I ministri Varoufakis e Voutsis: “Casse vuote, se usciamo noi crolla tutta l’Eurozona”
di Luigi Grassia - 25 maggio 2015
Duro il tedesco Schaeuble: “Non c’è programma alternativo, impegni da rispettare”
Non è ancora ufficiale, sono cose dette alla tv, ma ormai il governo greco lo va proclamando ai quattro venti: Atene non sarà in grado di restituire il prestito del Fondo monetario internazionale. Questo corrisponde alla bancarotta, anche se si farà di tutto (a Bruxelles, a Francoforte e nelle capitali dei Paesi dell’Ue) per non chiamarla col suo nome, come è già successo con la precedente ristrutturazione del debito della Grecia. E quali saranno le conseguenze sui mercati finanziari? Imprevedibili. Quasi tutti gli analisti assicurano che l’effetto-contagio non sarà forte come sarebbe stato negli anni scorsi, ma lo verificheremo alla prova dei fatti.
La nuova bufera
A scatenare la nuova bufera è il ministro degli Interni greco Nikos Voutsis, che in un’intervista a una tv ellenica ha detto: «Le quattro rate per l’Fmi a giugno ammontano a 1,6 miliardi di euro. Ma questo denaro non sarà versato, perché in cassa non c’è proprio». In un’altra intervista televisiva, ma stavolta alla Bbc, il ministro delle Finanze Yanis Varoufakis ha soffiato sul fuoco dicendo che un’uscita della Grecia dall’euro sarebbe «catastrofica», «l’inizio della fine per il processo della moneta unica». È una maniera per mettere gli interlocutori (Fmi, Ue e Bce) con le spalle al muro e ammonirli che Atene va accontentata, altrimenti le conseguenze saranno gravi per tutti, compresi i sacerdoti del rigore economico che dalla Grecia pretendono sempre di più. Varoufakis ha argomentato che non tocca al suo governo fare altre concessioni, perché ha già fatto «passi enormi» per favorire un accordo e adesso «spetta a queste istituzioni fare la loro parte. Gli siamo andati incontro a tre quarti del percorso, ora devono percorrere loro quell’ultimo quarto».
Quando il governo greco dice che non pagherà il miliardo e 600 milioni di euro, intende che non li pagherà se prima l’Europa non verserà 7,2 miliardi di aiuti a Atene; se quei soldi arrivassero, se ne stornerebbe quanto serve per accontentare l’Fmi. Ma le condizioni perché la Grecia riceva i 7 miliardi e rotti sono molto stringenti: altra austerità, privatizzazioni eccetera. E i greci, intesi come popolo, come gente comune, non ce la fanno più.
I sacerdoti del rigore
Ma i sacerdoti del rigore insistono: «La Grecia deve rispettare gli impegni presi, deve risolvere i problemi a casa» dice il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble. «Atene si è impegnata lo scorso 20 febbraio ad attuare l’attuale programma, quindi non abbiamo bisogno di parlare di alternative». Se le posizioni restassero queste avremmo una pericolosa gara a chi bluffa meglio, fra la Grecia che fa balenare il baratro davanti agli interlocutori e i rigoristi che fanno spallucce e dicono che il crac greco non sarebbe poi tanto grave, cosa che (in realtà) nessuno può affermare con certezza. Comunque lo stallo non durerà ancora a lungo, fra pochi giorni la prima delle quattro rate arriverà a scadenza e allora vedremo.
Tratto da: La Stampa del 25 maggio 2015
In foto: in trincea Il ministro greco delle Finanze Yanis Varoufakis nei giorni scorsi ha detto che un compromesso è possibile ma si aspetta che sia la controparte a muoversi (© AP)
ARTICOLI CORRELATI
Cosa succede se Atene non paga: i tre scenari
