di Nicola Tranfaglia
Non c'è dubbio che, anche se in Italia non ci sono stati finora attentati terroristici, la psicosi del terrore e del possibile attentato contro il Colosseo a Roma o contro l'attuale pontefice, che si prepara ad andare in Africa a raccontare a quei popoli le cose che dice di solito all'Angelus della messa, in piazza San Pietro, ha già fatto molta strada nel nostro bel Paese.
Finora - come ho cercato di ricordare nell'articolo di ieri sul biennio 2014-2015 – si è visto a poco a poco il Daesh o IS o ISIS (i nomi si sono moltiplicati come spesso avviene) andare in lungo e in largo in tutto il pianeta, dalla Francia agli Stati Uniti, dal Canada ad Amsterdam e a Copenaghen a seminare la morte. Tutti i mezzi di comunicazione sono diventati ossessivi concentrando la propria attenzione sullo spettacolo terribile delle vite di innocenti spezzate da giovani fanatizzati dalla sharia intesa come "lotta sul cammino di Dio". Era in qualche modo inevitabile che questo avvenisse. Ed ora i guerrieri dell'IS sono ben attenti a tener caldo il ferro e a cercare di tener desta l'attenzione nelle capitali che contano(soprattutto Washington, Mosca, Londra e Parigi ma anche a Roma) sul pericolo del terrore che lavora per loro.
Da questo punto di vista quel che è successo negli ultimi due giorni è significativo e terribile nello stesso tempo. Come hanno intitolato oggi molti quotidiani, ventisette morti sono stato il bilancio dell'ultima azione terroristica compiuta dall'IS a Bamako, capitale del Mali.
Il Mali è stato a lungo un modello di democrazia in Africa fino al 2012, tre anni fa, quando nel gennaio di quell'anno è scoppiata la ribellione dei Tuareg nel nord del Paese ed è sfociata in marzo da parte dei militari del presidente Amadou Toumani Tourè. Così a poco a poco i ribelli separatisti e islamisti si sono aperti la strada per conquistare il nord del Paese. Tre anni fa tutto il Nord era stato occupato dai jiadisti un tempo alleati dei ribelli Tuareg del Movimento di Liberazione dell'Azawad(Mnla). Nel gennaio 2013 la Francia aveva avviato un intervento militare (Operation Serval) per allontanare gli insorti del Nord dalle città di Timbuctu, Kidal e Gao. Poi, dopo le operazioni dei soldati francesi e africani, il primo luglio 2013 era partita la missione di stabilizzazione delle Nazioni Unite(Minusma) che ha contribuito alla sicurezza del voto del luglio di due anni fa, le prime elezioni presidenziali dopo diciotto mesi di crisi politica e guerra. Dal 2013 è attiva una missione militare internazionale di sostegno economica e politica che è stata promossa sotto l'egida della Comunità economica degli Stati dell'Africa Occidentale (Ecowas) che è stata autorizzata con la risoluzione 2085 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Inizialmente prevista per il settembre 2013, la missione era stata anticipata per il rapido peggiorare della situazione nel Mali, scosso da una sanguinosa guerra civile tra il governo centrale, i separatisti Tuareg del Movimento nazionale di Liberazione dell'Azawad e i ribelli islamisti. La Minusma che conta su circa seimila uomini provenienti da undici paesi africani si affianca ad un'analoga missione della Francia (operazione Serval poi ribattezzata nell'agosto 2014 Operazione Bakhane ed estesa al Sahel) nel tentativo di sostenere le forze governative contro gli islamisti.
Ma questo non è bastato a fermare il commando dell'IS che ha compiuto la sua terribile missione di morte senza che francesi e americani arrivati riuscissero a salvare qualche vita umana. Il bilancio, come abbiamo detto all'inizio, è pesante: 27 morti che si aggiungono ai 129 di Parigi.
