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Un’opera letteraria digitale vitale, per lo studio attuale della criminalità organizzata

Il filosofo e ricercatore del CONICET (Consiglio Nazionale di Ricerca Scientifica e Tecnica) Rocco Carbone ci offre un nuovo capitolo sulla mafia in Argentina. Questa serie letteraria iniziata con "Mafia Capitale", vuole, e riesce, sintetizzare le "logiche mafiose" che derivano dalla gestione di Mauricio Macri che governò l'Argentina nel periodo 2015-2019. Mafia Argentina: Radiografía política del poder” (2021), di Edizioni Luxemburg, disponibile in Argentina in versione digitale è un elemento necessario per lo studio attuale della criminalità organizzata. 

Raúl Zaffaroni, specialista in diritto penale ed ex membro della Corte Suprema di Giustizia della Repubblica Argentina, ha curato la prefazione e con semplici ed azzeccate parole introduce il concetto dell'esistenza di una struttura criminale sovranazionale di forte impatto nelle società dove è presente. 

"Questo libro contiene un'enorme quantità di dati significativi, altri oggetto di indagine o assunti ed elabora anche delle ipotesi quasi da far sembrare la trama generale della narrazione troppo cospirativa. Il vincolo con la 'Ndrangheta continua a configurare l'asse centrale di un racconto che ispira sentimenti contrari, perché è lugubre, ma suscita anche indignazione e contemporaneamente genera paura e sensazione di impotenza. Non sarebbe strano che quel complesso emozionale tenda ad attivare la negazione che, come è saputo, è uno dei meccanismi di fuga di Anna Freud." 

"Dallo sguardo del criminologo, la prima cosa da notare è che la criminalità organizzata esiste, nonostante il concetto non sia chiaro, specialmente quando si pretende che abbracci il terrorismo che è una delinquenza del tutto differente". E avverte: “Non si giustifica in modo alcuno cadere nel negazionismo, perché la criminalità organizzata o di mercato esiste ed è parte del mondo e del tempo in cui viviamo: negarla sarebbe un'ostinazione che sfiora un'alterazione del sensoriale". 

Il filosofo italiano, residente argentino da anni, fa un breve accenno alla capacità di infiltrazione istituzionale che ha storicamente la mafia, e che, secondo l'autore, ha interessato le più alte cariche dello Stato argentino. 

"La mafia - e per l'Argentina, nello specifico, la 'Ndrangheta- è un'organizzazione socioeconomica di tipo criminale che si è infiltrata dentro lo Stato. Quando un'organizzazione con comportamenti mafiosi si legalizza attraverso uno strumento politico - un partito o in ogni caso un'alleanza - e vince delle elezioni nazionali, incomincia a dettare le sue leggi ed i suoi valori da dentro l’apparato dello Stato”.

L'opera percorre aspetti chiave per comprendere il fenomeno mafioso che come chiarisce Carbone, "non è solo un fenomeno criminale, ma anche uno strumento di promozione sociale, un modello, una cultura, un comportamento, una lingua (che ha le sue forme misteriose di secretismo), un potere: dimensioni che confluiscono in una visione del mondo", e in  questo contesto l'analisi della psiche mafiosa, facendo una parentesi nella personalità del leader della destra argentina Mauricio Macri: "Questo tipo di costituzione psicologico-caratteriale deve essere studiata in relazione con il sistema culturale mafioso che richiede freddezza ed indifferenza nell'esecuzione della violenza e della morte, perché questa articolazione fa parte di un'attività 'professionale' strutturata”.

Afferma Carbone: "In questo lavoro affronto diversi mafiosi emergenti di un fenomeno comune: lo Stato segreto, gli scantinati della democrazia, la mitologia mafiosa, i codici segreti legati al potere, la famiglia come centro di quel potere, le affiliazioni rituali e le cerimonie strumenti segreti per la redistribuzione di potere in una struttura altamente gerarchica, il codice dell'omertà, la struttura dell'onorata società". Tutti concetti che, nel corso del libro, saranno legati a casi specifici dell'attualità politica ed economica argentina. 

"Ogni volta che diciamo mafia, perfino se lo facciamo ambiguamente o senza piena consapevolezza, parliamo di un doppio Stato nascosto, parallelo allo Stato legale e contemporaneamente in permanente dialogo con lo stesso, perché fonte di affari e potere, ed inoltre perché permette di riciclare denaro proveniente da traffichi illegali. Manovrare uno Stato - o parti dello stesso - per le organizzazioni mafiose implica ridurre o eliminare i circuiti propri a livello fiscale. La mafia altera la democrazia, la colonizza e la porta al fallimento trasformandola in un'altra cosa che poco o niente ha a che vedere con il suo senso etimologico e con una pratica umanista-vitalista: il potere del popolo". 

Bisogna cercare la mafia nell'apparato politico, nella conduzione del governo degli Stati e nei tre poteri repubblicani, supportati dal quarto potere, il mediatico - concentrato in attori economici di primo livello e sparso in giornalisti addestrati nell'elaborazione di fake news o verità a metà -, oltre al potere corporativo ed internazionale. In Argentina, è necessario puntare la lente d'ingrandimento sul governo dello Stato tra 2015 e 2019, sui suoi vincoli internazionali e su una parte più che considerabile della politica nazionale vincolata con il partito Cambiemos”.


mafia argentina rocco carbone interna


L’esperto, originario della Calabria, dedica una generosa parte della sua opera a spiegare la struttura organica della 'Ndrangheta, la mafia calabrese che opera incisivamente nel Cono Meridionale ma anche in tutta Italia. Lo scrittore, inoltre, sottolinea i passi in avanti fatti in materia penale da parte delle istituzioni italiane nell'identificare questo tipo di organizzazione, raccontando alcune delle novità giudiziali nell’ambito del processo "Rinascita-Scott" che indaga le attività criminali di un ramo della 'Ndrangheta calabrese. Su questa modalità di lotta alla mafia Carbone riflette: "È possibile combattere la mafia con corazzieri, maxi processi teletrasmessi e numeri cospicui di imputato? È un'ipotesi plausibile. È così che la pensa Gratteri (titolare del processo Rinascita Scott, ndr.), perché è un uomo dell'apparato giudiziale che crede che la 'Ndrangheta si combatte con investigatori e servizi che fanno intelligence.

L’autore di libro continua dicendo: "Un'altra dimensione di questa storia è il delirio 'stragista' (strage può tradursi in massacre). Si tratta dell'aumento esponenziale della violenza mafiosa nel decennio 1990 che falciò (o cercò di farlo) le vite di giudici, politici, amministratori, giornalisti, poliziotti, cittadini comuni, e che persino colpì il patrimonio culturale italiano. L’apice lo raggiunse nel 'biennio terribilis' del 1992-1993, con una serie di attentati fatti da Cosa Nostra sulla base di bombe posizionate in distinte latitudini italiane.

L'obiettivo: debilitare lo Stato? Una lettura di questa indole sarebbe ingenua. Quegli anni di bombe ed attentati bisogna leggerli non tanto come una rappresaglia dei clan siciliani dettata dagli arresti dei loro boss ma come un progetto politico focalizzato ad identificare referenti politici nuovi e fidati - nel contesto di un progetto ultraneo liberale potente: quello di Berlusconi; che vedeva la crisi dei partiti tradizionali: Partito Comunista Italiano, Democrazia Cristiana, Partito Socialista Italiano - disposti a dialogare con le mafie. I nuovi referenti furono trovati dentro Forza Italia. E la 'Ndrangheta partecipò come protagonista in quella fase stragista, articolando una strategia terroristica comune con Cosa Nostra. I vincoli tra Forza Italia e la 'Ndrangheta sono stati provati dalla "traccia nei flussi finanziari che arrivavano all'impero di Berlusconi" dalla Calabria. 

L’autore dedica anche importanti passaggi alle cause giudiziali legate al narcotraffico in entrambe le sponde dell'oceano, e che permettono di comprendere l'aspetto globale di questa organizzazione di tipo mafioso che, come abbiamo chiarito sopra non si limita solo ai delitti di cronaca poliziesca. 

"Oggi la 'Ndrangheta è l'organizzazione europea più potente che gestisce il traffico internazionale di droga. Dall'Afghanistan, Medio Oriente e America Latina arriva al sud di Italia", e aggiunge: "La mafia calabrese scopre il gran affare della cocaina nel decennio del 1970 – u Zzi Ntoni Macrì, il fondatore della 'ndrina. Macrì fu assassinato nel 1975 - e si organizzò in due cartelli di distribuzione. L'autorità di quei cartelli dipende proprio dalla capacità di scatenare violenza, dalla disponibilità finanziaria e dal carisma di alcuni dei suoi rappresentanti”.

Carbone offre indizi riguardo l‘infiltrazione, nonché del controllo delle mafie italiane nelle strutture dei cartelli del narcotraffico latinoamericano. 

Gli studi del ricercatore del CONICET diventano elementi necessari al fine di comprendere le strutture criminali complesse che interagiscono non solo in Argentina bensì nella regione del Cono Sud nella sua totalità. Strutture che da decenni infiltrano l'impianto civile, militare, imprenditoriale, accademica ed ecclesiastica delle nostre società. Ci dice Carbone: "Per quanto riguarda i vincoli tra 'Ndrangheta e massoneria: quando i limiti di quelle organizzazioni finiscono per confluire in un sistema criminale comune, abitualmente l'obiettivo è quello di attivare terminali nevralgici nei parlamenti, nei grandi centri economico-finanziari o in quei posti dove si definiscono i destini dei paesi". E aggiunge: "Nella struttura 'ndranghetista ci sono uomini (professionisti) invisibili che hanno il compito di stabilire vincoli strategici con il mondo della politica, dell'economia e delle istituzioni legali. Invisibile in questo caso non deve essere interpretato come un individuo che non può essere visto da altri, bensì uno che riesce a celare la propria reale funzione”.

In questo modo, a detta di Carbone, si crea dentro la società una struttura occulta civica, militare, imprenditoriale ed ecclesiastica che si serve delle istituzioni per consolidare i propri fini ed obiettivi. Così lo descrive Carbone: "Quello doppio Stato occulto è una specie di realtà segreta che quando interagisce con i tessuti vivi ed attivi della legalità istituzionale provoca delle frizioni con il potere costituito.

Di fronte a questo scenario antidemocratico "è necessario dotare l'Argentina (e oserei aggiungere anche l'America latina, ndr.) di una nuova disciplina concettuale-militante che, in mancanza di una categoria che si addica, potrebbe definirsi ipoteticamente filosofia antimafia, che dovrà essere capace di fomentare la creazione di un lessico che sia di dialogo con un movimento sociale antimafia che riesca a stimolare anche una cultura di lotta contro le mafie.

Un pensiero dell'antiviolenza. Una disciplina necessaria (inevitabile), nel suo aspetto di formazione della sensibilità. Cominciare ad articolarla attraverso figure e discorsi significa cominciare a costruire dalla base (da dietro le quinte) una disciplina che porti ad un vero progetto di scena democratica (potere del popolo). Ci sono utopie che conformano ancora l'orizzonte della creazione e della critica: la garanzia di una cultura differente. Quella filosofia antimafia è per adesso la ricerca dei nomi senza nome che in qualche momento della nostra storia collettiva riusciranno a configurarla”.

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