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Trump: "Gli Stati Uniti invieranno molto presto una seconda portaerei in Medio Oriente"

Continua ad aleggiare lo spettro di una guerra totale in Medio Oriente. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha affermato che Teheran non si sarebbe dimostrata pronta ad adottare misure concrete per raggiungere un accordo sul suo programma nucleare.

"Direi che vogliono parlare. Ma finora hanno parlato molto e non hanno fatto nulla", ha detto il leader statunitense, riferendosi al governo iraniano, aggiungendo che Teheran, onde evitare un nuovo attacco statunitense dovrebbero sottoscrivere “l'accordo che avrebbero dovuto darci la prima volta".
Probabilmente il tycoon dimentica che la finestra negoziale che si era aperta lo scorso anni è stata brutalmente chiusa dall’attacco israeliano del 13 e il 14 giugno 2025. Nel dettaglio: pensate che tra aprile e inizio giugno 2025 Iran e Stati Uniti avevano già tenuto cinque round di colloqui indiretti sul nucleare in Oman.

La beffa sembra più grande dell’inganno se pensiamo anche dopo l’ennesimo incontro negoziale del 7 febbraio a Mascate tra l’inviato speciale del presidente Trump, Steve Witkoff, e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, le richieste Usa convergano ancora su un indebolimento della deterrenza iraniana rispetto a futuri attacchi,
Gli Stati Uniti insistono sul fatto che l'Iran debba abbandonare completamente l'arricchimento dell'uranio, anche al tasso del 3,67% per uso civile consentito dall'accordo nucleare del 2015 – un accordo da cui lo stesso Trump si è ritirato unilateralmente nel 2018 – e chiede inoltre di limitare il programma missilistico balistico iraniano e di porre fine al sostegno iraniano ai gruppi armati in Iraq, Libano, Yemen e Siria. Un’intesa che suona come una resa incondizionata per la controparte.

Teheran rimane fermamente convinta che solo le questioni nucleari siano oggetto di negoziazione. "Non stiamo discutendo di altre questioni con gli americani", ha dichiarato Araghchi all'agenzia di stampa ufficiale iraniana IRNA, come riportato dal New York Times. I funzionari iraniani sostengono che gli Stati Uniti debbano revocare le sanzioni e attenuare le minacce di guerra prima che si possano fare progressi.

Lo spettro di un confronto su vasta scala si fa sempre più incombente.  Un’inchiesta della Reuters, che cita due funzionari Usa, riporta che l'esercito statunitense si sta preparando alla possibilità di operazioni prolungate, della durata di settimane, contro l'Iran se Trump ordinasse un attacco.

Alla richiesta di un commento sui preparativi per una potenziale operazione militare prolungata degli Stati Uniti, la portavoce della Casa Bianca Anna Kelly ha dichiarato che il tycoon “ha tutte le opzioni sul tavolo per quanto riguarda l'Iran… Ascolta diverse prospettive su ogni questione, ma prende la decisione finale in base a ciò che è meglio per il nostro Paese e per la sicurezza nazionale".
Il Pentagono ha rifiutato di commentare.
In una campagna prolungata, l'esercito statunitense potrebbe colpire strutture statali e di sicurezza iraniane, non solo infrastrutture nucleari, ha affermato uno dei funzionari. Il funzionario ha rifiutato di fornire dettagli specifici.

Gli esperti affermano che i rischi per le forze statunitensi sarebbero molto maggiori in un'operazione del genere contro l'Iran, che vanta un formidabile arsenale missilistico. Attacchi iraniani di rappresaglia aumentano anche il rischio di un conflitto regionale.
Nel frattempo il tycoon ha annunciato l’invio di una seconda portaerei nel Medio Oriente, mentre Washington intensifica la pressione sull’Iran riguardo ai suoi programmi nucleari e missilistici.

Durante una conferenza alla Casa Bianca venerdì, ha confermato che la USS Gerald R. Ford lascerà presto i Caraibi per dirigersi verso la regione mediorientale, in un contesto di tensioni ancora elevate.
“Saremo pronti, una forza molto grande se necessario”, ha commentato, esprimendo in ogni caso fiducia nel successo dei negoziati con Teheran, ammonendo poi che sarebbe “una brutta giornata per l’Iran” se il Paese non dovesse raggiungere un accordo. 

Foto © Imagoeconomica 

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