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“Siamo qui da sempre il nostro diritto alla terra è naturale”

"Siamo in Brasile da molto prima della nascita dello Stato e quindi il nostro diritto alla terra è naturale: affermare il contrario significa appoggiare una politica genocida, quella della nostra non esistenza". E’ questo il messaggio che un'organizzazione dei popoli originari ha inviato alla Corte suprema, a pochi giorni dall'inizio di un processo sulla demarcazione dei territori nativi. Mercoledì, infatti, il Tribunal Supremo Federal (Tsf) inizierà a esaminare una disputa tra il governo dello Stato meridionale di Santa Catarina e la comunità degli Xogleng. Il più alto organismo della giustizia brasiliana ha riconosciuto al caso "una valenza generale" rispetto alla definizione delle cosiddette Terre indigene (Ti). Questo significa che la sentenza relativa alla disputa sarà un precedente di riferimento per tutti i futuri processi in materia, a ogni grado di giudizio. Al centro della controversia ci sarà anche il cosiddetto "Parere 001" della Procura generale. Pubblicato nel 2017, durante il governo del presidente Michel Temer, il documento introduce un criterio temporale per l'assegnazione delle terre indigene, che esclude i nativi che reclamano territori che non occupavano prima del 1988, l'anno della stesura della Costituzione. Le popolazioni indigene hanno sempre criticato il "Parere 001", lamentando l'utilizzo strumentale che ne avrebbe fatto l'attuale presidente del Brasile Jair Bolsonaro con l'obiettivo di annullare la demarcazione di alcune terre indigene. La misura, denunciano le associazioni, ignora secoli di prevaricazioni e dominazioni che hanno costretto gli indios a lasciare le zone d'origine. L'Articulacao dos Povos Indigenas do Brasil (Apib), questo il nome dell'associazione indigena, ha quindi esortato la magistratura a non cedere a un principio definito "contrario ai diritti fondamentali”.

Fonte: DIRE

Foto © Mario Tama/Getty Images

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