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Presidente cileno accusato di crimini di lesa umanità

Dal Cile. L'ex giudice spagnolo Baltasar Garzón, la Commissione Cilena per i Diritti umani (CHDH), l'Associazione Americana dei Giuristi (AAJ), ed il Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia (CRED), hanno inviato oggi uno scritto al procuratore generale della Corte Penale Internazionale (CPI), l'avvocato Fatou Bensouda. Il documento chiede al tribunale di indagare e di aprire un processo contro il presidente Sebastián Piñera ed i suoi collaboratori civili, militari e della polizia, per “crimini di lesa umanità” che sarebbero stati commessi in modo generalizzato e "sistematico" - si legge nel documento - da ottobre del 2019. 

"I fatti accaduti a seguito dell'esplosione sociale sono classificabili, a nostro avviso, come crimini di lesa umanità. La denuncia davanti alla procura della Corte Penale Internazionale vuole evidenziare l'impunità che si sta vivendo in Cile", ha sottolineato Garzón a CIPER (Centro di Investigazione Giornalistica). 

Uno dei principali argomenti è l’archiviazione di 3.050 procedimenti per violazioni dei diritti umani che dovevano essere investigati dal Ministero Pubblico e che sono associati alle manifestazioni iniziate ad ottobre del 2019. La Corte Penale Internazionale potrebbe impiegare anni solo per dichiarare l'ammissibilità ricorso. L'Associazione Americana dei Giuristi ed il Centro di Ricerca ed Elaborazione per la Democrazia (CRED), hanno sottoscritto il documento che è stato presentato giovedì 29 aprile 2021, alle 11:00 del Cile. 

Il documento chiede specificamente l’intervento della Corte Internazionale, tenuto conto che nel nostro paese questi casi sono erroneamente classificati come delitti comuni e le indagini hanno subito dei ritardi ingiustificati e provvedimenti non conformi al principio di uguaglianza davanti alla legge. 

"I casi sono qualificati e indagati in modo fraudolento in Cile come delitti comuni, con il deliberato proposito, in primo luogo, di sottrarli dalla giurisdizione della Corte Penale Internazionale ed in secondo luogo di preparare le condizioni che permetterebbero di favorire la successiva impunità con l'eventuale applicazione delle regole della prescrizione, o mediante l'applicazione di possibili indulti, amnistie o leggi di punto finale. Inoltre, gli organismi dello Stato incaricati di indagare e giudicare, come il Ministero Pubblico e la Magistratura, hanno avuto un ritardo ingiustificato nella conduzione di questi processi e i loro provvedimenti non soddisfano la necessaria indipendenza, imparzialità e il dovuto rispetto per il principio di Uguaglianza davanti alla Legge. Tutto ciò richiede il necessario intervento della giurisdizione complementare della Corte Penale Internazionale”. 

Ma al di là di questo dibattito, Garzón e gli avvocati di diversi paesi fanno presente nel documento una delle ragioni chiave per l’intervento della CPI, ed è la mancanza di volontà del sistema giudiziario cileno di indagare sui fatti. 

Garzón e gli avvocati della Commissione Cilena per i Diritti umani asseriscono che un'altra evidenza della mancanza di volontà di investigare crimini di lesa umanità è che neanche l'Istituto Nazionale dei Diritti umani ha intrapreso azioni legali in questo senso, nonostante rientri nel suo mandato legale. 

"Pertanto, in accordo con quanto esposto e considerato quanto previsto dagli articoli 5° e 7° dello Statuto di Roma, siamo qui a sollecitare la Procura della Corte Penale Internazionale che in virtù di quanto stabilito nell'articolo 15 del suddetto corpus legislativo, apra un'investigazione 'sulla base dell'informazione ricevuta’ rispetto ai fatti illustrati nella presente comunicazione che riguardano Crimini contro l'Umanità commessi dal Presidente della Repubblica del Cile, Sebastián Piñera Echenique, insieme ad altre autorità politiche e di polizia menzionate, raccogliendo le informazioni che ritiene opportune 'dagli Stati, dagli organismi delle Nazioni Unite, dalle organizzazioni intergovernative o non governative o da altre fonti affidabili che ritenga appropriate', in conformità  al paragrafo 2 del menzionato Articolo 15 dello Statuto di Roma", hanno concluso. 

Il presidente della Commissione Cilena per i Diritti Umani, l'avvocato Carlos Margotta, ha segnalato a CIPER che il proposito è sanzionare le massime autorità del paese, inclusi i vari ministri dell'Interno e Difesa, oltre ai generali al comando dei Carabineros. 

"I tribunali cileni sono venuti meno al proprio dovere di amministrare la giustizia", ha sottolineato. 

La procura della Corte Penale Internazionale dovrà analizzare successivamente se i fatti sono di sua competenza, se ci sono motivi per sostenere che ci siano stati crimini di lesa umanità e, infine, se ci sono i requisiti di ammissibilità, valutando il carattere complementare di questo tribunale di fronte alla Giustizia nazionale, ha spiegato a CIPER l'accademica Claudia Cárdenas, esperta nel tema. In altre parole, la corte internazionale agisce unicamente se si dimostra che il sistema giudiziario cileno è venuto meno ai suoi obblighi di investigare e sanzionare questo tipo di casi. 

La decisione di denunciare Piñera ed i suoi collaboratori civili, militari e di polizia è nata a gennaio del 2020, durante la visita di Baltasar Garzón in Cile come ospite al Foro Latinoamericano dei Diritti umani, organizzato dai senatori Alejandro Navarro, Adriana Muñoz (PPD), e Juan Ignacio Latorre (RD), membri della Commissione per i Diritti umani della Camera Alta. 

Il documento sottolinea che, in accordo allo Statuto di Roma, sono considerati crimini di lesa umanità, tra gli altri, gli omicidi, le carcerazioni, le torture e gli atti di violenza sessuale, se commessi "nel contesto di un attacco generalizzato o sistematico contro una popolazione civile". Attacco, inoltre, di cui le autorità politiche del paese devono essere a conoscenza. 

"L'elevato numero di vittime e l'impatto che queste violazioni hanno sulla popolazione cilena e sull'opinione pubblica internazionale sono di una gravità tale che si rende necessario aprire un’indagine da parte della Corte", si legge ancora nel documento presentato da Baltasar Garzón e dalla Commissione Cilena per i Diritti umani. 

Il testo approfondisce che "le condotte denunciate non sono isolate o indipendenti tra sé, ma rientrano all’interno di un piano atto a realizzare un attacco organizzato, massivo, esteso e sistematico contro la popolazione civile, con l'obiettivo di reprimere le manifestazioni di dissenso e contenere le rivendicazioni sociali, esercitando intimidazione politica mediante l'uso della brutale violenza della polizia".  

"La natura generalizzata e sistematica delle violazioni commesse è confermata dall’elevato numero di vittime provocate, dall'estensione geografica dell'attacco, dall'estensione temporale dell'attacco e dal coinvolgimento diretto nei crimini di un apparato organizzato di potere sotto il comando del Presidente della Repubblica, e che ritroviamo in ogni linea di comando delle istituzioni castrensi, dell’ordine e della sicurezza (Carabineros cileni e Forze armate)”. 

A sostegno di ciò, il documento cita le relazioni sulle violazioni ai diritti umani commesse dopo l'esplosione sociale, elaborate da Amnesty International (AI) (vedere primo e secondo documento, Human Rights Watch (HRW) (vedere link sotto), l'Istituto Nazionale dei Diritti umani (INDH), e l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti umani (ACNUDH). 

Inoltre, viene sottolineato che questo "attacco" è stato avallato da una giustificazione diretta del presidente Piñera, da lui stesso messa in evidenza con frasi come quella pronunciata il 20 ottobre 2019: “essere in guerra contro un nemico potente, implacabile, che non rispetta niente e nessuno”.

Garzón e le altre organizzazioni, dopo aver analizzato diversi casi in cui operò la giustizia penale internazionale, insistono affinché si realizzino i presupposti che permettano di aprire un'investigazione contro Piñera. Specialmente, secondo essi, relativamente all'impunità che persiste nel paese di fronte alle violazioni ai diritti umani commesse durante l'esplosione sociale, quelle che sommarono circa 8.510 denunce e polemiche davanti al Ministero Pubblico "Bilancio penale dell'esplosione: Procura indaga 466 agenti dello Stato e governo accusa 3.274 persone di commettere atti violenti". 

Precisano inoltre che la competenza complementare della Corte Penale Internazionale si attiva giustamente solo nel caso in cui uno Stato non "abbia la volontà o non sia in condizioni di esercitare la sua giurisdizione". E, a suo giudizio, ci sono chiari segni che è proprio quello che si sta verificando in Cile. 

“I fatti criminali commessi dagli agenti dello Stato cileno, principalmente membri della polizia militare Carabineros del Cile, sono stati qualificati come delitti comuni, cioè come omicidi, mutilazioni o lesioni, violazioni o abusi sessuali, in circostanze in cui ci sono invece tutte le caratteristiche per essere considerati crimini di lesa umanità”.

L'eventuale esistenza di responsabilità penale delle autorità politiche in crimini di lesa umanità è stata sollevata inizialmente dall'avvocato ed accademico dell'Università del Cile, Juan Pablo Mañalich; il giurista sostiene che, secondo la legislazione cilena, "la Legge 20.357 contiene una regola, stabilita nel suo art. 35, che rende possibile attribuire responsabilità per crimini di lesa umanità, come esecutori, a chi abbia occupato incarichi di autorità civile o militare quando quei crimini siano stati commessi, per il fatto di non avere ostacolato le azioni, pur avendo avuto conoscenza delle stesse. Per questo è necessario che effettivamente i reati in questione assumano il carattere di crimini di lesa umanità”. 

"Le varie missioni di osservazione e verifica promosse o almeno tollerate dal governo, il principio di cooperazione con queste missioni ed il funzionamento, già menzionato, dei meccanismi di controllo e compimento nazionali, rappresentati in maniera più distaccata dall'INDH e dal suo direttore, dimostrano l'interesse e la volontà dello Stato cileno, rappresentato dal suo governo, di far fronte alle violazioni dei diritti umani indagabili, documentandole, identificando i (possibili) autori ed avviando i rispettivi procedimenti”.

Finalmente si apre la speranza di giustizia, da parte della CPI, che nei paesi del terzo mondo ha peso ed influenza.

Foto di copertina: www.ecoslatinos.com

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