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Protesta alle porte della prigione in via Domingo Arena, altra pietra miliare dell'impunità

Gruppi, cittadini del quartiere Piedras Blancas ed il movimento Our Voice hanno partecipato alla denuncia

“I potenti e gli impuniti costruiscono i loro privilegi sulla miseria e la violenza”

Sembra quasi che il dolore sia diventato un clandestino. Come se non esistessero la disperazione e l'angoscia che rimangono dietro al silenzio delle sparizioni, dietro al grido spezzato dalla detonazione di un missile, dietro al pianto che affoga nell'acqua avvelenata del “sottomarino” pieno di sporcizia, materia fecale ed urina, dietro alle scariche elettriche che infliggono dolore ai genitali fino ad arrivare al midollo, dietro alla morte dell'anima quando gli occhi vedono sparire, dietro ad una porta, la creatura che hai appena partorito. Non c'è coscienza umana che possa concepire come tutto questo possa essere accaduto in Uruguay durante tutti questi anni, per mano di diversi gruppi di militari, poliziotti, politici in carica e membri di diversi servizi - segreti o meno -, e squadroni della morte, attraverso coordinamenti strategici tra organizzazioni criminali, chiamate poteri di stato, ed autorità, tra virgolette, che governavano una nazione intera mediante persecuzioni, terrore e morte.
Nell'ex Reggimento di Cavalleria n° 6, lo stesso luogo in cui alcuni di questi uomini hanno commesso questi crimini, si stanno scontando le condanne. Sono 18 militari, responsabili di molteplici torture, sequestri, sparizioni ed omicidi, che si trovano in prigione in un quartiere militare adattato a carcere, in via Domingo Arena. Un carcere creato nel 2006 durante il primo governo di Tabaré Vázquez, appositamente per loro, i repressori. Un luogo privilegiato in un quartiere con molte carenze. Nel cuore di Piedras Blancas, l'Istituto Nazionale di Riabilitazione, dipendente dal Ministero degli Interni, ha aperto l'unità n. 8 affinché alcuni anziani repressori, che non possono scontare la pena agli arresti domiciliari per la gravità delle loro condanne e per la loro salute "deteriorata", possano finire i loro giorni con tutta una serie di comodità, vero e proprio schiaffo all'intelligenza umana.
L'ultima domenica di maggio, verso mezzogiorno, un centinaio di persone (cittadini autoconvocati) si sono piazzati di fronte a questo carcere per denunciare il morboso silenzio che protegge questi delinquenti. Con cartelli che denunciavano le responsabilità politiche e gli interessi nel privilegiare un certo tipo di criminali - in questo caso militari di alto rango, funzionari dei servizi di intelligenza, poliziotti che hanno avuto ruoli importanti nel governo dittatoriale che ha comandato in Uruguay tra il 1973 ed il 1985 ed oltre, i manifestanti hanno realizzato la loro protesta. In quest'occasione hanno ricordato coloro che sono stati uccisi proprio in questa struttura castrense: Iván Morales, Hugo de los Santos e Luis Eduardo González, che fu visto in vita l'ultima volta proprio lì.





"L'ultima volta in cui Elena - la moglie di Luis 'Chiqui' González - lo ha visto è stato quando lo stavano portando nel locale dove lo avrebbero interrogato. Le tolgono la benda e vede che era seduto ed aveva le convulsioni. 'L' ultima volta che l'ho visto è stato il 24 dicembre del 1974 quando subimmo un ricatto faccia a faccia in cui gli proposero la mia libertà in cambio della sua collaborazione'.' Stava male fisicamente e respirava con difficoltà: inoltre i suoi piedi erano gonfi ed i vestiti erano lacerati. Era impossibile che potesse fuggire in quelle condizioni. Era lucido e razionale ma fisicamente stava molto male".
"È stato visto vivo per l'ultima volta il 25 dicembre del 1974, in condizioni fisiche molto gravi. Una compagna, che era detenuta, lo ha visto mentre lo stavano torturando su di un cavalletto. Questo è stato l'ultimo giorno in cui lo hanno visto".
Nella giornata di mobilitazione, alla quale hanno partecipato rappresentanti del popolo colombiano, con la lettura di un proclama si è puntato il dito contro le comodità di cui godono i detenuti di questo carcere di repressori. Carcere che in questa occasione era recintato e protetto dalla polizia.
"Domingo Arena è un carcere da Vip per terroristi di stato che è costato al paese 400.000 dollari: 18 abitazioni private, ammobiliate e con telefono, computer e connessione a internet, frigobar ed un servizio di TV a pagamento pagato dal Comando dell'Esercito. Senza parlare degli spazi ricreativi come il campo da calcio, la sala mensa con stufa a legna ed una mini palestra con cyclette e tapis roulant. Hanno anche una clinica tutta loro".
"Dietro a questi muri e con tutte queste comodità si trovano i terroristi di stato come Eduardo Ferro, militare di intelligence, sequestratore di bambini e torturatore; Gilberto Vázquez, assassino condannato per 28 omicidi; Miguel Sofia, componente dello Squadrone della Morte; Jorge Silveira, violentatore di adolescent”.
"Ma al di là dell'essere un luogo di privilegi - come continua il testo letto insieme da diverse persone - non è chiaro se è della Guardia Repubblicana o dei Corazzieri, con un disconoscimento delle condizioni di carcerazione poiché vi si trovano altri detenuti condannati per tortura, sequestro ed omicidio. In quel luogo si trova, tra gli altri, Juan Carlos Larcebau, condannato per 37 omicidi e Rodolfo Gregorio Alvarez, condannato per tortura".


E su questa linea è continuata la denuncia: "E altri hanno come privilegio gli arresti domiciliari: secondo informazioni del Ministero degli Interni risulta che di 11 solo 2 sono controllati attraverso cavigliere elettroniche permanenti, mentre gli altri vengono controllati mediante firma dei moduli al domicilio. Ernesto Rama, condannato per 28 omicidi, o Nelson Bardesio, componente dello Squadrone della Morte e assassino dello studente di 19 anni, Héctor Castagneto, sono nelle loro case senza braccialetto elettronico ed i suoi vicini li vedono circolare liberamente per la strada".
Tutti loro continuano a mantenere altre prebenda, come pensioni privilegiate e attenzioni particolari all'interno dell'ospedale militare, tutto pagato dallo stato. Tutto questo mentre centinaia di denunce di delitti di lesa umanità dormono tra i cavilli giuridici presentati dai repressori, cavilli che il potere giuridico ha accettato ed applicato per quanto riguarda gli oppressori.
Tra le persone che hanno parlato troviamo Fátima Amaral, in rappresentanza del movimento culturale internazionale Our Voice: "Siamo qui perché siamo stanchi dell'impunità e dell'ingiustizia. Durante il tragitto per arrivare in questo luogo sono sorte molte domande. Domande che al porle si trasformano in denunce e che hanno risposte che generano disgusto a chiunque vuole mantenere la dignità: Chi e perché sostiene i privilegi dei criminali per lesa umanità? Sono gli stessi che sequestrano la verità e la giustizia a cominciare dal patto del Gruppo Navale e la legge di impunità? Sono gli stessi che assicurano privilegi agli imprenditori e ai ladri coi guanti bianchi coinvolti in truffe a danno dello stato con altri carceri da Vip, come quella del Campanero a Lavalleja, mentre le 13.000 persone considerate 'comuni', persone povere ed emarginate, vivono in condizioni disumane? Gli stessi che aiutano ad evadere dalla giustizia persone coinvolte in casi di abuso infantile, come nella operazione Oceano? Gli stessi che nello stesso momento fomentano l'odio, la criminalizzazione della povertà ed il grilletto facile? È in questo che il sistema politico si definisce democratico? Così funziona il potere giuridico che dice di impartire la giustizia?".
Le domande risuonano nel tempo, nelle strade e nelle istituzioni per i diritti umani, negli uffici dello stato e tra le poltrone del Palazzo di Giustizia, dove politici di tutti i partiti si siedono e concordano le leggi, mentre il popolo continua ad aspettare, con le mani vuote.
"I potenti e gli impuniti costruiscono i loro privilegi sulla miseria e sula violenza".
Anche i cittadini hanno ricordato i caduti che hanno perso la vita per aver tentato di cambiare un sistema escludente e classista, in cui il popolo serve solo ad ingrossare il flusso finanziario delle banche, delle società e delle multinazionali.
"I nostri compagni e le nostre compagne lo avevano capito e si erano ribellati contro tutto ciò lottando per un mondo migliore. Questo è stato l'affronto ai poteri, e per questo li hanno sequestrati e torturati, incarcerati e fatti sparire. E per questo continuano a sparire ancora oggi. Per questo i poteri sequestrano la verità, promuovono il dimenticare e sostengono i privilegi dei repressori. Noi vogliamo difendere la memoria di compagni e compagne. Di tutti e di ognuno. Vogliamo rivendicare le loro bandiere e la loro lotta. Noi siamo loro fratelli nello sforzo di costruire un mondo migliore, dove la miseria, la violenza ed i privilegi non esistono. Proviamo disgusto di fronte alla ingiustizia. E abbiamo la necessità di trasformare la loro memoria in lotta per abbattere l'impunità".
Basta privilegi per i repressori terroristi di stato! Basta di arresti domiciliari e carceri Vip!

Foto © Antimafia Dos Mil e Our Voice/Leandro Gómez

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