembre del 1975 a Ostia, vicino a Roma, fu brutalmente colpito in un perverso agguato di gruppi fascisti. Tutte azioni omofobe, di intolleranza, di vendetta politica, di disprezzo per i valori culturali e l'intelligenza di un uomo di cultura, contro il cineasta, giornalista, romanziere, pittore, filosofo. È sempre lo stesso agire malvagio dei fascisti, senza ragione né morale.
La malvagità è la psicopatia degli assassini, niente di ciò ha una qualche relazione con il senso della vita.... La malvagità non è una strada a doppio senso, non è l'esistenza del bene e del male. La malvagità è un binario senza freno, né umanità...
Le azioni malvagie sono terrificanti, sfuggono da ogni idea di vita umana, come l'Olocausto, pianificato per dare morte a milioni di esseri umani, per motivi razziali, con una stupida idea di fare emergere l’uomo Ariano, superiore, per dominare il mondo, l'intolleranza di non accettare la differenza, il valore dell'altro...
Un potere criminale per sopprimere il diverso. Il nazismo e il suo ispiratore, uno psicopatico come Hitler, è l'espressione massima della malvagità, come la bomba in Hiroshima e Nagasaki, e l'attacco alle Torri Gemelle. La malvagità scaturita dalla menzogna come speculazione massima, carente di senso di realtà, nega il principio morale, quello che è l'essenza dell'uomo.
Durante i 17 anni di regime dittatoriale ci sono state azioni criminali, torture, violazioni, assassini, sparizioni, tutto fuori legge, senza un giusto processo per migliaia di detenuti. Pinochet dovette ricorrere ad un personaggio tanto sinistro come lui, Jaime Guzmán, per dare un aspetto di legalità ai suoi crimini, e redigere una nuova costituzione, per impedire qualsiasi possibilità futura di un sistema democratico, distruggendo le istituzioni, persino i registri elettorali. Una personalità mediocre, una nullità di fronte all'intelligenza e l'eroismo di una figura come quella di Salvador Allende.
Come diceva Víctor Jara: Che spavento fa il volto del fascismo!
Victor annunciava quanto sarebbe accaduto: sarebbero stati migliaia i detenuti in tutto il Cile, portati in campi di concentramento, di tortura, di morte. I psicopatici non solo ammazzarono adolescenti, violentato e torturato donne fino alla morte. Nella loro folle atrocità bruciarono i corpi delle vittime, li buttarono in mare, nel fiume Mapocho, come il caso dei 15 prigionieri bruciati nei forni di calce di Lonquén. La dittatura civico-militare di Pinochet non tentennò nell’ordinare i suoi agenti della Dina a compiere missioni fuori dal Cile per eliminare i suoi oppositori politici, come l'autobomba che mise fine alla vita dell'ex ambasciatore Orlando Letelier e del suo assistente Ronni Karpen Moffitt a Washington D.C.; e l'assassinio fallito di Bernardo Leighton e sua moglie a Roma-Italia nel 1975.
Il negazionismo persiste nella destra cilena. Hanno una sola voce, la stessa posizione, senza pentimento, coprendo di silenzio la sua malvagità criminale. La verità è che il popolo cileno fu massacrato.

Il processo costituente di oggi
È il momento di prendere le distanze dal male. Oggi è in corso un processo costituente per redigere una nuova costituzione democratica, scritta con mente aperta, a piena luce, non nell'oscurità perversa di una dittatura. Non possiamo banalizzare i detti del presidente Piñera: "Siamo in guerra", parole fuori contesto, utilizzate soltanto per giustificare la repressione che ha lasciato morti, accecato occhi, persone mutilate dai proiettili della polizia, e per occultare le malefatte della sua polizia e dei militari. La malvagità si alimenta negando un futuro differente, governando con la menzogna, con politiche economiche che arricchiscono i più ricchi e incrementa la povertà.
"La tolleranza diventa un crimine quando si applica al male", Thomas Mann.

La sensibilità e l'opera di Victor
Chi ha conosciuto Víctor Jara, o si è incrociato con lui in qualche momento, ha potuto percepire la sensibilità che trasmettevano i suoi occhi, il suo parlare tranquillo. La sua presenza lasciava una certa aureola luminosa. Un marcato senso di spiritualità faceva di lui un comunicatore affettivo, che suscitava empatia, un artista completo, che si districava con maestria in altri scenari delle arti. La sua genialità è stata necessaria per noi. Mi chiedo: Quanto altro avrebbe potuto creare Víctor Jara? La dimensione della sua opera è immensa, ma poteva esserlo ancora di più. Ma la malvagità fascista mise fine alla sua vita…
Come ben diceva un leggendario pensatore, Confucio: "La natura umana è buona e il male è essenzialmente antinaturale". Le note musicali nella voce di Víctor Jara si manifestavano come mandorlo in fiore, sempre profondo: “È il canto universale - la catena che farà trionfare il diritto di vivere in pace”.
La voce di Victor aleggia nell'aria, per accompagnare la memoria, ed anche il futuro in ognuno di noi. Tutti abbiamo accolto con emozione la notizia: Joan Turner, compagna di Víctor Jara, ha ricevuto il Premio Nazionale delle Arti 2021, un riconoscimento più che meritato, per il suo apporto alla nostra cultura e per la sua difesa permanente alla memoria, ai diritti umani: “Stiamo percorrendo un ampio sentiero”. Il viale Ecuador cambia nome: dal 28 settembre si chiamerà Avenida Víctor Jara.
Víctor Jara vive ed è più presente che mai e costituisce una fonte di ispirazione permanente.

Foto di copertina: elmundo.com

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