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Il tempo sta per finire. Tra qualche ora finisce il conto alla rovescia per conoscere la sentenza sulla estradizione di Julián Assange. Tra qualche ora il giornalismo potrebbe essere definitivamente violentato nella sua massima espressione, criminalizzando, appunto, la libertà di espressione. Tra qualche ora la sorte di un uomo che ha rischiato tutto per far conoscere i crimini di guerra perpetrati dagli Stati Uniti - con migliaia di documenti - sarà nelle mani di una giustizia corrotta dal potere politico, che vuole distruggerlo per aver rivelato a tutto il mondo le malefatte dello "stato salvatore" che si impone a interi paesi con la menzogna, il furto, il saccheggio e la corruzione.
Il caso, ormai giunto alla data cruciale, ha avuto scarsissima ripercussione nei grandi mezzi egemonici in tutto il mondo. In queste ore il giornalismo dovrebbe scrivere centinaia di editoriali, riempire le reti sociali per denunciare quello che sta subendo un loro collega, imbavagliato e torturato per aver esercitato la sua professione. Ma questo non è avvenuto. Questo non avviene.
Neanche in Uruguay i media locali si sono espressi al riguardo. Antimafia Dos Mil ha intervistato pochi giorni fa il presidente di APU, Fabián Cardozo, il quale ci ha concesso un'intervista a titolo personale esprimendo la sua opinione (che condividiamo): "La sorte di Assange è una prova di fuoco per la libertà di stampa a livello internazionale".
Ma, in contrasto con il silenzio che regna nella stampa internazionale, artisti e cittadini si stanno mobilitando per sostenere il fondatore di WikiLeaks e gridare al mondo questa terribile ingiustizia. Uno di questi gruppi è il Movimento Culturale Our Voice che continua a portare avanti la sua campagna attraverso reti sociali e mezzi stampa.
La direttrice e fondatrice di Our Voice, Sonia Bongiovanni, questo sabato 2 gennaio è stata intervistata nel programma Mañanas de Radio, condotto da María de los Ángeles Balparda per CX 36, Radio Centenario di Montevideo, Uruguay. Un mezzo non egemonico che ha offerto il suo spazio per dare voce al Movimento e a questa causa.


Cos’è il movimento Our Voice e perché ha abbracciato questa causa?
"Il movimento Our Voice è un movimento artistico culturale internazionale che si occupa di denunciare tutte le ingiustizie sociali attraverso l'arte. Noi siamo nati in Italia nel 2014, iniziando con la lotta contro la mafia italiana e dopo ci siamo sparsi in tutta Italia, in diverse parti dell'Europa ed anche in America latina. A Montevideo abbiamo una sede del nostro movimento, anche in Argentina, in diverse parti dell'Uruguay, Paraguay, Cile, Messico. Dal 2017 abbiamo iniziato a trattare molte tematiche sociali, contro il crimine organizzato, della corruzione, contro ogni tipo di violenza, delle guerre, delle dittature, del fascismo. Abbracciamo molte cause. Realizziamo moltissime attività in America latina dove abbiamo le principali sedi del movimento”.

Perché avete sposato il caso di Julián Assange, perché lo considerate così importante?
"Il tema di Julián Assange è molto importante per il mondo. Assange è un giornalista incarcerato l'anno scorso con l'accusa di crimini che non ha commesso. Julián Assange, con la sua rivista WikiLeaks, ha scoperto moltissime realtà sugli Stati Uniti, sul potere criminale che si nasconde dietro quelle false democrazie che esistono in tutto il mondo. Assange ha scoperto crimini di guerra, casi di gente innocente assassinata dagli Stati Uniti in Medio Oriente, casi di bambini assassinati. Ha scoperto migliaia e migliaia di documenti importanti che rivelano il vero volto degli Stati Uniti e del suo capitalismo, il volto violento. Abbracciamo questa causa perché il 4 gennaio conosceremo la sentenza del processo su Julián Assange, che ci dirà se sarà estradato negli Stati Uniti. Noi sappiamo che quell'estradizione può significare anche la morte del giornalista. Per questo lo vogliamo difendere con il nostro movimento. Abbiamo lanciato una "challenge", un'iniziativa nelle reti sociali per difenderlo ed anche un videoclip che vuole far conoscere un po' la sua storia attraverso l'arte”.

Il fatto è che non è in gioco solo la qualità della vita e la vita stessa di Julián Assange, bensì la libertà di stampa nel mondo. È importante sapere che Julián Assange sta soffrendo condizioni di prigionia molto dure ed è perseguitato da troppo tempo e in contesti diversi.
"Assolutamente. In questo momento Assange si trova nella prigione di Belmarsh, a Londra, dove subisce violenze, torture psicologiche. I medici hanno detto che è stato oggetto di torture psicologiche e, con molta probabilità, anche torture fisiche. È rinchiuso in una stanza minuscola di 2 metri per 2 metri e non può mai vedere la sua famiglia. Può vederla solo sei giorni l'anno. Sta vivendo una situazione terribile ed è accusato di avere rivelato segreti di stato, quando l’unica cosa che ha fatto questo giornalista è svelare la verità che riguarda gli Stati, i paesi, le violenze, le ingiustizie che commettono contro il popolo. Noi vediamo Assange come un simbolo del giornalismo libero, come un simbolo della libertà di espressione, della libertà di stampa, che non può essere attaccata. Vogliamo difendere la verità scoperta da Assange. Il giornalismo intero, l'attivismo in tutte le sue forme, dovrebbero seguire il suo esempio".

Ci sono state diverse iniziative. Oggi stavo vedendo che a livello delle Nazioni Unite è stata resa pubblica una lettera diretta al presidente degli Stati Uniti che parla del delicato stato di salute di Julián Assange – dice addirittura che la sua vita è in pericolo – e chiede l'indulto necessario per "riabilitare - dice la lettera - un uomo coraggioso che ha sofferto ingiustizie, persecuzione ed umiliazione per oltre un decennio, semplicemente per aver detto la verità". È una petizione standard chiedere un indulto, soprattutto tenendo conto che negli Stati Uniti è in corso un cambiamento di governo che avrà luogo proprio nei prossimi giorni e considerando che il presidente uscente ha concesso l’indulto ai più svariati criminali. Eppure nel caso di Assange c'è una totale chiusura ad ogni possibilità di concederlo.
"Speriamo che lo concedano. Come dicevi, nemmeno i grandi criminali - noi lo vediamo anche con la mafia italiana -, come lo stesso Totó Riina che è stato il capo mondiale della mafia, del narcotraffico a livello internazionale, hanno mai subito le stesse violenze inflitte a Julián Assange… Neppure criminali importanti, narcotrafficanti, mafiosi, hanno subito una simile violenza. Ci auguriamo che concedano questo indulto e che, contemporaneamente, Julián Assange venga liberato. A noi non basta semplicemente la libertà, ma bisogna chiarire tutta la violenza che ha subito in tutto questo tempo ed il perché è stato censurato. Stiamo parlando di censura, stiamo parlando di informazioni che abbiamo diritto di conoscere e che ci hanno nascosto. Julián Assange ha svelato quella verità. Indubbiamente è per questo motivo che sta subendo tutto questo, rappresentava un pericolo ed è ancora un pericolo con la sua rivista, per i poteri più alti, più nascosti”.

Bisogna ricordare inoltre che in tutto questo tempo, un tempo molto lungo - il caso di Julián Assange va avanti ormai da anni -, sono state compiute manipolazioni di ogni genere. A partire dall’accusa in Svezia conclusasi con il ritiro della stessa da parte del governo svedese, e con la successiva invenzione di altri pretesti per tenerlo rinchiuso. Lo scopo è non permettere che Julián Assange recuperi la sua libertà e la sua vita normale, come dovrebbe giustamente essere.
"Assolutamente. È stato accusato di crimini, di aver rivelato segreti di stato, di violenze ed altro ancora. Ma quello su cui noi ci stiamo concentrando è che hanno cercato in ogni modo di ostacolarlo, il sistema voleva farlo tacerlo perché è un pericolo per quello stesso sistema. Anche il mondo intero, molti quotidiani hanno voluto parlare di cose che non aveva mai fatto per ostacolare la sua lotta. Quello che vogliamo noi è dire che siamo contro tutte le violazioni dei diritti umani. Ed è quello che Julián Assange, questo giornalista, sta vivendo da molto tempo. Vogliamo difendere quelli che sono i diritti umani per tutti. Questo giornalista ha dimostrato fedeltà alla democrazia, alla libertà di stampa, di informazione. Noi con la nostra iniziativa "achair4Assange", "una sedia per Assange", abbiamo voluto fare questo"…

Cosa significa salire su una sedia con il cartello #achair4Assange, farsi una foto e condividerla nelle reti per dire "io ci sono"?
"Poichè stiamo vivendo chiaramente un periodo difficile con il coronavirus, la quarantena in diverse parti del mondo, abbiamo voluto mobilitare le reti. Rivolgiamo un invito a tutti i cittadini del mondo per salire su una sedia con un cartello che dica #achair4Assange con l'hashtag che ha lanciato il nostro movimento, e che postino questa foto nelle reti sociali. L'iniziativa è stata ispirata da una scultura di un artista italiano che si chiama Davide Dormino. La scultura si chiama "Anything to say" e mostra tre persone in piedi su una sedia che sono (Edward) Snowden, Julián Assange e Chelsea Manning, i tre in piedi su queste sedie con accanto una sedia vuota, su cui può salire qualsiasi persona che si trovi a passare dalla piazza dove c’è la scultura. Abbiamo voluto ispirarci a questa iniziativa e moltissime persone, moltissimi giovani di tutto il mondo stanno partecipando per difendere Assange. Anche alcuni giovani che sono a Londra si sono fermati davanti al carcere dove si trova Assange, scattandosi la foto in simbolo di protesta. Quello che vogliamo trasmettere con forza, in piedi sulla sedia, è che quando la popolazione è seduta noi vogliamo alzarci per difendere la libertà di espressione. Tutto è iniziato da un videoclip lanciato dal nostro movimento che mostra, con una coreografia artistica di danza, il simbolo che Assange rappresenta per il mondo. Il videoclip è nel nostro canale YouTube come Our Voice ed anche l'iniziativa. Chi vuole partecipare può trovarla nei nostri social”.

Ovviamente questo è una convocazione per tutti, ma riteniamo che oggi dovrebbero essere soprattutto i giornalisti, in tutto il mondo, a prendere l'iniziativa di esprimersi. Già da qualche tempo attiravano la nostra attenzione alcuni giornalisti dell'Ecuador che si stavano muovendo in tal senso. Ricordiamo che una delle accuse è aver diffuso un video dell’assassinio di diverse persone in queste guerre con i droni ed altro, di gente ammazzata per strada, tra loro diversi giornalisti dell'agenzia Reuters; un fatto accaduto nel 2007, reso noto, tra le altre cose, proprio dal giornalista Julián Assange.
"Il video 'Collateral murders' è il più famoso".

Esattamente. Saremo molto attenti a partire da lunedì. Abbiamo visto che ci sono appelli in vari paesi del mondo. Immagino che lunedì Londra diventerà uno scenario molto speciale. Resteremo in contatto per riparlarne se è necessario.
"Volevo aggiungere che Assange ha rivelato verità importanti che hanno a che vedere con le finanze degli Stati Uniti, con la politica degli Stati Uniti, con il coinvolgimento di figure come Hillary Clinton, con crimini di guerra, e vediamo anche che il giudice che presenzia il processo, ha un parente legato al ministero della difesa e ai servizi segreti inglesi e degli Stati Uniti. Quindi, capiamo che c'è corruzione all'interno di questo processo ed è molto probabile che si decida l'estradizione di Assange negli Stati Uniti. È una situazione molto grave e noi ci stiamo muovendo affinché ciò non avvenga, affinché il popolo gridi contro questa grave ingiustizia e dica che noi non siamo d’accordo. Noi chiediamo la sua libertà”.
(Prima pubblicazione: 3 Gennaio 2021)

Foto di copertina: Our Voice

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