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di Paolo Mastrolilli - Video
Please, please», prega l'uomo ansimando, «non riesco a respirare, per favore!». Ma il poliziotto, un bianco, non si muove. Tiene il ginocchio pressato sul collo del sospettato, un nero, sdraiato a terra davanti alla sua macchina. L'uomo allora urla: «Così mi uccidi, per favore!». Ma niente, l'agente non si sposta. Anzi, lo sfotte: «Smettila di agitarti». Alcuni passanti si avvicinano, riprendono la scena, e parlano col poliziotto: «Ma lo vedi cosa stai facendo? Ti diverti a schiacciarlo così?». Niente, l'agente non molla la presa. L'uomo poco alla volta smette di parlare, di ansimare, e poi di muoversi. Sull'asfalto compare una striscia di liquido, che viene dal suo corpo. La gente grida ai poliziotti: «Non respira più, è svenuto, controllate almeno il polso!». Passano i minuti, ma non succede nulla. I passanti aumentano, e le loro proteste anche: «Fate qualcosa, aiutatelo!». Ma l'agente resta impassibile, col ginocchio sul collo. Alla fine arriva un collega che lo fa alzare. Spostano il corpo dell'uomo, ormai privo di sensi, e lo caricano sopra una barella. Poco dopo si saprà che la vittima si chiamava George Floyd, ed è morta soffocata davanti ai cellulari che riprendevano la sua agonia.
Questo drammatico abuso è avvenuto lunedì sera a Minneapolis, ma sta facendo il giro dell'America. Le immagini, difficili anche solo da guardare, hanno provocato reazioni che ricordano quelle che durante l'amministrazione Obama avevano portato alle proteste in strada del movimento Black Lives Matter. La polizia di Minneapolis ha detto che Floyd somigliava ad un uomo sospettato di contraffazione, e aveva resistito all'arresto. Il video però la smentisce, perché George era sdraiato a terra, disarmato, completamente circondato dagli agenti, e non avrebbe potuto fare nulla di pericoloso se gli avessero appena consentito di respirare. Il sindaco di Minneapolis, Jacob Frey, si è scusato così: «Essere nero in America non può diventare una condanna a morte. Per cinque minuti abbiamo visto un poliziotto bianco che premeva il suo ginocchio sul collo di un uomo nero. Cinque minuti. Quando senti qualcuno che chiede aiuto, devi aiutarlo. Questo poliziotto ha fallito nel più basilare senso umano». E' difficile che ciò basti a calmare la situazione. L'omicidio di Floyd infatti è avvento pochi giorni dopo quello di Ahmaud Arbery, un afro americano ammazzato il 23 febbraio in Georgia da due bianchi mentre faceva jogging, e ricorda molto quello di Eric Garner, soffocato da un poliziotto a New York nel luglio del 2014. Ad agosto era seguita l'uccisione a Fersugon del giovane Michael Brown, accusato di furto, ed erano scoppiate ovunque le proteste del movimento Black Lives Matter.
Con l'arrivo di Trump alla Casa Bianca questo genere di manifestazioni era praticamente finito, alimentando il sospetto che fossero state fomentate quasi ad arte, per mettere in difficoltà il primo presidente nero degli Stati Uniti, o comunque spingerlo ad impegnarsi di più per la comunità afroamericana. Questi episodi ora rischiano di riaccendere la miccia. La famiglia di Floyd ha ingaggiato come avvocato Benjamin Crump, specialista dei diritti civili, che aveva rappresentato anche i genitori di Michael Brown. L'Fbi indagherà sull'abuso di Minneapols, facendone un caso nazionale, mentre i quattro agenti coinvolti sono stati licenziati. Dalle sue risposte potrebbe dipendere una nuova stagione di tensione razziale negli Usa, proprio alla vigilia delle presidenziali di novembre.

Tratto da: La Stampa del 27 maggio 2020

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