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hacker russi 610di Giuseppe Agliastro
Rivelazione a Mosca: Kozlovsky autore del cyber attacco su ordine degli 007 Ma sulla sua testimonianza ci sono dubbi di un complotto contro il Cremlino
 
Un hacker russo ha confessato in tribunale di essere stato ingaggiato dagli 007 di Mosca per attaccare i sistemi informatici del Partito democratico americano e impossessarsi illegalmente delle e-mail scomode di Hillary Clinton: lo scrive la testata online «The Bell» citando fonti proprie. La notizia non è verificabile in modo indipendente e fa sorgere dubbi. Se fosse vera si tratterebbe però della prima testimonianza diretta delle supposte interferenze russe nelle presidenziali Usa dello scorso anno.
Secondo «The Bell», l’hacker che avrebbe rivelato di aver preso parte al cyber-attacco russo contro i democratici americani si chiama Konstantin Kozlovsky ed è residente a Yekaterinburg. Adesso si trova dietro le sbarre perché accusato di far parte di una banda di pirati informatici che dall’inizio del 2016 ha sottratto oltre 50 milioni di dollari dai conti bancari russi sfruttando un sofisticato virus chiamato «Lurk».
L’ammissione di aver colpito il partito democratico «su ordine di agenti dell’Fsb» Kozlovsky l’avrebbe fatta lo scorso 15 agosto proprio durante un’udienza in un tribunale di Mosca per prolungare la sua custodia cautelare in carcere in attesa del processo. La presunta trascrizione delle dichiarazioni fatte in aula quel giorno e persino quella che sarebbe una registrazione audio dell’udienza a porte chiuse sono pubblicate rispettivamente sulla pagina Facebook di Kozlovsky e su Soundcloud.com: la loro autenticità non è verificabile, ma sarebbe stata confermata a «The Bell» da due fonti, tra cui una persona che era presente in tribunale.
I motivi per essere scettici però non mancano. Innanzitutto non è chiaro quale vantaggio ottenga Kozlovsky confessando a un giudice russo di essere uno degli autori degli attacchi informatici contro i democratici americani. E poi non è da sottovalutare il fatto che l’hacker punti il dito contro persone che il Cremlino considera «nemiche». Sulla pagina Facebook di Kozlovsky è infatti presente una lettera datata 1 novembre 2016 in cui l’hacker sostiene di aver attaccato i democratici su ordine di un ufficiale dell’Fsb chiamato «Ilyà»: si tratterebbe del maggiore Dmitry Dokuchayev, colui che Kozlovsky indica come il suo referente diretto. Dokuchayev è però finito in galera nel dicembre 2016 assieme ad altre due persone di cui Kozlovsky fa il nome: l’esperto di lotta alla pirateria informatica della Kaspersky, Ruslan Stoyanov, e il colonnello dell’Fsb Sergey Mikhailov. Tutti e tre pare siano accusati di aver fornito informazioni riservate all’intelligence Usa. Dicendo di aver agito su loro ordine - spiegano alcuni analisti - Kozlovsky potrebbe dare a Mosca un’opportunità per far ricadere tutta la colpa su elementi «deviati» dei servizi. Inoltre è improbabile che l’hacker sia riuscito a pubblicare la lettera su Facebook stando in carcere senza che ci fosse il beneplacito di qualcuno in alto.
La storia di Kozlovsky potrebbe aiutare a far luce sui presunti attacchi informatici ordinati dal Cremlino per mettere i bastoni tra le ruote a Hillary Clinton. Ma per ora mancano prove concrete che confermino le parole del giovane hacker.

Tratto da: La Stampa

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