Il sociologo: “Meloni, Crosetto e Tajani hanno guidato una campagna di disinformazione sulla guerra in Ucraina”
“La lotta per il potere richiede la forza dei leoni e l’astuzia delle volpi. È astuto affermare che gli italiani siano manipolati dal Cremlino, ma non è vero. Ogni classe governante manipola la propria classe governata. Il governo italiano manipola i cittadini italiani come il governo bielorusso manipola i bielorussi. Il problema della manipolazione dell’opinione pubblica in Italia è quello di una minoranza organizzata, la classe governante, che manipola una maggioranza disorganizzata, la classe governata”. L’analisi è quella di Alessandro Orsini e riguarda il modo in cui viene manipolata l’opinione pubblica. Il punto principale che il noto sociologo ha approfondito sul Fatto Quotidiano non è tanto l’idea che l’opinione pubblica italiana sia manipolata da potenze straniere, quanto il rapporto interno tra una minoranza organizzata - la classe governante - e una maggioranza disorganizzata - la classe governata: un sistema sociale in cui chi detiene il potere cerca di orientare chi non lo detiene.
“I principali protagonisti della disinformazione in Italia sulla politica internazionale - ha spiegato Orsini - sono i vertici della Repubblica: il presidente del Consiglio, il ministro della Difesa, il ministro degli Esteri e il principale partito di governo”. Non si tratta semplicemente di convincere, ma di ottenere adesione anche attraverso l’inganno. “Quando scoppia una guerra, le classi governanti hanno bisogno di ingannare la classe governata per aumentare la disponibilità dei cittadini”: bisogna giustificare l’invio di armi, sostenere alleati discutibili, appoggiare bombardamenti o scelte impopolari. In questo, “non esistono differenze sostanziali tra le tecniche di manipolazione dell’opinione pubblica usate da Meloni, Tajani e Crosetto e quelle utilizzate dai loro omologhi nei regimi autoritari”. Le logiche con cui le classi dirigenti combattono per il potere sono sorprendentemente simili, qualunque sia il regime. “Si pensi alle parole di Tajani a Rai3, il 12 gennaio 2025. Dopo aver difeso Netanyahu con tutte le sue forze, Tajani ha detto: ‘Israele non ha compiuto crimini di guerra’. Era una fake news per indurre gli italiani a credere il falso. Era il tentativo - ha proseguito - di estrarre il consenso degli italiani verso le politiche di Netanyahu con l’inganno e la menzogna”. 
Tuttavia, è anche vero che la manipolazione può essere rischiosa e molto faticosa. Rischiosa perché i cittadini possono accorgersi delle contraddizioni, delle omissioni, delle esagerazioni. Faticosa - ha spiegato - perché richiede coordinamento: televisioni, radio, giornali, social network, dichiarazioni ufficiali devono muoversi in modo coerente per sostenere la stessa narrativa.
C’è poi un elemento quasi antropologico: la “lotta per la vita”, in cui le persone, per sopravvivere e orientarsi nel mondo, hanno bisogno di informazioni affidabili. Nessuno vuole essere ingannato, perché decidere sulla base di informazioni false può avere conseguenze concrete e dannose. Anche per questo motivo alcune campagne di disinformazione funzionano, altre no. Lo dimostrerebbe anche la ricerca del Censis del 6 dicembre 2024, secondo cui il 66,3% degli italiani pensa che la colpa della guerra in Ucraina sia dell’Occidente e, in particolare, degli Stati Uniti. “Eppure - ha aggiunto Alessandro Orsini - Meloni, Crosetto e Tajani, il vertice della Repubblica, hanno condotto una gigantesca campagna di disinformazione per indurre gli italiani a credere che la colpa della guerra fosse esclusivamente della Russia e che la Nato fosse totalmente incolpevole”.
L’ultima conclusione riguarda invece le soluzioni possibili per contrastare le fake news. Creare comitati per individuarle non risolverebbe il problema. La manipolazione, infatti, può avvenire anche senza diffondere notizie palesemente false: basta selezionare alcuni fatti e ignorarne altri, accostare elementi non verificabili, costruire scenari ipotetici come se fossero imminenti. Una narrazione può risultare distorta pur restando formalmente composta da affermazioni non dimostrabilmente false.
“Si pensi alla dichiarazione di Crosetto al Corriere della Sera del 15 giugno 2025, secondo cui l’Iran lancerebbe la bomba atomica contro Israele un secondo dopo averla costruita: pura manipolazione dell’opinione pubblica per creare consenso intorno al bombardamento che Israele stava conducendo contro Teheran. Una società - ha concluso - può essere priva di fake news e vivere nella manipolazione dell’opinione pubblica. Una società libera di parlare è anche libera di mentire. Questo è il caso dell’Italia, uno Stato satellite della Casa Bianca, costretto a dare conto a una potenza straniera di tutto ciò che dice”.
Foto © Imagoeconomica
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