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Netanyahu minaccia: "La lotta contro l'Iran e le sue metastasi è un enorme compito

Domenica mattina un impianto di arricchimento dell’uranio sito a Natanz, nell’Iran centrale, ha avuto un pesante guasto. Non ci sono state vittime né dispersione di materiale radioattivo, secondo l'agenzia Fars, che cita il portavoce dell'Organizzazione iraniana per l'energia atomica. Se però in un primo momento fonti parlavano di “incidente”, secondo Teheran a causare il guasto ci sarebbe l’intervento di Israele. Ovvero un sabotaggio che ha riguardato la rete elettrica dell'impianto di Chahid-Ahmadi-Rochan. Secondo Ali Akbar Salehi, capo dell'agenzia atomica iraniana, ha puntato il dito contro Tel Aviv parlando di "atto di terrorismo", e invocando una presa di posizione della "comunità internazionale e dell'Aiea (Agenzia internazionale per l'energia atomica)". Da Israele è stata la televisione pubblica israeliana Kan a rivendicare la paternità di Israele sull'attentato chiamando in causa "fonti di intelligence" secondo le quali si è trattato di "una cyber-operazione israeliana in cui è stato coinvolto il Mossad". Sempre secondo le fonti, il danno provocato all'impianto è superiore a quanto riferito da Teheran. Intanto è stato convocato per domenica prossima il Consiglio di difesa del governo israeliano, dopo una pausa di due mesi, per esaminare le crescenti tensioni con l'Iran. Dal premier Benyamin Netanyahu è arrivata una sorta di dichiarazione di guerra che suona come una conferma. "La lotta contro l'Iran e le sue metastasi, contro le armi di Teheran, è un enorme compito. La situazione come esiste oggi non è detto che esista necessariamente anche domani", ha detto sibillinamente ai capi della sicurezza nel corso di un brindisi in vista del Giorno dell'Indipendenza. "Noi - ha aggiunto - siamo sicuramente una potenza regionale ma in qualche maniera anche globale. Mi auguro per tutti noi che continuiate a tenere la spada di Davide nelle vostre mani". Dopo l'esplosione del luglio 2020 sempre a Natanz e l'uccisione nel novembre scorso dello scienziato Mohsen Fakhrizadeh, di cui l'Iran ha attribuito la responsabilità a Israele, i fatti di oggi rialzano la tensione in quella polveriera mediorientale dove la nuova amministrazione Usa tenta diriaffermare un ruolo di paciere senza abdicare, anzi tutt'altro, alla storica alleanza con Israele. L'incidente di oggi, giunto per di più al termine di una settimana di colloqui a Vienna per salvare l'accordo sul nucleare del 2015, suona come un avvertimento dopo il lancio, nei giorni scorsi, di nuove centrifughe per arricchire più rapidamente l'uranio. E' stato il presidente Hassan Rohani ad inaugurare a Natanz una linea di 164 centrifughe IR-6 e un'altra delle delle 30 IR-5 con una cerimonia in videoconferenza trasmessa dalla televisione di Stato. Nella stessa giornata in cui da Washington è arrivata la precisazione che l'amministrazione Biden non rimuoverà tutte le sanzioni economiche imposte da Donald Trump ma, eventualmente, solo quelle che non sono in linea con l'intesa del 2015. "Un pugno di ferro dentro un guanto di velluto", è stata la risposta a stretto giro del capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, il general maggiore Mohammad Hossein Bagheri, che ha precisato che "la linea politica strategica dell'Iran è solo una piena rimozione delle sanzioni". Intanto da Teheran giunge notizia circa l’arresto del presunto responsabile del sabotaggio. La repubblica teocratica iraniana ha quindi giurato ”vendetta" al "momento opportuno" contro Israele, che anche secondo il New York Times, avrebbe giocato un ruolo nel sabotaggio al complesso di arricchimento dell'uranio di Natanz.

Foto di repertorio © Nanking2012

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