Nel Tigray salta internet
Frontiere chiuse. Così il Sudan ha deciso a seguito di scontri che hanno contrapposto in settimana unità militari del governo federale di Addis Abeba e della regione settentrionale del Tigray (area dell'Etiopia, confinante con Eritrea e, appunto Sudan).
In quest'area le comunicazioni internet e telefoniche hanno subito interruzioni e secondo fonti concordanti stamane in molti casi non funzionano. Il vicecapo di stato maggiore dell'esercito federale, Birhanu Jula, ha detto in un discorso trasmesso in tv che le forze di Addis Abeba intendono garantire che il conflitto resti circoscritto al Tigray e impedire che coinvolga altre aree dell'Etiopia.
Secondo il presidente della regione, Debretsion Gebremichael, le truppe federali sono responsabili di un'aggressione e nelle scorse ore ci sono stati combattimenti al confine sud con l'Amhara.
Secondo fonti locali sin dai primi scontri, avvenuti tra il 3 ed il 4 novembre, ci sarebbero state numerose vittime.
Non è stato chiarito chi avrebbe aperto per primo il fuoco con il primo ministro Abiy Ahmed che ha accusato le autorità ribelli del Tigray, mentre i vertici del TPLF da Macallè hanno rigettato ogni accusa ed anzi denunciano le forze federali.
Anche a causa dei danni subiti alla Rete, dal Paese giungono informazioni molto frammentate.
Il primo ministro Abiy Ahmed ha invece confermato l’adozione dello stato d’emergenza per sei mesi e l’adozione di provvedimenti atti a ristabilire l’ordine attraverso l’impiego delle forze armate, di fatto dichiarando definitivamente conclusa ogni ipotesi di compromesso con le autorità ribelli del TPLF nel Tigray.
E il rischio che si arrivi ad una diffusione della violenza su vasta scala è altissimo.
Nella notte, da New York, il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha espresso "profonda preoccupazione" per la crisi. Secondo il dirigente dell'Onu, "la stabilità dell'Etiopia è importante per l'intera regione del Corno d'Africa". Guterres ha aggiunto: "Chiedo una de-escalation delle tensioni immediata e una risoluzione pacifica delle controversie". Gli scontri tra unità federali e del Tigray rappresentano una sfida senza precedenti per il primo ministro Abiy Ahmed, in carica dal 2018, insignito del Premio Nobel per la pace dopo la firma di un accordo di riconciliazione con l'Eritrea. Il capoluogo del Tigray è la città di Macallè. Nella regione vivono oltre cinque milioni di persone.
