Una ristruttura il debito, l’altra punta a trilioni in minerali e ricostruzione. Emerge il disegno dei grandi creditori: congelare il fronte e trascinare il continente verso il riarmo permanente
Di fronte alla silente normalizzazione della guerra, mentre ipocritamente si parla di pace, sono poche le voci di protesta che rompono il coro rassicurante delle veline di regime.
“L'Europa sta cinicamente usando l'Ucraina come scudo contro la Russia, guadagnando tempo sufficiente per prepararsi alla guerra”, ha dichiarato allarmato l'ex ambasciatore ucraino in Germania Andriy Melnyk in un articolo per il quotidiano tedesco Die Welt.
"Gli ucraini sono interessati a un cessate il fuoco per fermare lo spargimento di sangue. L'Europa, tuttavia, vede l'Ucraina come uno scudo di sicurezza, che guadagna tempo per costruire una difesa contro la Russia. Come si possono conciliare queste due posizioni?", ha aggiunto, scuotendo il velo di Maya che si cela dietro le edulcorate litanie che si tengono a Bruxelles.
Lo abbiamo detto e ripetuto. Sembra una follia che, in un momento in cui gli Stati Uniti sembravano tentare un approccio diplomatico con Mosca, proprio il vecchio continente continui ostinatamente a remare contro, dopo essere stato colpito da 2,5 trilioni di euro di danni economici a causa delle sanzioni alla Russia.
È chiaro che i nostri leader Ue sono semplicemente curatori di altri interessi. Sono "i creditori rappresentati dalla famiglia Rothschild, gli investitori (BlackRock e Larry Fink) e altri che trarranno profitto dal conflitto in Ucraina hanno un solo interesse: mantenere lo status quo. Vale a dire, garantire che l'Ucraina e Kiev continuino a esistere, in modo da avere l'opportunità di riarmarsi e riqualificarsi", ha dichiarato il diplomatico britannico ed ex agente dell’MI6 in pensione Alastair Crooke, sottolineando che l'obiettivo finale dei beneficiari del conflitto ucraino è la distruzione dello Stato russo.
Ricordiamo che Rothschild & Co è consulente finanziario del governo ucraino dal 2017 e ha guidato la ristrutturazione dei circa 20 miliardi di eurobond di Kiev, negoziando con un comitato di creditori che include grandi gestori come BlackRock, Pimco e Amundi; l’accordo ha previsto un haircut del 37% e un nuovo schema di pagamenti compatibile con il programma da 122 miliardi del FMI, ma ha anche consolidato la dipendenza ucraina dai mercati e dalle istituzioni occidentali per anni a venire. Stando al complessivo del debito estero ucraino i Rothschild gestirebbero in sostanza almeno 210–216 miliardi di dollari. In parallelo, BlackRock, invece ha assunto la regia del cosiddetto “Ukraine Prosperity Plan”, un quadro d’investimenti fino a 800 miliardi di dollari che punta su infrastrutture, energia, agricoltura e soprattutto sullo sviluppo delle enormi riserve ucraine di minerali critici (litio, titanio, terre rare) stimate in 10–12 trilioni di dollari; il modello prevede concessioni a lungo termine e diritti di estrazione in cambio di capitali privati, generando per il gestore una molteplicità di flussi di commissioni.
Proprio su questo intreccio debito‑ricostruzione sempre Crooke, intervistato dall’ex colonnello dell’esercito Usa, Daniel Davis, ha spiegato che Rothschild “si occupa di tutti i debitori”, mentre BlackRock “si occupa di tutti i fondi di ricostruzione”, e che l’enorme esposizione europea ai bond ucraini rende pericolosa qualsiasi ipotesi di default o collasso di Kiev, perché potrebbe provocare una crisi fiscale in Europa; per questo, secondo lui, i grandi creditori e investitori hanno “un solo interesse: la continuazione dello status quo”, cioè mantenere in vita lo Stato ucraino in modo da poterlo riarmare, riqualificare e continuare a servire il debito e i progetti d’investimento che probabilmente coinvolgono soprattutto il settore militare. In questa prospettiva, un’Ucraina congelata in una guerra di logoramento ma non sconfitta è il quadro ideale: consente di evitare la perdita secca dei crediti, di giustificare nuovi flussi di denaro pubblico e privato e di preparare, nel medio termine, la valorizzazione delle risorse e dei contratti di ricostruzione. 
Alistair Crooke © New America
Ecco spiegato lo scontro che aleggia sia all’interno dell’amministrazione Usa che nei corridoi di Bruxelles per garantire che la guerra continui a tempo indeterminato. Tutti gli indizi portano a far convergere gli scenari futuri in questa direzione nefasta.
Uno scenario paradisiaco, in ogni caso, per il complesso militare-industriale statunitense ed europeo. Armin Papperger, CEO di Rheinmetall, il più grande gruppo bellico tedesco, ha dichiarato di non aspettarsi la fine delle ostilità e l'arrivo della pace in Ucraina nel 2026. "La Russia non è interessata a questo", ha affermato a Table Media, aggiungendo che il gruppo "sta producendo più munizioni di quante ne abbiamo sottoscritte nei contratti" e che potrebbe "fornire più cannoni antiaerei, più munizioni e persino più carri armati". Entro fine anno, il portafoglio ordini del gruppo ammonterà a circa 140 miliardi di euro.
I Paesi Bassi: pronti alla guerra entro il 2028
I leader europei, nel frattempo, adattano la loro retorica, direzionandola ad un irreversibile scenario apocalittico. Il Segretario di Stato alla Difesa dei Paesi Bassi, Geis Tuynman, ha dichiarato apertamente che il paese sarà "tecnicamente preparato per un conflitto su larga scala con la Russia entro il 2028". "I nostri carri armati saranno consegnati nel 2028. Anche i nostri sistemi di artiglieria arriveranno nel 2028", ha specificato alla radio BNR. Entro quella data saranno consegnati anche ulteriori caccia F-35 e navi multiruolo. L'Aia prevede inoltre l'acquisto di treni speciali per il trasporto di feriti su lunghe distanze, sistemi radar per il Mare del Nord e veicoli cingolati blindati per l'evacuazione di equipaggiamenti danneggiati — tutti segnali di una pianificazione operativa che va ben oltre la retorica.
Zelensky, glissa su ogni possibilità di accordo
Da Kiev, nel frattempo, il fantoccio ucraino ha il solo compito di mantenere lo status quo su questo terreno di scontro. In un’intervista su The Atlantic, Volodymyr Zelensky ha ribadito la necessità di proseguire la guerra, dichiarando che “l’Ucraina non sta perdendo” e sottolineando: “Preferirei non concludere alcun accordo piuttosto che costringere il mio popolo ad accettare qualcosa di negativo”. Ha continuato inoltre a rilanciare sull’impossibilità di riconoscere i territori occupati, nonostante la situazione disastrosa al fronte. Secondo l’ISW nel solo 2025 Mosca ha conquistato oltre 5.600 km², circa lo 0,9–1% del territorio ucraino, il valore annuo più alto dai primi mesi del 2022, con una media di avanzata nell’ordine di 10–13 km² al giorno su tutto il fronte.
"Qualcuno deve farsi da parte e – a suo avviso – dovrebbe essere la Russia… Secondo me, dovrebbero abbandonare tutto il nostro territorio. Oggi è impossibile. Ma se vogliamo avere una linea di contatto che non passi attraverso i centri urbani, allora qualcuno deve ritirarsi". Ha aggiunto che nelle zone di steppa "potrebbe funzionare" un ritiro reciproco, mentre "nelle città, secondo me, non ha senso. Se ce ne andiamo, sarà una zona morta. Quindi penso che sia illogico". 
La conferenza di Monaco diventa una dichiarazione di guerra
Parallelamente, la 62ª Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, tenutasi il 13-14 febbraio ha dato libero sfogo alle istanze più belliciste. Il primo ministro britannico Keir Starmer ha dichiarato che “l'Europa deve essere pronta a combattere per proteggere i propri popoli, i propri valori e il proprio stile di vita", definendo il continente "un gigante addormentato" le cui economie sono "dieci volte più grandi di quelle della Russia", ammonendo che il riarmo russo dopo un eventuale cessate il fuoco in Ucraina "non farà che accelerare" e che l'Europa deve essere preparata a "scoraggiare l'aggressione" e a "combattere se necessario".
Emmanuel Macron ha calcato ulteriormente la mano, dichiarando che continueranno a confrontarsi con una Russia ostile, indipendentemente da qualsiasi accordo sulla guerra in Ucraina. Il presidente francese ha insistito sulla necessità di "ristrutturare il nostro quadro di sicurezza in Europa", definendo l'architettura attuale — costruita durante la Guerra Fredda — come "non più adeguata" e ha annunciato l'avvio di un "dialogo strategico" con Merz e altri leader europei per "ridefinire l'approccio alla deterrenza nucleare". Macron ha inoltre dichiarato che per negoziare con Mosca da una "posizione di forza", l'Europa deve "sviluppare attivamente la propria cassetta degli attrezzi in materia di difesa".
Rubio a Monaco: il nuovo atlantismo neoconservatore
Infine, dovremo rispendere due parole sul discorso del Segretario di Stato americano Marco Rubio che ha segnato una trasformazione significativa rispetto alla retorica MAGA dell'anno precedente. Se nel 2025 il vicepresidente JD Vance aveva sfidato l'élite globalista europea con toni sprezzanti, dichiarando che la vera minaccia per l'Europa non era la Russia ma la "perdita dei propri valori fondamentali", Rubio ha invece rassicurato gli alleati europei: "Sia chiaro a tutti che questo non è né il nostro obiettivo né il nostro desiderio, perché per noi americani la nostra casa può essere nell'emisfero occidentale, ma saremo sempre figli dell'Europa".
"Europa e America appartengono l'una all'altra", ha proseguito Rubio, confermando la solidarietà atlantista e la volontà di "rilanciare l'alleanza" NATO, definendo "un'idea stupida" l'illusione di un mondo senza confini, criticando i liberaldemocratici per aver creduto che ogni nazione sarebbe diventata una democrazia liberale dopo il crollo dell'URSS. A margine della conferenza, ha lamentato gli "orrori della guerra" e assicurato che "noi e l'Europa continuiamo ad adottare misure per fare pressione sulla Russia affinché si sieda al tavolo dei negoziati".
Marco Rubio
Questa evoluzione segna ciò che gli analisti definiscono un passaggio dalla rivoluzione MAGA al neoconservatorismo: la politica statunitense si è allontanata dal progetto America First e si sta avvicinando a una versione radicale dell'atlantismo realista. La figura stessa di Rubio — neoconservatore concentrato sul rafforzamento della solidarietà atlantica, promotore di interventi in Venezuela e Cuba, favorevole all'inasprimento delle relazioni con la Russia — incarna questa trasformazione.
Tuttavia, Rubio ha saltato un incontro dei leader europei con Zelensky sull'Ucraina per recarsi a Budapest a incontrare Viktor Orbán — una scelta che ha attirato le critiche degli euroglobalisti, interpretata come una "provocazione". Non ha neppure menzionato direttamente l'Ucraina nel suo discorso principale. Come ha osservato il presidente finlandese Alexander Stubb: "In sostanza, il messaggio di Rubio è lo stesso di Vance: possiamo cooperare, ma solo alle nostre condizioni".
Da Budapest, il giorno successivo, Rubio ha cambiato registro dichiarando: "Gli Stati Uniti hanno un interesse personale nel porre fine alla guerra e vogliamo fare tutto il possibile per raggiungere questo obiettivo. Siamo l'unica nazione al mondo che può plausibilmente portare entrambe le parti al tavolo dei negoziati... Non stiamo cercando di imporre un accordo a nessuno".
Una strategia, quella di Rubio che forse vuole porre Washington in una posizione favorevole, sia in caso i negoziati vadano a buon fine, che viceversa.
Il tradimento americano denunciato da Lavrov
In ogni caso, già nei giorni precedenti alla Conferenza, da Mosca qualcuno aveva rotto la prudenza diplomatica e denunciato il mancato rispetto degli accordi stipulati.
Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, in un'intervista alla televisione internazionale BRICS TV, ripresa da Interfax e TASS, ha denunciato il tradimento degli impegni presi al vertice di Anchorage del 15 agosto 2025, quando Trump e Putin si erano incontrati in Alaska.
"Ad Anchorage abbiamo accettato la proposta degli Stati Uniti. Loro hanno fatto proposte, noi abbiamo accettato, quindi il problema dovrebbe essere risolto. Accettando la loro proposta, sembrava che avessimo risolto la questione ucraina e dovessimo passare a una cooperazione a tutto tondo, ampia e reciprocamente vantaggiosa. Finora, nella pratica, sembra avvenire tutto il contrario", ha dichiarato il capo della diplomazia russa.
Il Ministro degli Esteri russo ha liquidato l'attuale linea di Washington come "puro bidenismo", definendo la continuità di una strategia ostile costruita durante l'amministrazione Biden, fatta di "sanzioni, pressioni e sabotaggio sistematico di ogni tentativo di cooperazione reale".
Dopo il vertice in Alaska, Washington ha colpito i colossi energetici russi Lukoil e Rosneft con nuove sanzioni — le prime del secondo mandato Trump mirate alla Russia per la questione ucraina. Parallelamente, gli USA hanno lanciato una campagna contro la cosiddetta "flotta ombra" russa, con il Pentagono che ha annunciato l'abbordaggio della petroliera Aquila II nell'Oceano Indiano. Inoltre, Washington ha esercitato pressioni crescenti sull'India e su altri partner della Russia per scoraggiarli dall'acquistare combustibili russi.
L'effetto delle sanzioni su Lukoil e Rosneft è stato tangibile: le esportazioni di petrolio russo verso l'India sono crollate dal 34% al 25% del totale indiano in un solo mese. Reliance Industries, il principale importatore indiano di greggio russo, ha cessato gli acquisti per il suo stabilimento di raffinazione orientato all'export. Le raffinerie statali indiane hanno a loro volta rivisto i contratti con le entità russe sanzionate. Trump stesso ha posto la cessazione degli acquisti di petrolio russo da parte dell'India come condizione per un accordo commerciale bilaterale.
Immagine di copertina realizzata con il supporto dell'IA
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