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di Alejandro Díaz
È possibile comprendere in tempo record i processi culturali, sociali di un paese? È possibile comprendere le emozioni, i silenzi, le pause, le grida? È possibile comprendere il fuoco, la furia, la rabbia?
La mattina del 10 luglio a Reggio Calabria un gruppo di giovani, ed altri meno giovani, si sono uniti per trasmettere la loro passione, integrità morale, sete di giustizia al gruppo di magistrati che porta avanti il processo 'Ndrangheta stragista.
So che è difficile, per noi latinoamericani, capire e comprendere questo processo giudiziario di enorme portata, costituito da migliaia di pagine, con testimonianze, dichiarazioni, pentiti, intercettazioni, massoni, mafiosi, politici corrotti, avvocati del diavolo, commercialisti ed economisti adoratori del dio denaro, ed in mezzo a tutto ciò, un paese, una società assopita, ubriacata dalla cicuta sparsa da questo mostro dalle mille teste.
È complesso. È una sfida trasmettere le centinaia di giorni di lotta, di penurie, di pianti, di gioie. La speranza e la disperazione di coloro che da generazioni soffrono il martirio, il soggiogamento. Abituati alla cinghia, abituati alle museruole, abituati ad essere carne che va comandata, carne che deve essere cavalcata e carne che deve essere mangiata, come diceva Giuseppe Carlo Marino.
Venerdì mattina, in mezzo ad una società anestetizzata, un gruppo di giovani e meno giovani, si sono ritrovati a cantargliele, come diciamo da noi, ad un sistema di potere arrogante. Un "sit-in", di fronte al Tribunale di Reggio Calabria che tante volte è stato testimone della menzogna, dell'omissione, dell'omertà di un Sistema Criminale. Una giovane grida in mezzo a 400 guerrieri.
Venerdì mattina, un gruppo di giovani ha gridato "basta". Basta con i massacri, basta con i giovani morti per droga, basta con i giovani abbandonati alla loro sorte, basta con il silenzio e le menzogne. Basta con i Santapaola, i Piromalli, i Macri, i Nirta, basta con i Morabito. Basta con la Mafia.
So che è difficile comprendere una cultura che appartiene all'altro lato dell'oceano. Che è difficile capire un linguaggio differente, benché sia quello dei nostri antenati.
Per questo motivo vi chiedo, vi prego, di guardare questi giovani gridare ai quattro venti.
Non solo per un processo in corso, non solo per la loro società, non solo per la cultura della legalità, né per la cultura antimafia. Questi giovani gridano per i valori della nostra specie. Al di là delle culture, delle lingue che ci differenziano e che a volte ci separano.
Intendere la lotta non solo come un processo intellettuale e procedura penale, non solo. Intendere la lotta partendo dal sentimento. Dalla necessità impellente dello spirito di vivere nella giustizia.
Questo non è un piccolo gruppo di giovani che grida di fronte ad un palazzo di ghiaccio. Questo è un gruppo di giovani che riflette il sentimento, la forza di centinaia di migliaia di giovani in tutto il pianeta. Un unico Sistema Criminale, un'unica lotta globale!

Foto © Paolo Bassani

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