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Cosa c’è dietro a queste partenze?

Oltre 800 persone la scorsa settimana sono state tratte in salvo nel Mediterraneo. Ben 555 il numero dei migranti ospitati sulla Ocean Viking della Sos Mediterranèe francese. Tra esse un bimbo di tre mesi e 28 donne (di cui due incinta). E' l'impegno delle Ong presenti nel Mediterraneo, mentre l'autorità Ue ancora una volta si volta dall'altra parte.
“Nonostante le imbarcazioni siano in situazioni critiche e le autorità Ue ne siano consapevoli, i migranti sono lasciati a rischiare la vita”, ha denunciato Alarm Phone. “Quattro delle barche sono lasciate alla deriva in zona Sar maltese. Nella notte abbiamo perso il contatto con quella che ha a bordo 240 persone e non sappiamo nulla delle loro condizioni. Abbiamo fornito aiuto a centinaia di profughi per numerose ore, anche durante la notte. Ma aspettiamo ancora di sapere dalle autorità europee se abbiano intenzione di porre in essere le urgenti operazioni di soccorso. I loro ritardi potrebbero già aver causato fatalità e più il tempo passa, più la probabilità di un disastro aumenta”.
“Molti soffrono di mal di mare. Alcuni sono svenuti sul nostro ponte per il calore e il calvario che hanno vissuto”, ha spiegato il capo del team medico.
Ancora una volta le denunce giunte lasciano un profondo senso di rabbia.
Lunedì mattina è stata la Sea Watch 3 ad intervenire, strappando dalle grinfie del mare 263 profughi. Quattro giorni dopo la situazione è ancora critica e non è stato assegnato un porto sicuro: "Abbiamo inviato una segnalazione al Tribunale di Catania per notificare la presenza di oltre 70 minori a bordo, la maggior parte non accompagnati... Sono disidratati, feriti, traumatizzati" hanno denunciato su Twitter i responsabili dell'imbarcazione. E poi ancora si legge: "Mentre l'Italia rinsalda la sua collaborazione con la Libia attraverso il voto in Senato sul rinnovo delle missioni e la visita della ministra Lamorgese, queste persone vengono lasciate in mare. Hanno sofferto abbastanza. Chiediamo l'assegnazione di un porto sicuro".
E' la fotografia di oggi. Quella di un'Italia che resta inerme tanto quanto l'Europa intera.
Nei giorni scorsi in un video la portavoce Giorgia Linardi aveva affermato: “Le autorità ci hanno ignorato, non abbiamo ricevuto alcun supporto. In questo momento solo le ong sono in mare a dare aiuto, e tuttavia non è sufficiente. Le autorità sono completamente assenti e possibilmente, quando arriveremo in porto, ci bloccheranno ancora accusandoci di aver salvato troppe vite, le stesse che hanno deciso di abbandonare in mare”.
E' attraverso queste dichiarazioni che possiamo provare a comprendere la criticità della situazione nel Mediterraneo. In mare sono le vite di centinaia di persone ad essere messe in pericolo e l'inerzia delle istituzioni non ha alcuna giustificazione.
In questa calda estate gli arrivi stanno toccando cifre esorbitanti e i mancati soccorsi da parte dell’Europa vengono denunciati praticamente ogni giorno.
Uniche ad agire quelle navi delle Ong che, con ogni forza in loro possesso, decidono di sfidare la politica dell’indifferenza, dell'Italia e dell'Ue.
Perché sul tema dei rifugiati stiamo osservando anche da quei governanti che si dichiarano liberali e democratici un approccio non dissimile da quello propugnato dai loro avversari nazional-populisti e xenofobi. Per timore di cedere loro terreno politico, li stanno imitando sul piano sostanziale.
I profughi vengono guardati come invasori ed i diritti umani più semplici vengono disattesi.
Da tempo non si parla più di revisione degli accordi di Dublino, di un sistema comune di asilo e men che meno di sanzioni nei confronti degli stati membri che si sottraggono agli obblighi umanitari.
In questo quadro anche l'Italia ha la sua dose di responsabilità con quegli accordi stretti con la Libia, rinnovati quest’anno dal premier Mario Draghi, assolutamente inefficaci.
Accordi che prevedono lo stanziamento di circa 10 milioni di euro alle autorità libiche, che dovrebbero essere investiti anche per diminuire le partenze e aumentare gli interventi di soccorso della guardia costiera Libica.
Ma i dati dimostrano chiaramente l'aumento delle partenze.
Dobbiamo credere che quei denari siano stati investiti in altro?
Certamente una soluzione non sono quei lager dove decine e decine di testimoni raccontano il consumarsi di violenze e soprusi.
Dal nostro Governo servirebbe una presa di posizione netta, tanto con la Libia quanto con L'Unione Europea chiedendo interventi che puntino a tutelare le persone che fuggono da violenze, come quelle che vengono messe in atto proprio in Libia.
Senza dimenticare la responsabilità più grande che è il rispetto della vita.
Uno Stato serio anziché osteggiare le ONG le supporterebbe per far sì che siano salvate quante più vite umane. Ma evidentemente tutto ciò ai nostri governanti non interessa. E in mare un altro uomo, donna o bambino rischia di morire.

Foto © Imagoeconomica

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