Questo sito utilizza cookie tecnici e di terze parti per migliorare la navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’uso del sito stesso. Per i dettagli o per disattivare i cookie consulta la nostra cookie policy. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque link del sito acconsenti all’uso dei cookie.

Sul fatto indaga l'antimafia di Cagliari

La Direzione distrettuale antimafia di Cagliari ha aperto un’inchiesta per riciclaggio la società petrolifera Saras, di proprietà della famiglia Moratti, rispetto ad un presunto contrabbando di petrolio che si svilupperebbe lungo la via del Mediterraneo.
Un'indagine che il quotidiano Il Domani ha ripercorso in uno speciale lo scorso 12 aprile evidenziando come vi siano diversi documenti, giudiziari e societari, che svelano l'esistenza di un intreccio affaristico di svariati miliardi ed una serie di figure coinvolte che appaiono continuamente sulla scena.
Da alcune bollette di importazione del greggio, sequestrate nel giugno 2016 alla Saras dalla direzione anti-frode dell'ufficio domande di Cagliari, è emerso il nome del porto di Ashkelon. Un "porto fantasma" per gli inquirenti che considerano quelle documentazioni come dei falsi creati ad arte per nascondere il vero traffico che partirebbe dal Kurdistan iracheno, fino al 2017 occupato dalle milizie Isis, passando dalla Turchia ed un'azienda associata all'ex ministro dell'Economia turco.
Ovviamente la Saras ha negato qualsiasi coinvolgimento in operazioni illecite di qualsiasi tipo. Ma dalle documentazioni ci sono aspetti su cui va fatta chiarezza ed è questo l'intento dei magistrati ed investigatori.
Quello del greggio è un affare enorme e, come dimostrano recenti inchieste, anche le organizzazioni criminali si stanno muovendo in quella direzione.
Per ricostruire il filo dell'inchiesta è necessario partire dall'origine del petrolio.
Il quotidiano racconta di una nota del 12 aprile 2016 in cui si evidenzia che dal secondo semestre del 2104 vi sia stata "una inversione dei poli di provenienza e origine riguardanti il petrolio greggio ed il gasolio" con quello proveniente dalla Turchia, ma di origine irachena, che supera quello proveniente dalla Russia. E ciò avviene "in particolare presso gli uffici doganali di Sicilia e Sardegna".
Così ebbe inizio il controllo sulle bollette di importazione fino a giungere al sequestro dei documenti della multinazionale dei Moratti e della capitaneria di porto. Ed è da questa analisi che si svelano alcune anomalie a cominciare dalla mancanza, in almeno 21 operazioni, della certificazione di origine del greggio. In altre vi sono contraddizioni con provenienze diversificate tra Turchia, Egitto ed Israele.
Non solo. Le bolle di accompagnamento per l'importazione sono confuse. La maggior parte indicano come mittente l'azienda turca Powertrans e come destinatario la Edgewaters Falls (una società offshore).

Anomalie prezzi
Altro punto è quello del prezzo del greggio, con acquisiti particolarmente vantaggiosi per la Saras. La maggior parte delle operazioni (51 su 72) sono della Petraco Oil Company, ramo svizzero, spiega il Domani, di una società britannica con sede nell'isola di Guernsey (paradiso fiscale) che emette delle fatture tramite la sede di Monaco di Unicredit.

Quella pista che porta ad Ashkalon
Tornando alla provenienza del greggio il Domani racconta la storia di un carico di 98mila 500 tonnellate di greggio importato nel 2015 dalla nave Vinga. Quel carico era accompagnato dal timbro della Iraq mercantile maritime service limited, società cipriota che risulta però inattiva, e nella olla si indica il porto israeliano di Ashkelon. E nel documento non vi sono firme se non quella del capitano. Capitano che avrebbe anche dichiarato di essere stato, in quei giorni, in Egitto, impegnato in operazioni di carico da barca a barca, davanti a Port Said.
Secondo gli inquirenti è questo il giro che viene messo in atto dai contrabbandieri, creando più certificati per giustificare i medesimi viaggi. L'ipotesi è che "tali documenti siano stati emessi senza alcun vincolo, al solo fine di fornire documentazione ad uso dei destinatari". Aspetto grave è che se in alcuni casi c'è un certificato della camera di commercio o un timbro regionale del Kurdistan, in molti casi all'ufficio dogane viene lasciato un documento su foglio bianco, privo di ogni intestazione.
Per le autorità che cercando di venire a capo della vicenda Poertrans è molto difficile andare a fondo, anche perché spesso le risposte ricevute sono "elusive".
Il Domani riporta le dichiarazioni del giornalista investigativo Tunca Ogreten, che oggi lavora per il giornale tedesco Deutsche Welle, il quale ha raccontato delle mail ricevute da un gruppo di hacker nel 2016 in cui si parlava della Powertrans e dell'uomo che la controllerebbe: Berat Albayrak.
Non uno qualsiasi, ma il genero del presidente turco Erdogan.
In quegli anni era il ministro dell'Energia e dal 2018 al novembre 2020 è stato Ministro dell'Economia e delle finanze.
Non solo. Nelle mail si affermava che la Powertrans importava petrolio dal Kurdistan e "cercava di nasconderne l'origine facendo passare il prodotto come israeliano".
Il medesimo sospetto degli investigatori della Dda di Cagliari.
In particolare si ipotizza che i pagamenti tra Powertrans e Edgwaters Falls siano un modo per far transitare i pagamenti del petrolio curdo, senza l'autorizzazione del governo iracheno. Ma si ipotizza anche che quei pagamenti abbiano riguardato anche il petrolio che era controllato dall'Isis.
Il quotidiano concentra il proprio focus anche su Ali Lakhani Murtaza, broker considerato come la figura di riferimento dei governi occidentali per l'acquisto del greggio dei giacimenti curdi.
E nel dicembre 2016 quest'ultimo sarebbe passato da Milano ed avrebbe incontrato anche i dirigenti della Petraco che è in affari con la Saras.
Il Domani evidenzia che solo una ventina di operazioni, su 72 che legano le due società, sono tracciate.

Il flusso dei soldi

Il giro d'affari, in base alla ricostruzione, sarebbe stato il seguente, almeno fino a luglio 2015.
Il greggio veniva estratto in Kurdistan ed acquistato dalla Powertrans. Questa lo rivendeva ad Edgerwater Falls ed altri intermediari come la Bb Enrergy trading o la Geltrade Ltd (società delle Isole Vergini), alla Kuzmanyagas e poi alla Petraco Oil fino ad arrivare alla Saras.
Altra "coincidenza" è il dato che Petraco, Bb Enerrgy ed Edgewater Falls hanno un conto corrente nella medesima banca: l'Unicredit di Monaco.
E' qui che, secondo le mail di cui si parlava in precedenza, il governo regionale avrebbe depositato uno storno di 60 milioni di euro.

Ma come entrerebbe la Saras nella vicenda?

Nel dicembre 2016, tramite la Saras trading e la Ubi Banca, società di cui allora Letizia Moratti era presidente, la Saras effettuerà un'operazione di cessione di crediti alla Petraco. La stessa che le vende il petrolio.
Per questa manovra la Procura di Brescia ha aperto da tempo un fascicolo con l'ipotesi di riciclaggio ed auto riciclaggio, ed ora anche la Procura di Cagliari vuole capire la manovra.
Nel frattempo tanto la Unicredit quanto Ubi banca non hanno voluto rispondere alle richieste di chiarimento del "Domani".
Gli investigatori, secondo quanto riportato dal giornale, stanno cercandoanche di comprendere a chi la Saras rivende il petrolio dopo averlo raffinato in quanto vi sarebbero delle operazioni in cui non comparirebbe il "destinatario finale".
In alcuni casi vi sarebbero indicazioni di una banca estera con il Paese di destinazione Gibilterra, ma la bolletta viene successivamente rettificata indicando come destinatario la società slovena Petrol D.d. Lubiana (principale società petrolifera slovena), senza la modifica del Paese di destinazione.
Una società, quella slovena, citata in numerose segnalazioni di sospetta frode iva e accisa sui carburanti. E, secondo quanto riportato dal giornale, nel 2017 il valore dei rapporti tra Saras e Petro Dd sarebbe di quasi 125 milioni di euro.
Secondo alcuni documenti citati vi sarebbero anche "rapporti economici commerciali intrattenuti da Saras con società contigue ad ambienti di criminalità organizzata" in riferimento ad interessi di clan Casalesi, cosche catanesi e altre organizzazioni criminali di Malta.
Secondo gli organi inquirenti proprio la criminalità organizzata catanese avrebbe pesanti interessi nella gestione del traffico di carburante proveniente dalla Libia, dalla Siria e dall'Iraq. E molti flussi passano proprio dai circuiti finanziari di Malta. E si indica anche la figura di Gordon devono, soggetto "più volte implicato in casi di contrabbando".
Ed anche la sua società, Petroplus Ltd, avrebbe scambiato flussi di denaro con la raffineria sarda di Saras.
Ovviamente la Saras dice di essere totalmente estranea sia alle accuse specifiche dirette ai suoi manager (riciclaggio, falso e reati tributari) sia al traffico illegale di petrolio dall’Iraq e di aver collaborato senza alcun problema con la magistratura.
Le indagini sono in corso e in sviluppo di approfondimento.

ANTIMAFIADuemila
Associazione Culturale Falcone e Borsellino
Via Molino I°, 1824 - 63811 Sant'Elpidio a Mare (FM) - P. iva 01734340449
Testata giornalistica iscritta presso il Tribunale di Fermo n.032000 del 15/03/2000
Privacy e Cookie policy