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Il 24 novembre, in occasione del rapporto sulla situazione dei diritti fondamentali nell’unione europea, Clare Daly eurodeputata irlandese e relatrice per la relazione annuale sui diritti fondamentali, ha proposto un emendamento per reinserire il caso Assange nella relazione finale.
Infatti, in un primo momento presente nel testo, il nome di Assange è stato rimosso il 23 Novembre per decisione di una commissione di parlamentari europei composta dal Partito popolare europeo (PPE), dai Socialisti e Democratici (S&D) e dal partito Renew Europe.
Eppure tra i diritti fondamentali la libertà di stampa dovrebbe essere al primo posto. Senza la libertà di stampa non è possibile conoscere le altre violazioni dei diritti fondamentali. In una democrazia, i giornalisti possono rivelare crimini di guerra e casi di tortura e abusi senza dover andare in prigione. È il ruolo stesso della stampa in una democrazia.
Nell’emendamento in questione di Clare Daly c’è scritto che “il whistleblowing è un fondamentale aspetto della libertà di espressione e gioca un ruolo fondamentale nell’indagare e segnalare illeciti e nel rafforzare la responsabilità e la trasparenza democratiche. Inoltre il whistleblowing rappresenta una fonte informativa chiave nella lotta contro il crimine organizzato e nell’investigazione, identificazione e pubblicazione di casi di corruzione nei settori privati e pubblici. […] La detenzione e le criminali accuse contro Assange rappresentano un precedente pericoloso per i giornalisti come affermato dall’Assemblea Parlamentare del Consiglio Europeo (Risoluzione 2317)”.
L’emendamento è stato bocciato con 191 voti favorevoli, 408 contrari e 93 astenuti.
Dunque quali “diritti fondamentali” intende il Parlamento europeo quando convoca appositamente una seduta per discuterne?
Di quali violazioni dei “diritti fondamentali” è consentito parlare?
Le domande sono molte e sorgono spontaneamente.
E’ evidente che la stesura finale di un rapporto sui diritti fondamentali in cui non viene menzionato Julian Assange, giornalista in carcere per aver rivelato crimini di guerra, non può essere presa seriamente.
Al Parlamento europeo la verità, la giustizia e il coraggio hanno lasciato spazio al terrore e alla sottomissione. Non si vuole arrecare fastidio in alcun modo alla coppia USA-UK.

La persecuzione
Attualmente in prigione a Belmarsh da 17 mesi in regime d’isolamento, Julian Assange sta subendo un processo così farsa che non sembra sforzarsi neanche di mantenere un'apparenza di legittimità. Già si sa come andrà a finire questo processo.
Fin dall’inizio si presenta come un processo a porte chiuse. Da un numero iniziale di 18 visitatori permessi, si è passati a quattro e infine a due oltre ai cinque posti per i familiari di Assange.
L’accesso è stato vietato anche ad ONG (tra le quali Amnesty International, Reporter Senza Frontiere, PEN e altre che in origine avrebbero dovuto invece partecipare), grandi media e politici internazionali(ad esempio a settembre è stato revocato l’accesso ai seguenti europarlamentari: Maria Arena, Clare Daly, Sira Rego, Luke Flanagan, Anne-Sophie Pelletier, Mick Wallace, Miguel Urban Crespo, Markéta Gregorova).


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Il Parlamento Europeo © Imagoeconomica


Durante lo svolgimento del processo sono state segnalate varie irregolarità. Ad esempio alla parte querelante è stato permesso di riformulare completamente il testo dell’accusa dando alla difesa solo mezz’ora per prepararsi alle nuove domande. Oppure mentre il giudice dava alla parte accusante tutto il tempo, anche 3 ore di fila, per fare le domande, chiedeva invece alla difesa risposte secche che necessitavano una svelta consulta di centinaia di pagine.
Inoltre Assange durante tutto il processo è stato tenuto all’interno di una gabbia di vetro che gli impediva di fatto di interagire coi suoi avvocati.
Per quanto riguarda le vergognose false accuse di minor rape che furono mosse contro Assange quando era in Svezia, nessuna traccia. Ampiamente smentite da Nils Melzer, relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura, le false accuse servirono comunque per ottenere un mandato contro Julian Assange e, soprattutto, macchiarne mediaticamente l’immagine. Questa campagna diffamatoria, nota come framing, ha ancora oggi un impatto molto forte. Nonostante queste calunnie siano state ampiamente confutate e invalidate da ricerche approfondite, nell’immaginario delle persone non informate della vicenda l’immagine di Julian Assange sarà sempre collegata a queste campagne diffamatorie: spia russa, molestatore, hi-tech terroristi (come lo definì nel 2010 l’allora vice-presidente Joe Biden, attuale presidente degli Usa).

Covid-19 a Belmarsh
La detenzione di Julian Assange è ancora più scandalosa se si considera il fatto che, oltre alle folli accuse -pericolose per tutto il giornalismo- a suo carico, ha una malattia respiratoria cronica che lo rende dunque più vulnerabile al Covid-19. Ma anche questo non sembra essere un buon motivo per risparmiargli una pena così dura e irrazionale: ciò che subisce Assange è allestito in modo tale da renderlo una punizione esemplare, in modo da mettere in guardia qualsiasi giornalista o whistleblower che un domani vorrà informare l’opinione pubblica di qualche crimine.
Neanche una settimana fa è scoppiato un focolaio di Covid-19 proprio nella sezione del carcere dove viene tenuto Assange. I detenuti sono stati spostati in isolamento per evitare il contagio. Questa è la situazione psicologica di assedio costante in cui viene tenuto Julian Assange.
In questo momento la verità (e la libertà di informazione di noi tutti) è sepolta viva nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh e si chiama Julian Assange.
Citando le parole di Edward Snowden: “Se l’esposizione dei crimini è trattata come un crimine, siamo governati da criminali”.

Foto di copertina © Acidpolly/Flickr

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