di Alejandro Diaz e Nicolás Fernández*
"Raúl dice che il problema è la mafia", disse una bambina di 6 anni agli adulti, di fronte al senso di smarrimento che provava nel vedere una persona che viveva per strada.
Qualche anno fa, percorrendo il territorio del continente, nel tentativo di conoscere le "realtà sociali", sono arrivato in un luogo sperduto in mezzo al nulla, che non portava da nessuna parte. Qui, a Chancani, a nord-ovest di Cordoba, in una delle zone più povere del paese, mi aspettava "un signore che lavora in una fondazione che aiuta i ragazzi poveri", così mi avevano detto.
Nato in un quartiere povero di Cordoba, nel quartiere La France, figlio di un muratore e di una delle sarte di Evita (Evita Perón, ndr.) questo giovane, sempre ribelle, che racconta con orgoglio di essersi trovato orgogliosamente a fianco di Agustín Tosco (leader sindacale argentino negli anni '60), è cresciuto in un'epoca di persecuzione e censura. Quando persino leggere un libro poteva comportare una condanna a morte.
Questo quartiere di Cordoba ha visto nascere e morire molti giovani combattenti come Máximo Mena, dirigente sindacale di SMATA, la cui morte, nel 1969, scatenò il ‘Cordobazo’ (massiva rivolta popolare contro la dittatura, ndr.).
Da muratore lottava per un’Educazione Pubblica, Libera e Gratuita. Si laureò in giurisprudenza diventando avvocato. Esercitò con un certo successo la sua professione per diversi anni, e vide da vicino i favoritismi, il clientelismo, "il tariffario della giustizia". Disgustato dalla corruzione e dall'ingiustizia, abbandonò tutto e, senza niente, vagò per circa vent’anni ai margini della società. In quel territorio in cima alle Ande, dimenticato dal progresso e dalla società moderna, dove "I Nessuno" costruiscono la loro identità.
"Per mettere fine alle ingiustizie sociali, bisogna lottare contro la corruzione strutturale", denunciava all’epoca.
Da allora, insieme io e Nicolás, siamo testimoni del peregrinare di Raúl Blázquez. Un percorso di denuncia, di schieramento. Un pellegrinaggio per dare nome a quei poteri occulti che pianificano e costruiscono la struttura della corruzione.
Negli anni seguenti lo abbiamo ascoltato dire più e più volte: "La Mafia è il braccio armato del Sistema Criminale Integrato”.
Sarebbe troppo lungo elencare tutte le persone che ci hanno dato spazio nelle loro radio, televisioni e sulla stampa in generale. Ma ringraziamo ognuno di loro, e in questo articolo cercheremo di riportare una parte del lavoro di denuncia realizzato da Raúl insieme a tutti i collaboratori, negli ultimi anni. Chiediamo scusa se dimentichiamo qualcuno.

Di seguito riproponiamo frammenti di interviste e di interventi pubblici di Raúl Blázquez.

Cos’è la Mafia?
"La Mafia è una struttura parassita, un'intermediazione fra la proprietà ed il lavoro, fra la produzione ed il consumo, fra il cittadino e lo Stato, imposta sempre con la violenza", disse nella città di La Plata durante il programma condotto da Fabián Ranieri, per poi aggiungere: "La Mafia prima individua, poi minaccia e infine agisce", è un amministratore della violenza.
Ad AmericaTV, intervistato dal giornalista Rolando Graña, spiegò: “Non si tratta di una semplice organizzazione criminale, si tratta di un'organizzazione di potere. È un potere con una straordinaria capacità di infiltrazione nella società civile e soprattutto nello Stato. È uno Stato parallelo, un anti Stato (…) La mafia ha una propria indipendenza su tutto, ha codici e leggi proprie". Interrogato sul comportamento del Mafioso, e sulla sua identità ricordò l’arresto di Rocco Morabito, capo della ‘Ndrangheta, in Uruguay: “Un Capo Mafia non rinuncia mai alla sua famiglia. Rocco Morabito, mandava i suoi figli a scuola a Punta del Este, con il nome di Morabito. Non cambiò nome ai suoi figli”. Stupito da questo comportamento palese, Rolando Graña gli chiese: "Come fanno? Non hanno precedenti penali?, e Raúl risponde: Come può non avere precedenti penali se è da 22 anni che lo cercano… godono di particolare protezione!"
In un'intervista a Radio Mantra, della città di Buenos Aires, realizzata da Alicia Conti ed Augusto Luzzi, parlando della protezione e dell’impunità di cui gode la Mafia, disse: "Toto Riina (Capo storico di Cosa Nostra degli anni ’80), durante l’ora d’aria, di cui godono i carcerati sottoposti al regime speciale del 41 bis del Codice Penale italiano, disse a Lorusso (un altro Capo Mafia detenuto) che senza la politica, loro sarebbero soltanto una banda di sciacalli; lasciando intendere la connivenza Mafia Stato. Questa relazione manifesta, con la politica è il modus operandi anche in Argentina e nel mondo”.
In ConclusionTv, intervistato dal giornalista di Rosario, Alejandro Maidana, Raúl fece un esempio per far capire ancora di più la Mafia: "Bisogna conoscere la verità sulla Mafia, una parola snaturata di proposito dal potere, e) soprattutto in Argentina. (…) Dove il governo dice che i sindacati sono mafiosi, e non è così. Ci sono sindacalisti come Triacca padre (Jorge Triacca figlio è attualmente Segretario al Lavoro del Governo di Macri) che è stato un delinquente, una persona che non aveva possibilità per poter mandare i suoi figli all’Istituto Cardenal Newman (Una scuola di élite dove ha studiato il presidente stesso, Jorge Triacca e diversi dei suoi ministri e parenti), perché lo stipendio di un operaio dell'industria plastica, di un dirigente sindacale della Plastica, non è sufficiente per pagare la quota di questa scuola. Un delinquente. Ma non era mafioso, era un ladro”.
"La Mafia è una organizzazione criminale mondiale, con circa 200 anni di storia", dice spesso Raúl.
In questo contesto, il narcotraffico merita una speciale attenzione, poiché il potere della Mafia è molto al di sopra delle semplici organizzazioni criminali locali, nei territori dove la Mafia opera o ha interessi politici ed economici, e che in pratica, li condiziona e dirige dalla sua posizione dominante. Pensiamo a quanto dice Giorgio Bongiovanni, direttore di ANTIMAFIADuemila, quando afferma che la ‘Ndrangheta, l'organizzazione criminale di Reggio Calabria, con un'importante presenza nel nostro paese, controlla l’80% del narcotraffico mondiale.
Riguardo questi legami di potere Raúl durante un'intervista a Radio Juntos, di Villa Dolores disse: "È un flagello mondiale infiltrato negli organismi religiosi, politici, militari. Nella DEA, la CIA., l’Interpol. Non in tutti i loro settori, ma in gran parte di essi. (…) (Il Sistema Criminale Integrato) ha partecipato attivamente alla costruzione di Narco Estados come quelli di Haiti, Colombia, Messico, Panama, Paraguay, Guatemala”. Aggiungendo con ironia: "Gli eserciti hanno sconfitto le Guerriglie ma non ce l’hanno fatta contro i narcotrafficanti". E ancora: "Amado Carrillos Fuentes, il Signore dei Cieli, prima di essere un narcotrafficante, lavorava alla Direzione Federale di Sicurezza (all’epoca apparato della polizia politica del Messico), agli ordini del Comandante Rafael Aguilar Guajardo, il quale rinunciò al Servizio di Intelligence e formò il Cartello di Guadalajara. Quando fu ucciso, il Signore dei Cieli raccolse il testimone. Questo con l'avallo della CIA”.
E in Argentina non è diverso, a Radio Libertad di Villa Dolores, intervistato dal cronista disse: "la SIDE (Il Servizio di Intelligence dello Stato Argentino, oggi Agenzia Federale di Investigazioni, AFI), si è sempre caratterizzata per l’elevato livello di corruzione. Emblema di ciò fu Stiusso, alias Antonio, alias Jaimito, alias Stiles (Jaime Stiusso fu uno dei principali gerarchi del SIDE tra il 1972 ed il 2014). Stiusso lasciò passare, guardò altrove, se non sbaglio, cinque attentati in questo paese: contro l'ambasciata di Israele, L'AMIA, a Río Tercero, l'elicottero precipitato a Campo de Mayo, una faccenda legata a vendita illegale di armi alla Croazia e all'Equador. Ed anche, l'attentato a Carlos Menem Jr, tra altri. (…) Questi servizi di intelligence sono manovrati dalla Cia, e dal Mossad con tutto ciò che questo purtroppo comporta per la Repubblica Argentina e la Libertà degli argentini”.
Il potere della Mafia non è solo la sua capacità di azione, ma quella di manipolare le istituzioni per occultare ogni cosa per anni. La Mafia ha partecipato nell'assassinio di Magistrati, Politici, Giornalisti ed Investigatori, ed i processi giudiziari sono ancora lontani dalla verità.
Quanti sono i delitti aberranti e i crimini di massa che giacciono nell’oblio delle prescrizioni?
Raúl, denuncia ripetutamente che la corruzione strutturale è il risultato dell’inefficienza e della complicità del Sistema Giudiziale, perchè nonostante la legge sia sempre perfettibile, se i meccanismi di controllo e di amministrazione della giustizia della Repubblica agissero tempestivamente, la Mafia non troverebbe spazio. Profetizzando il futuro dell'Argentina, nel 2016, a Radio Juntos, disse: "La corruzione del PRO non mi sorprende, perché è la stessa corruzione del 2001, gli stessi che lasciarono 39 morti quando se ne andarono: Patricia Bullrich, Gerardo Morales, Loperfido, Prat Gay… loro ci sono già stati. Un governo i cui elementi distintivi sono la fame, la miseria, la disoccupazione e la corruzione". In un'altra occasione aggiunse: "Quando non c'è Stato di Diritto, c'è violenza generata dallo stesso Stato".
Le crisi economiche e le ripercussioni sociali associate non sono un caso, e nemmeno una conseguenza dell'inesperienza o dell'incapacità. Siamo vittime di una struttura di potere che dirige, indirizza ed esegue a piacimento la deriva delle nazioni. La Mafia è una struttura di potere che fa collassare Stati, che condiziona le democrazie, che ha il potere di trasformare il figlio di un "semplice muratore" nel Presidente di una Nazione.
Raúl Blázquez un combattente per la Libertà, la Fratellanza e l'Uguaglianza, dice ai giovani "quando uno studia la Costituzione, ed il Diritto sul quale si regge non può essere ingannato". E ripete sempre: "Per lottare per la Giustizia, sono necessari: buoni avvocati, buoni poliziotti, buoni maestri, buoni giornalisti, buoni medici, buoni infermieri, buoni politici…".
Spetta alle prossime generazioni afferrare la spada dell'antimafia, ed attraverso l'arte ed il giornalismo, dare visibilità a questo fenomeno sociale che colpisce tutta la società in sé; perché non c'è peggiore malattia dell’indifferenza. Il nostro instancabile amico dice: "alla mafia disturbano due cose: che tocchino il suo denaro e che se ne parli".
Il giovane che volle diventare muratore, il giovane che volle diventare avvocato, il giovane che volle diventare missionario, il giovane che volle diventare giornalista, il giovane che volle diventare guerriero. Il giovane che è un Rivoluzionario. 
(19 Maggio 2019)

*Our Voice Córdoba

Foto © Alejandro Díaz

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