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La lotta del popolo palestinese per recuperare la propria terra non è una novità né una notizia, benché molti in Israele pretendano di ignorarla o, ancora peggio,  pretendano di riaffermare con zelo criminale che la rivendicazione palestinese non è legittima, il che è un'assurdità sotto ogni punto di vista.

E che siano ripresi gli attacchi contro la Striscia di Gaza, con bombe e tutto l'apparato bellico immaginabile ed inimmaginabile, non è neanche questa una novità, sono oramai anni di incessante assedio. Un assedio che rasenta il criminale, e che, con il passare del tempo, è stato recriminato e censurato da diversi fronti, nonostante il governo israeliano lo abbia sempre giustificato in pompa magna.

In qualsiasi dizionario del mondo i sinonimi di "fatuo" sono diversi: presuntuoso, ignorante, tonto, impertinente, petulante e vano. Sinonimi che calzano perfettamente nel definire la posizione dello Stato di Israele. E dovremmo aggiungere un altro sinonimo, criminale, perché le prove in questo senso superano persino i limiti più inimmaginabili. Ci sono prove sufficienti per pensare ed affermare che la posizione israeliana, rispetto alle terre del popolo palestinese, è propria di uno Stato autoritario e di uno Stato tiranno. Uno Stato espressamente forte di un’indescrivibile e addirittura nefasta intolleranza.

Fiumi di inchiostro e tonnellate di scritti hanno raccontato al mondo il conflitto tra Israele e il popolo palestinese, censurandolo; ore ed ore di programmi televisivi e giornalisti si sono impegnati con coraggio a dare il proprio appoggio alla causa palestinese; scrittori e giornalisti famosi di diversi paesi si sono pronunciati a favore della Palestina e della sua lotta: una lotta che è un tema di chiara natura politica, percepita in ogni angolo del mondo ormai da decenni. Ma questo non toglie che sia un tema estremamente pungente.

Pungente per l'intelligenza umana, perché, purtroppo, l'ostilità e l'intolleranza dello Stato di Israele, da anni, si è tradotta in una costante aggressione, mentre i governi del popolo ebreo ignorano tutti gli accordi internazionali che riconoscono lo Stato palestinese, sin dalle origini del conflitto. Un conflitto che, lungo i decenni, è divenuto di attualità a livello mondiale, sia perché ci sono stati governi che si sono opposti tenacemente alla rivendicazione palestinese, sia perché altri si sono pronunciati in suo favore, perché capiscono con ottimo criterio che la rivendicazione palestinese rientra in un quadro di legalità inconfutabile ed indiscutibile.

Non dimentichiamo che ciò che ha fatto assumere al conflitto vaste proporzioni, in modo drammatico, è stato ed è ancora oggi il costo di vite umane principalmente nel popolo palestinese che ha da sempre sopportato la sottomissione con stoicismo, e quotidiana resistenza. Con un numero di vittime sempre in aumento. Vittime di un'intolleranza razzista che attualmente vede allo stesso livello i soldati dello Stato "democratico" di Israele e il soldato nazista hitleriano, solo che questa volta i soldati genocida di Benjamín Netanyahu non esibiscono svastiche, ma la Stella di Davide. Anche se in realtà, sembra il contrario.

Il giornalismo mondiale indipendente e il giornalismo sistemico e compiacente con chi infierisce contro la lotta dei palestinesi, informano sull’evoluzione del conflitto che trascina dentro vite e generazioni, soprattutto dopo le recenti esplosioni sulla Striscia di Gaza, ogni secondo che passa fa sì che il conflitto continui a crescere. E quello che risulta davvero più drammatico, è che il numero di morti aumenta. Aumenta da entrambe le parti. Fuoco incrociato in cielo e a terra, perché non ci sono solo bombe, ma anche scontri tra palestinesi, poliziotti e coloni israeliani, per strada, corpo a corpo.

Vite distrutte. Danni materiali ad edifici e automobili. Gli ospedali palestinesi sono al collasso. Si vivono ore drammatiche anche negli ospedali israeliani. Si contano i feriti e i morti senza distinzione di età, né sesso, in entrambi i fronti. I palestinesi si sono difesi, perché dall’altra parte hanno sparato. E così, per l’ennesima volta, la spirale di violenza in quella regione del Medio Oriente vive un nuovo capitolo di uno dei conflitti territoriali, ed ideologici, più estesi nel tempo e più mediatici. Ma neanche adesso (ora che è ormai diventata una tragedia storica agli occhi della comunità internazionale) si vede all'orizzonte la firma di una pace, definitiva. Specialmente per quanto riguarda Israele, quel desiderio di pacificazione, sbandierato dai seggi governativi, è stato sempre un'arringa speculativa, dove le buone intenzioni hanno brillato per la loro assenza, trasformandosi esclusivamente in una promessa di "pace" tra virgolette, assolutamente falsa ed ingannevole.

Nelle ultime ore le agenzie stampa hanno riferito che il primo ministro Netanyahu ha promesso al popolo israeliano che avrebbe incrementato "sia l’intensità che la frequenza degli attacchi" contro Gaza, principalmente contro i gruppi islamici palestinesi. E ha detto in tono energico: "Hamas riceverà ora colpi che non si aspettava”.

Venti di guerra in Medio Oriente. L'amministrazione Netanyahu lo annuncia gridando ai quattro punti cardinali, e a tutti i mezzi di comunicazione che gli fanno da supporto e da cassa di risonanza.

I feriti si moltiplicano: più di 550 palestinesi con lesioni di diversa entità da venerdì scorso nei costanti scontri nella Città Vecchia di Gerusalemme. Ma la cosa più sconvolgente di questo conflitto sono i bambini che muoiono. I bambini palestinesi e i bambini israeliani. Ma è il popolo palestinese a registrare il più alto numero di vittime, perché nei tanti anni di repressione attuata dalle forze dello Stato di Israele, sono molti i giovani, vittime di entrambi i sessi in carcere, per la maggior parte accusati di terrorismo. Prigionieri di coscienza - come la giovane Ahed Tamimi -, perché per gli sbirri del sionismo, protestare e reclamare quello che è legittimo, è terrorismo. Ma, secondo la visione israeliana, non è terrorismo rinchiudere le persone per il solo fatto di essere palestinesi; non è terrorismo reprimere esseri umani, spudoratamente e criminalmente nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, solo perché sono palestinesi; e non è terrorismo voltarsi dall’altra parte, ai più alti livelli del governo, quando mani criminali falciarono la vita di Vittorio Arrigoni. E la lista di esempi di terrorismo del sionismo sarebbe interminabile.

Oggi, come tante altre volte, aerei da combattimento dell'esercito di Israele accompagnano il lancio di razzi e assedi di morte, dall'aria con elicotteri d’attacco. Una perfida scalata di violenza delle forze israeliane. Perfida con la maiuscola. Ormai una normalità per molte generazioni di palestinesi.

Questa è la situazione che tiene in allerta il mondo … risvegliando la speculazione di una guerra quasi imminente in Medio Oriente?

È nella nostra libertà appoggiare questa lotta. È nella nostra libertà comprometterci nella causa palestinese. Difenderla. Estenderla. Potenziarla.

Potenziarla, affinché possa rappacificarsi la regione. Affinché possa chiudersi questo circolo di violenza, sempre bandiera del governo di Israele, demonizzando il popolo palestinese e ignorando, inoltre, la risoluzione dell'ONU sul riconoscimento dello Stato palestinese.

Il sionismo, una corrente di potere dentro Israele, alle spalle del popolo, ha distorto verità e ha preso decisioni mirate allo scontro e all’intolleranza, delineate da personaggi recalcitranti. Personaggi che mi ricordano quelli che decisero l'olocausto ebraico.

Il popolo palestinese sa che la lotta, per recuperare la loro terra, fa già parte della sua vita, e della sua convivenza. Questo era ieri e questo è oggi. Aderire a quella causa è competenza di coloro che comprendono che la libertà dei popoli è il valore assoluto che dobbiamo abbracciare, se parliamo di pace. Il nostro dovere è non fare il gioco di chi, nello Stato di Israele, cerca machiavellicamente di istillare l'idea che la guerra contro i palestinesi è il valore assoluto per imporre modelli economici, dietro i quali ci sono gli imperi del mondo, tra cui il principale è quello del paese del Nord.

Il popolo palestinese non deve arrendersi. E chi appoggia la sua causa, nemmeno. Ed è questo che stiamo facendo.

FOTO by Israel Defense Forces is licensed under CC BY-SA 2.0

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