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La premier dice stop a Tel Aviv ma difende l’accordo europeo

L’Italia si prepara a ribadire oggi, al Consiglio Affari Esteri dell’Unione europea a Lussemburgo, la propria contrarietà alla sospensione dell’accordo di associazione tra Ue e Israele. Una posizione confermata da fonti di Palazzo Chigi e della Farnesina e condivisa anche dalla Commissione europea. Roma, insieme alla Germania, si opporrà non solo all’interruzione dell’intesa nel suo complesso, ma anche all’eventuale sospensione della componente commerciale, per la quale sarebbe sufficiente una maggioranza qualificata. Proprio il peso dei due Paesi risulta decisivo: bastano infatti due grandi Stati membri per formare una minoranza di blocco.
L’accordo, in vigore dal 2000, rappresenta uno dei pilastri delle relazioni tra Bruxelles e Tel Aviv, favorendo la cooperazione economica, scientifica e culturale. Al suo interno, il rispetto dei diritti umani e dei principi democratici è indicato come elemento fondante. Tuttavia, già nel maggio dello scorso anno, 17 Stati membri avevano sollecitato la Commissione europea a valutarne la sospensione, e nel frattempo il fronte dei favorevoli si è ampliato. Rimangono contrari, oltre a Italia e Germania, anche Austria, Repubblica Ceca, Bulgaria, Slovacchia e Ungheria, mentre la Grecia mantiene una posizione incerta.
A rilanciare il tema con forza è stato il premier spagnolo Pedro Sánchez, che durante un comizio in Andalusia ha dichiarato: “È giunto il momento che l’Ue rescinda il proprio accordo di associazione con Israele. Non abbiamo nulla contro il popolo israeliano, anzi, è proprio il contrario. Ma un governo che viola il diritto internazionale e, di conseguenza, i principi e i valori dell’Ue non può essere nostro partner”. Le sue parole arrivano dopo un incontro a Barcellona con i leader del progressismo mondiale, anche se l’Internazionale socialista non ha la forza politica per determinare l’agenda europea.
Nel frattempo, i ministri degli Esteri di Irlanda, Slovenia e Spagna hanno scritto all’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, esprimendo “la più profonda preoccupazione” per alcune misure adottate dal governo israeliano, tra cui “decisioni esecutive, militari e leggi approvate dalla Knesset”, accusate di violare “i diritti umani” e il diritto internazionale, incluso quello umanitario.
Kallas ha però chiarito che non è sul tavolo un’interruzione totale dell’accordo. Resta invece aperto il ventaglio di opzioni già delineato in un documento presentato la scorsa estate, che include anche la possibilità di revocare alcune agevolazioni commerciali, misura che richiederebbe una maggioranza qualificata. L’obiettivo dichiarato è “aumentare la pressione su Israele”. Tra le ipotesi figura anche il blocco di specifici segmenti degli scambi, come quelli legati ai prodotti provenienti dagli insediamenti, ma anche su questo punto l’Italia conferma la propria contrarietà. È probabile, comunque, che non si arrivi a un voto formale, ma piuttosto a un confronto politico tra i ministri.
Sul piano interno, la posizione del governo guidato da Giorgia Meloni è oggetto di critiche da parte delle opposizioni. Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, ha dichiarato: “Il governo italiano deve schierarsi: gli accordi di associazione fra Unione europea e Israele vanno stoppati”. Sulla stessa linea Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Partito Democratico: “Se il governo Meloni vuol prendere davvero le distanze da Netanyahu deve sostenere la sospensione dell’accordo di Associazione Ue-Israele, per manifesta violazione dei suoi presupposti politici e giuridici. La scorsa settimana in commissione Esteri abbiamo chiesto alla Farnesina parole chiare, che non sono arrivate”.
Diversa, invece, l’apertura italiana sulle possibili sanzioni contro i coloni violenti in Cisgiordania e contro alcuni membri del governo israeliano, tra cui Ben-Gvir e Smotrich. Anche in questo caso, però, serve l’unanimità degli Stati membri, attualmente bloccata dal veto dell’Ungheria.
In questo contesto, appare ridimensionata anche la recente decisione del governo italiano di sospendere il memorandum bilaterale con Israele. Da Palazzo Chigi e dalla Farnesina sottolineano la differenza tra i due strumenti: “Questo è un accordo con il popolo israeliano, il memorandum invece era un accordo militare”. Una distinzione che segna il tentativo dell’esecutivo di mantenere un equilibrio tra la linea europea e le proprie scelte di politica estera.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

Foto © Imagoeconomica

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