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Chiusa l’era della Lava Jato, la corruzione non si è fermata. Dal petrolio è passata ai vaccini. Dopo le inchieste sugli appalti Covid deflagrate tra luglio e settembre del 2020, ora al centro delle polemiche vi è l’acquisto delle 20 milioni di dosi del Covaxin, il vaccino fabbricato dall’azienda indiana Bharat Biotech. Ad essere finito nelle mire della Procuradoria Geral de la Republica (PGR) è proprio il Presidente Jair Bolsonaro, colui che ad ottobre 2020 aveva dichiarato di aver “fatto finire la Lava Jato” perché “non vi era più corruzione nel governo”.
Il reato contestato dai magistrati è quello di ‘prevaricazione’, cioè di aver saputo delle irregolarità nei contratti Covaxin e di non averle comunicate alle autorità competenti. Queste notizie sarebbero giunte all’orecchio del Presidente della Repubblica grazie a Luis Miranda (deputato federale nelle file delle Dem-df) e da suo fratello, Ricardo, che è a capo del dipartimento importazioni al Ministero della Sanità. Miranda ha affermato di avere ricevuto una proposta indecente da Silvio Assis, un lobbista molto vicino al capo dei bolsonaristi alla Camera Ricardo Barros, per velocizzare i tempi d’acquisto del vaccino Covaxin. Secondo le fonti della rivista Crusoé, Assis avrebbe avuto in tasca una quota di sei centesimi di dollaro su ogni dose, in questo modo si sarebbe garantito una commessa di 1,2 milioni di dollari se il governo avesse firmato un contratto da 20 milioni di dosi. Miranda rifiutò l’offerta ed informò subito il Presidente Jair Bolsonaro, il quale gli avrebbe risposto di avere intenzione di riferire l’accaduto alla Policia Federal. Nulla di tutto questo però venne comunicato alle autorità, così il Brasile continuò ad acquistare il vaccino Covaxin pagando 80,70 R$ a dose, cioè quattro volte di più rispetto ad AstraZeneca, il ‘siero’ antiCovid più economico. “Voglio dimostrare che il Ministero della Salute del governo Bolsonaro è il fulcro della corruzione” - ha dichiarato Miranda durante la sua audizione alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul Coronavirus.
Proprio durante una seduta di questo collegio erano emersi i primi sospetti sui contratti Covaxin poiché il Presidente Bolsonaro avrebbe privilegiato l’acquisto di questo vaccino contattando direttamente il primo ministro indiano Narendra Modi. Agli atti della Commissione vi è una lettera (datata a gennaio del 2021) scritta da Bolsonaro a Modi, nella quale il Presidente del Brasile chiedeva di inviare “con la massima urgenza” 2 milioni di dosi del vaccino Covishield prodotto dalla Serum Institute of India. Nelle prime righe della missiva, l’ex capitano dell’esercito verdeoro faceva però riferimento a Covaxin e ad AstraZeneca come due vaccini “selezionati dal governo brasiliano”, quindi accettati dal Ministero della Salute.
Secondo un calcolo effettuato dal Tribunal de Contas, l’accordo per l’acquisto del Covaxin è stato raggiunto dopo 97 giorni di contrattazione, invece quello per Pfizer ne ha impiegati 330.
Le indagini sono serrate e proseguono in due direzioni: la PGR si occupa dei politici implicati in questa vicenda invece il Ministério Publico Federal di Brasilia ha al centro del mirino i funzionari amministrativi del Ministero della Salute. Fulcro di quest’ultima indagine sono sempre le pressioni, che la Procura bolla come “irrituali”, subite dall’ex direttore Ricardo Miranda da parte di alti funzionari del Ministero al fine di superare il muro imposto dalla Agencia Nazionale di vigilanza sanitaria all’importazione del Covaxin (il cui acquisto era stato sospeso a marzo 2021 per mancanza di controlli e di sicurezza nella produzione).
Ergo, vi sarebbe stata un’insistenza sia interna al Ministero che fuori di esso per sbloccare l’acquisto del farmaco. A causa di queste polemiche, il 29 giugno 2021 il contratto con la Bharat Biotech è stato sospeso in attesa che si faccia chiarezza sulla vicenda mentre il Ministero della Salute ha respinto ogni accusa affermando di non avere nemmeno pagato le dosi di Covaxin. Anche Bolsonaro ha smentito l’ipotesi investigativa della PGR: “Non abbiamo sovrafatturato l’acquisto dei vaccini. È una bugia”.
Se queste accuse siano vere non ci è dato a sapere. L’inchiesta su Bolsonaro sarà condotta però dalla Procuradoria Geral da Republica, il cui capo - Augusto Aras - è stato scelto personalmente proprio dal Presidente della Repubblica per quell’incarico. Quella decisione era stata molto contestata da parte dell’associazione nazionale magistrati poiché Bolsonaro aveva ignorato i tre nominativi indicati dall’MPF che ogni Capo di Stato, per prassi, è tenuto a tenere in conto. In questo modo, Bolsonaro è riuscito a piazzare una persona vicina a lui anche nell’unico potere dello Stato che finora non era stato intaccato.
Le prossime puntate ci diranno se la PGR da cane di guardia del potere si è trasformata nel cane da riporto della politica brasiliana.

Foto © Imagoeconomica

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