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Lunedì 3 maggio si è celebrata in tutto il mondo la giornata mondiale della libertà di stampa. Si è trattato del 30° anniversario dalla Dichiarazione di Windhoek, un importante documento sulla difesa della libertà di stampa, del pluralismo e dell’indipendenza dei media promulgato dai giornalisti africani a Windhoek nel 1991. In seguito, quel giorno è stato scelto dall’UNESCO per promulgare il World Press Freedom Day. Ma anche quest’anno, nonostante i vuoti proclami fuori luogo dei media occidentali, il 3 maggio non si è trattato di un giorno di festa.

L’ipocrisia dell’occidente: fare politica sulla libertà di stampa
Nella stessa giornata, il segretario di Stato degli Stati Uniti Antony Blinken e il ministro degli esteri britannico Dominic Raab, hanno tenuto una conferenza in cui è stato affrontato anche il tema della libertà di stampa, presentando -ovviamente- i loro paesi come paladini di quest’ultima. “Il Regno Unito sta lavorando con i nostri partner in modo da far luce sulle violazioni e tenerne conto. Sosteniamo i giornalisti che stanno cercando di far luce su questi abusi in tutto il mondo e cerchiamo di invertire quella che altrimenti sarebbe una tendenza pericolosa” ha affermato il ministro britannico. È molto ironico che, mentre venivano pronunciate queste frasi altisonanti, Julian Assange, il principale giornalista ad aver rivelato crimini di guerra e abusi in tutto il mondo proprio da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati, sia attualmente in un carcere di massima sicurezza a Londra, sotto processo di estradizione che, se fosse approvata, si tradurrebbe in un carcere ancora più duro negli Stati Uniti. Siamo dunque di fronte all’ennesima strumentalizzazione delle libertà e dei diritti umani, utilizzati vergognosamente per fare politica: valgono solamente se applicati a quei pochi paesi noti, quotidianamente demonizzati dai nostri liberissimi media. Guai a chi volesse cercare di mettere in mostra le contraddizioni e ipocrisie del nostro mondo: Julian Assange è in carcere a mo’ di perpetuo ricordo e monito a chi intendesse farlo.

Libertà di stampa in Italia: tra lo show e la censura
Che l’Italia abbia un problema con la libertà di stampa è un fatto noto, non serve neanche che lo dica il gruppo Reporter Sans Frontieres che, recentemente, l’ha posta al 41° posto nella classifica mondiale. Come si può parlare di libertà di stampa quando tutti i giornali del Paese sono in mano alle stesse persone? E’ forse democrazia quella che vede i maggiori giornali italiani (La Repubblica, La Stampa, L'Espresso, Limes, Micromega, Il Tirreno, L'Huffington Post, Il Mattino di Padova, Il Secolo XIX, La Nuova Sardegna, Il Messaggero veneto, Il Piccolo di Trieste, La Gazzetta di Mantova, La Gazzetta di Reggio, La Gazzetta di Modena, Business Insider Italia, Mashable Italia, Il Corriere delle Alpi, La Nuova Ferrara, La Nuova Venezia, Radio Capital, Radio Deejay e molte altre testate radio, webRadio, webTv) concentrati nelle mani della EXOR, la holding finanziaria proprietà della famiglia Elkann-Agnelli?
Ne è prova la vicenda che in questi giorni è stata al centro dell’attenzione pubblica, ponendo quest’ultima di fronte un quesito fondamentale riguardante il confine di oggi tra libertà e censura: il caso del cantante Fedez che, molto coraggiosamente, si è rifiutato di cedere alle pressioni della RAI che chiedeva di omettere nomi e cognomi dal suo discorso riguardante i diritti civili. Ma perché non ha suscitato lo stesso clamore la censura totale ai danni di Roger Waters, rimosso senza alcun preavviso o chiamata dalla scaletta degli invitati al festival 2020 di Sanremo? Sarà stata forse la sua solidarietà a temi considerati tabù, come la Palestina e molto altro?
Quotidianamente i nostri media scelgono accuratamente quali notizie presentare al pubblico e, soprattutto, come presentarle. A fine aprile, Human Right Watch, una delle principali Ong per i diritti umani, ha pubblicato un rapporto in cui è dettagliatamente documentato e spiegato perché Israele è un regime che pratica sistematicamente l’apartheid. Dunque, l’organizzazione ha chiesto a tutto il mondo di avere il coraggio di denunciare questa situazione, con particolare riguardo ai paesi coinvolti che dovrebbero “esaminare accordi, schemi di cooperazione e tutte le forme di commercio e rapporti con Israele per individuare coloro che contribuiscono direttamente a commettere i crimini, mitigare gli impatti sui diritti umani e, ove non possibile, porre fine alle attività e ai finanziamenti trovati per facilitare questi gravi crimini”. La notizia in Italia ha avuto una vergognosamente scarsa copertura. Nonostante il diritto internazionale annoveri l’apartheid tra i crimini contro l’umanità, al pari della schiavitù e del genocidio, e ne sancisca il divieto assoluto, questo in Italia non fa notizia. Al contrario, stiamo assistendo ad una propaganda martellante su quanto Israele sia un “modello da seguire” per la sua campagna di vaccinazione. La domanda che dovrebbe sorgere spontanea è: l’apartheid è un modello da seguire?
Lo stesso sta accadendo con la Colombia. Da giorni, folle oceaniche di manifestanti stanno protestando pacificamente contro le ennesime leggi liberiste che, in periodo di crisi, renderebbero ancora più arduo l’accesso a beni di prima necessità (come pane, uova, latte ecc.). A queste proteste, il governo di Iván Duque ha risposto militarizzando ulteriormente le città e massacrando i manifestanti disarmati. In pochi giorni sono oltre 30 le vittime, decine gli scomparsi e centinaia le detenzioni arbitrarie. Nemmeno una parola dai nostri media mainstream, gli stessi che sono in prima linea quando c’è da parlare (o, meglio, “sparlare”) del Venezuela che, a titolo informativo, confina con la Colombia.
E’ dunque in questi momenti che si comprende pienamente l’importanza di un sistema mediatico indipendente che, al pari della magistratura, serva a sorvegliare chi detiene il potere, per fare in modo che quest’ultimo sia amministrato con trasparenza ed onestà. Un sistema mediatico il cui padrone sono esclusivamente i cittadini e la verità. Finché sarà contaminata dalla politica, la libertà di stampa sarà solamente uno stendardo privo di significato, uno strumento delle classi dominanti per controllare e manipolare le classi subalterne.

Foto © Imagoeconomica

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