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copertinaGli eventi ad Asuncion tre anni dopo l'omicidio del giornalista e della sua assistente
di Jean Georges Almendras
Significative mobilitazioni sono state organizzate da Antimafia Dos Mil Paraguay e dai giovani del Movimento Internazionale Our Voice ad Asuncion, in occasione del terzo anniversario dell’assassinio del giornalista Pablo Medina (collaboratore della nostra redazione) e della sua assistente Antonia Almada. Il giornalismo paraguaiano, figure note della società, familiari di Pablo insieme al pubblico hanno dato risalto alle commemorazioni tanto all’ingresso del Palazzo di Giustizia quanto nel Centro Culturale della Repubblica Cabildo, dove è stato presentato il documentario “Pablo”. Il duplice crimine risale al 16 ottobre 2014, quando entrambi – insieme alla giovane Ruth, sorella di Antonia, sopravvissuta all’attentato e oggi testimone protetto – subirono un agguato da parte di sicari vestiti da militari lungo una strada isolata di Villa Igatimí, nel dipartimento di Canindeyú, zona di influenza del narcotraffico.

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Nonostante le elevate temperature del clima paraguaiano, la mobilitazione prevista per lunedì 16, lungo la via principale di accesso al Palazzo di Giustizia, si è svolta come previsto. Lo slogan era strettamente legato al recente rinvio del processo contro il presunto mandante del duplice omicidio, l’ex sindaco di Ypejhú, Vilmar “Neneco” Acosta, la cui prima udienza è stata sorprendentemente fissata per oggi.
Nel corso della mobilitazione giornalisti di Antimafia Dos Mil Paraguay, insieme ad altri colleghi ed a componenti di Our Voice hanno preso posto sistemati lungo la via di accesso principale dell’edificio giudiziario. Davanti ad una discreta presenza di agenti di polizia posizionati sulla scala principale, sono stati appesi dei cartelloni sulle recinzioni perimetrali (dove gli agenti avevano tolto quelli erano stati collocati in precedenza) e con un megafono è stata invitata l’opinione pubblica a prendere coscienza della realtà paraguaiana quanto alla penetrazione del narcotraffico nel sistema politico, oltre a chiedere giustizia per Pablo e Antonia e per tutti i giornalisti uccisi (18 in tutto) in un paese democratico, invitando il popolo a partecipare alla manifestazione di fronte alla sede del giornale ABC Color (dove lavorava Pablo Medina) e alla commemorazione per Pablo e Antonia che abbiamo organizzato al Cabildo nel pomeriggio.

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I giovani di Our Voice (distinti dalle magliette con il logo che avevano indosso), hanno trasmesso forza ed energia nella lotta sociale e per i valori della giustizia, attraverso un rap elaborato con cura e interpretato da Leandro e Julieta, che è diventato lo slogan della manifestazione.

“Se tu, se io, se noi rimaniamo in silenzio; chi avrà il coraggio di gridare per coloro che lo Stato senza onore ha fatto tacere”

“Parlo per noi che siamo dall’altra parte, abbiamo lo stesso sentimento, insisto, non abbiate paura, manifestiamo contro chi lo ha ucciso”


“Oggi tocca a noi giovani lottare nel suo onore, che la sua morte non sia stata vana, dimostriamo che non siamo codardi, usciamo fuori a gridare. Sia fatta giustizia contro i responsabili!”


“Popolo gridiamo, sia fatta giustizia contro i responsabili!...”

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Alla mobilitazione erano presenti anche giornalisti della stampa e della Tv estere. Cittadini di generazioni e strati sociali diversi ci hanno riconosciuto e ringraziato per il nostro impegno nel richiedere giustizia per Pablo, denunciando l’impunità imperante nel paese e lottando contro il narcotraffico.

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Abbiamo quindi invitato la cittadinanza ad esprimersi liberamente: hanno parlato i familiari di Pablo Medina, attivisti sociali, Monsignor Melanio Medina e la dottoressa Katia González, presidente della Coordinadora de Abogados dell’Uruguay, insieme ad alcuni cittadini.

Alle porte dell'INDERT (Instituto Nacional de Reparto de Tierras), è stata poi organizzata una mobilitazione dal Sindacato di Giornalisti Paraguaiani, - alla quale ugualmente ci siamo uniti, insieme alla collega Noelia Díaz, di El Cabildo - come protesta per le minacce che giorni addietro aveva ricevuto una giornalista del quotidiano ABC Color da parte del presidente dell'istituzione. La collega - Gladys Benitez - aveva pubblicato un articolo denunciando la corruzione del titolare dell'INDERT in relazione all'uso delle terre e al suo patrimonio personale. I giornalisti paraguaiani hanno protestato contro il gerarca, rimproverandogli questo atteggiamento criminale, ma lui si è dileguato rapidamente lungo le strade di Asuncion.
Più tardi, nella vicina via Yegros, alle porte della sede del quotidiano ABC Color, abbiamo partecipato all’atto commemorativo che si celebra ogni anno in memoria del  collega assassinato. A prendere la parola il capo di Pablo Medina, Magdalena Benitez, ed altri componenti, insieme alcuni membri della famiglia Medina.

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Poco dopo le 18 abbiamo dato inizio all'incontro al quale ha preso parte, in collegamento Skype, anche il direttore di Antimafia Duemila Giorgio Bongiovanni: "Mi sento di dire con molta emozione, - ha detto - che Pablo è vivo nei nostri cuori. Era un grande giornalista, Antimafia Duemila era orgogliosa di averlo tra i suoi collaboratori. Pablo è un martire della giustizia, come suo fratello Salvador e tutti i cittadini del Paraguay caduti per una causa giusta".

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Poi, parlando dei killer e del presunto mandante, “Neneco” Acosta, ha aggiunto: "Non abbiamo le prove, ma sappiamo, come diceva Pier Paolo Pasolini. Ricordiamo Pasolini come un altro martire della resistenza, della libertà e della giustizia italiana. Sappiamo che "Neneco" Acosta non è il solo. Pablo Medina è stato ucciso perché toccava i fili scoperti del narcotraffico. È lì che troviamo le cause dell'assassinio. Ma riguarda la criminalità organizzata mondiale e anche italiana. Il procuratore Nicola Gratteri, riconosciuto dalla DEA americana e dal FBI per il suo coraggio, ci ha informato che in Sudamerica sono coinvolti paesi come il Brasile, la Colombia, Ecuador, Bolivia, Uruguay, Paraguay ed Argentina. Gli ultimi tre sono paesi di transito della cocaina; Colombia, Ecuador e Bolivia i produttori. E le tonnellate di droga sono legate alla corruzione della mafia italiana, che tocca i più alti livelli della politica e persino la presidenza della Repubblica dei paesi sudamericani. Quando un giornalista come Pablo Medina comincia a salire di livello e scopre che il narcotraffico ha connessioni con la politica, allora rischia. "Neneco" Acosta era sindaco di una città, ma ha legami con politici nazionali e non sappiamo con chi altro". "La mafia della ‘Ndrangheta, - ha precisato Bongiovanni - è l’imprenditore-capo del traffico di droga, il maggiore esportatore dei paesi sud-americani. Questa organizzazione guadagna ogni anno 70 miliardi di euro sul traffico di cocaina che viene direttamente dal Sudamerica". "La mia opinione è che l'uccisione di Pablo è stata preventiva. - ha poi riflettuto - E quando "Neneco" dice che non ha niente a che vedere, manda dei messaggi. Io non capisco il rinvio del giudizio, significa prendere tempo, è burocrazia. Acosta è un personaggio che può parlare, che può dire qualcosa che non deve dire. C'è una stampa attenta, locale ed internazionale. Ammazzare "Neneco" non conviene alla mafia, meglio comprare qualcuno, corrompere o prendere tempo". “Pablo - ha concluso - mi ha insegnato che il miglior modo di ricordare gli amici caduti è lavorare. Abbiamo pianto la sua perdita. Il mio contributo alla memoria di Pablo è cercare la verità. Pablo Medina era sul giusto cammino e iniziava a dire la verità. Con molto rispetto, ma anche con dispiacere, devo dire che non è stato protetto dall’azienda per cui lavorava".

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Tra gli altri interventi, anche quello del monsignore (emerito) della Chiesa Cattolica Mario Melanio Medina, che ha parlato di "Narcotraffico e Soia"; seguito dal giornalista e collaboratore di Antimafia Dos Mil, Hugo Pereira, che ha approfondito il tema "EPP e la stigmatizzazione dei contadini". Sono intervenuti anche il senatore Arnaldo Giuzzo e la Presidente della Coordinadora de Abogados, Katia González. La dirigente del Sindacato di Giornalisti del Paraguay, la giornalista Noelia Díaz ha illustrato un panorama molto dettagliato e rivelatore della libertà di espressione e della libertà sindacale. Subito dopo è stato proiettato il documentario "Pablo", pubblicato nella pagina web www.antimafiadosmil.com, dove oltre al caso Medina viene trattata la drammatica realtà degli omicidi commessi contro giornalisti paraguaiani dall’instaurazione della democrazia fino ai  giorni nostri. Ma anche testimonianze di familiari e colleghi di Pablo, di ABC Color, mobilitazioni di giornalisti all'indomani del duplice assassinio, testimonianze di giornalisti ed avvocati sul panorama politico e la corruzione esistente in Paraguay al momento dell’attentato, insieme alla preziosa adesione dello scrittore e giornalista uruguaiano Eduardo Galeano, risalente alla mobilitazione del 2014 in Plaza de la Democracia, poco tempo prima del suo decesso. L'intero evento è stato trasmesso dalla radio contracorrientepy.blogspot.it.

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Presente in sala anche il figlio del giornalista assassinato Santiago Leguizamón, Dante, insieme al fratello di Pablo Medina, Francisco, e alla figlia maggiore Dyrsen, ha ringraziato e apprezzato l'appoggio del giornalismo straniero. Ha partecipato alla commemorazione anche la presidente di APDH (Assemblea Permanente di Diritti umani) Norma Ríos, Matias Guffanti, dirigente del Movimento Internazionale Culturale giovanile Our Voice e giornalista di Rosario (Argentina) ha valorizzato il ruolo dei giovani nella lotta, attraverso l'arte, contro l'impunità di fronte all'assassinio dei giornalisti, in particolare Medina, e alle tante ingiustizie sociali della nostra società in differenti parti del mondo. L''impunità è uno dei gravi flagelli in Argentina, dove la sparizione forzata di Santiago Maldonado, solidale con la causa mapuche in Pu Lof Cushamen, è una chiara dimostrazione di quanto siano estese le politiche di genocidio dei popoli originari nel nostro tempo.
Ed è proprio con l'arte che ha chiuso il Movimento Our Voice, che in ricordo di Pablo e Antonia hanno cantato un altro brano della loro canzone rap.

“Se tu, se io, se noi rimaniamo in silenzio; chi avrà il coraggio di gridare per coloro che lo Stato senza onore ha fatto tacere”

"Con la mente fredda usciamo in strada; con striscioni, tutti insieme; per lui, per tutti coloro che sono morti un giorno, nel tentativo di far saltare fuori coloro che ci vendono un mondo di fantasia".

"Denunciava il marcio, pur sapendo che lo avrebbero fatto tacere, Pablo Medina, a te dedichiamo queste righe, alla tua lotta senza quartiere, a quel sindaco che vedendosi alle strette non ha saputo più cosa fare".


"Perché la tua forza ha superato la tua paura, e superandola in verità sei stato libero. Ti sei impegnato perché sia fatta giustizia per tutti, peccato che non ci sei più".


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Foto: Antimafia Dos Mil e Our Voice

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