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NEWS 253544di Roberto Quaglia
Un altro angolo d'Europa in grande fermento popolare. Gli oligarchi avevano fatto sparire un miliardo di euro. Enormi manifestazioni contro di loro.
Chisinau (Moldova). Decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Chisinau, capitale della Moldova, domenica 6 settembre, nella più colossale manifestazione di piazza dai tempi della secessione dall'Unione Sovietica. Fra le 50.000 e le 100.000 persone (a seconda delle stime) sono confluite sulla piazza antistante il palazzo del governo a protestare contro la corruzione del sistema moldavo, in particolare governo e magistratura, accusati di volere insabbiale le indagini sul furto del secolo, la sottrazione di un miliardo di euro dal circuito bancario moldavo, pari ad un ottavo del prodotto nazionale lordo.

È incredibile che nell'era della tracciabilità assoluta delle transazioni bancarie si possano bonificare all'estero e poi fare sparire mille milioni di euro da un paese europeo senza che poi non si riesca a capire dove siano finiti. È evidente che debbano sussistere pesanti complicità in altissime sfere - e non solo in Moldova - per riuscire a nascondere le tracce di una tale mole di denaro. L'agenzia internazionale Kroll, assunta per investigare il fatto, ha puntato il dito contro il 28enne milionario Ilan Shor, ma l'investigazione non è andata molto più in là. Per il momento Shor se l'è cavata con 30 giorni di arresti domiciliari ed ora è sindaco della città di Orhei. Nello spazio ex sovietico non è raro doversi chiedere come possano evaporare i miliardi nello spazio di una notte. È appena dietro l'angolo l'Ucraina dell'oligarca Ihor Kolomoyskyi, accusato di aver fatto sparire attraverso una delle sue banche la stratosferica somma di 1,8 miliardi di dollari, di quelli che il Fondo Monetario Internazionale aveva stanziato soltanto pochi giorni fa. Nella Mosca degli anni novanta altri dieci miliardi del FMI furono cannibalizzati in un amen. Perciò, anche se il miliardo fantasma della piccola Moldova non rappresenta certo una novità, in proporzione è uno spettro ancora più ingombrante.
L'entità del furto ha provocato danni immediatamente percettibili a carico della popolazione moldava. Dopo anni di stabilità la valuta nazionale si è deprezzata sensibilmente.
50-100.000 persone in piazza possono sembrare molte, ma in un paese piccolo come la Moldova, che conta solo 3,5 milioni di abitanti, sono in verità moltissime, considerando che la popolazione rurale generalmente è troppo povera per spostarsi e che quindi a protestare è sceso in piazza dal 5 al 10% dell'intera popolazione della capitale Chisinau, la quale conta mezzo milione di abitanti.
La manifestazione è stata generalmente pacifica, ma nei giorni antecedenti erano stati forti i timori di una vera e propria rivoluzione. L'ambasciata italiana aveva contattato tutti i residenti italiani ammonendoli affinché evitassero di trovarsi in centro nel giorno della manifestazione.
La protesta è stata organizzata dall'organizzazione Dignità e Verità, un gruppo che sostiene di non ricevere finanziamenti dall'estero, una precisazione che in tempi di rivoluzioni colorate è decisamente opportuna. Più che al modello delle rivoluzioni colorate - quando un John McCain o altri maggiorenti di Washington nemmeno si nascondono nel muovere i fili dei loro burattini schierati in piazza - la dinamica della protesta sembra ispirarsi a movimenti come gli Indignados spagnoli o perfino agli accampati sulle strade di Tel Aviv nel 2012. L'indignazione e la piazza arrivano come onde lente che reagiscono come possono ai giochi istantanei e illusionistici della finanza globalizzata.
Il governo attuale è filo-occidentale e filo-europeista e filo-europeisti sono anche i protestatari.
La svolta filo-europeista della Moldova avvenne nel 2009 con quella che qualcuno definì la twitter-revolution moldava.
Dignità e Verità chiede le dimissioni del presidente Nicolae Timofti e l'estromissione degli oligarchi dal sistema di potere moldavo. Tuttavia, in rete c'è chi accusa Dignità e Verità di godere del sostegno di altri oligarchi, riducendo l'intera faccenda a una lotta tutta interna alla locale oligarchia. A un'analisi superficiale non è chiaro quanto queste accuse siano fondate oppure false e manipolatorie.

Un accampamento di tende è stato allestito dai protestatari davanti al governo, che dichiarano che non abbandoneranno la piazza fino a quando i loro obiettivi non saranno stati raggiunti. Una raccolta di fondi per sostenere la protesta è stata avviata online su una piattaforma di crowdfunding. Parecchi cittadini si sono avvicendati nell'orbita all'accampamento nei giorni seguenti la manifestazione, attori e altre personalità della cultura hanno occasionalmente preso il microfono per incoraggiare i manifestanti.
Per sabotare la manifestazione di domenica, gli oligarchi moldavi avevano organizzato in contemporanea all'evento un mega-concerto con una miriade di star molto popolari, la maggior parte delle quali, tuttavia, hanno infine rinunciato ad esibirsi per evitare di venire strumentalizzate contro la protesta.
Infine, una curiosa interpretazione dei valori filo-europei di libertà di stampa il governo moldavo ha vietato l'ingresso nel paese ai giornalisti russi arrivati per documentare l'evento, fermandoli all'aeroporto, sequestrando le loro attrezzature e rispedendoli in Russia.

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Tratto da: megachip.globalist.it

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