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Nominati i membri della Costituente che redigeranno la Costituzione che rimpiazzerà quella pinochetista

Dal Cile. "Oggi è stata sentita la voce della cittadinanza (…). “È stato inviato un messaggio forte e chiaro al governo e anche a tutte le forze politiche tradizionali. Non rispondiamo in modo adeguato alle richieste e ai desideri della cittadinanza (…) È nostro dovere come Governo ascoltare con umiltà e fare tutto quello che sia necessario per rispondere al meglio alle necessità, i desideri e le speranze della gente". È con queste parole che il Presidente Piñera (in foto) ha iniziato il suo discorso in chiusura dello scrutinio delle votazioni per eleggere l’assemblea costituente. Con voce debole e nervosa, il tiranno in giacca e cravatta ha fatto il suo discorso di disfatta. 

È certo che le sue parole sono vere. Si è sentito a viva voce il messaggio che dal 18 ottobre del 2019 si è diffuso sempre con più forza in Cile e nel mondo intero, un messaggio che attraversa il paese da estremo a estremo, da oltre 30 anni. Questo 16 maggio la destra politica ha ricevuto un messaggio che non si aspettava. Il popolo ha mandato le forze politiche, l'élite economica e i leader di Stato di nuovo alla loro buia e vecchia cassa funebre. A dispetto delle aspettative della classe politica, il popolo ha ancora dimostrato loro con matita in mano che in Cile siamo ancora svegli. 

Questo evento storico, questo processo politico che non si è ancora concluso, comincia a dimostrare la potenza dell'unità, la storia di un paese. I ribaltamenti che possono esserci nella storia di un paese dipendono dall’azione del popolo. I risultati importanti, i passi importanti cominciano nelle strade, ma finiscono nelle cabine elettorali.   

Dopo i risultati di queste elezioni costituenti in Cile, è evidente che il voto è un elemento che il popolo ha imparato a utilizzare. Il 2020 lo ha dimostrato con il referendum storico dove l'opzione "Approvo" ebbe un trionfo abissale sull'opzione "Rifiuto".

Il 15 e 16 maggio di quest’anno 2021 sono stati i giorni scelti per segnare un contraccolpo assoluto al lascito di Augusto Pinochet. Queste date hanno dissolto certezze, frammentato un modello e fatto tremare la classe politica dominante. 

La cittadinanza, il popolo cileno, nuovamente – così come il 25 ottobre del 2020 -, ha detto "No!” ad una continuità nella storia buia e sporca del paese. 

Dopo le elezioni dei membri della Costituente, la perpetuità della Costituzione Politica della Repubblica, creata tra quattro pareti e la quale assicurava un modello che ha minacciato la vita e la libertà fino al giorno di oggi, è svanita. 

La strada da percorrere è complessa. Ci saranno processi, negoziazioni e accordi che definiranno la direzione del paese. Ora, sarà nelle mani di pochi il futuro di molti. 

Non è momento di cantare vittoria, ma sì di celebrare il trionfo momentaneo e trascendentale nella storia del paese, e non solo del paese. Cile, con questo processo politico, si posiziona come primo paese al mondo che arriva con parità di genere (68 donne e 70 uomini). 

Guardare indietro all’esperienza vissuta può insegnare molto, il processo democratico stesso ci dimostra la potenza di un voto. Un solo voto può marcare la differenza, quel 1 + 1 che continua, che si espande e che alla fine può dimostrare qualcosa. 

Malgrado l'universo elettorale fosse di un 41% degli aventi diritto al voto, per differenti ragioni, tra esse divisioni, sfiducia nel sistema e nelle sue autorità, e difficoltà negli spostamenti, perché il Governo non ha provveduto a agevolare gli spostamenti, si è comunque raggiunto un risultato. Se il paese si fosse unito contro il nemico comune, il risultato sarebbe stato schiacciante; speriamo di non dover aspettare la fame per unirci.

Foto © Cecilia Pérez Jara, ex Ministra SEGEGOB

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