L’ufficio del procuratore generale di Istanbul ha trasmesso alla decima Corte penale seria della città un atto d’accusa contro Benjamin Netanyahu e altri 34 esponenti di vertice israeliani. I pubblici ministeri turchi invocano per ciascuno di loro l’ergastolo per genocidio e crimini contro l’umanità, oltre a pene detentive che, sommate, arrivano fino a 4.596 anni per una serie di reati connessi all’intervento armato compiuto dalle forze di sicurezza israeliane contro la Flottiglia Sumud.
Il fascicolo ruota interamente attorno all’operazione condotta in acque internazionali lo scorso ottobre contro le navi dell’organizzazione civile che trasportavano aiuti umanitari destinati alla Striscia di Gaza. Secondo quanto riportato dal quotidiano Hürriyet, i 35 indagati includono, tra gli altri, il primo ministro Benjamin Netanyahu, il ministro della Difesa Israel Katz, l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant, il ministro del patrimonio Amichai Eliyahu, il ministro della Pubblica sicurezza Itamar Ben Gvir, il capo di stato maggiore Eyal Zamir e il comandante della Marina David Sair.
I pm chiedono che ogni imputato sia condannato separatamente per crimini contro l’umanità, genocidio, privazione della libertà, tortura, danni alla proprietà, saccheggio aggravato, impedimento del movimento, rapimento o conservazione dei veicoli di trasporto, oltre all’ergastolo aggravato e a pene comprese tra 1.102 anni e 9 mesi e 4.596 anni.
L’accusa sostiene che gli attacchi alle imbarcazioni, la distruzione dei mezzi di sussistenza, l’ostruzione degli aiuti umanitari e la riduzione della popolazione a condizioni di fame, sete e assenza di cure mediche non possano essere considerati semplici misure di sicurezza. Al contrario, secondo i pubblici ministeri turchi, tali condotte si collegano direttamente ad atti che, sotto il profilo del diritto penale internazionale, configurano genocidio e crimini contro l’umanità.
Il caso era già sfociato in precedenza nell’emissione di mandati di arresto e ora entra nella fase del dibattimento giudiziario presso la corte di Istanbul.
Foto © Imagoeconomica
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